Barbara De Anna, il suo sogno si è infranto ieri in Afghanistan

barbara-de-anna (2)di Paolo Rausa
40 anni, una giovane vita, che Barbara De Anna aveva dedicato ai progetti in favore delle popolazioni povere e oppresse del pianeta. Laurea in Relazioni Internazionali e successiva specializzazione all’Università di New York nel 2008 e poi subito in campo a prestare la sua opera per alleviare le condizioni di miseria di troppi popoli nel mondo, in Honduras per il Fondo Onu dei programmi si sviluppo, in Liberia e a Timor Est tra il 2006 e il 2007, poi in Giordania per l’Unhcr prima di essere assunta nel 2010 dall’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) con un incarico in Afghanistan, prima a Herat e poi a Kabul, nell’ambito di un progetto di reinserimento sociale dei talebani che avevano abbandonato lebarbara-de-anna (1) armi o per aiutare i cittadini fuggiti all’estero dopo il 2001 per trovare un lavoro o aprire un’impresa. Compito non facile in uno scenario di guerra e di continui attentati, in uno dei quali, lo scorso 24 maggio a Kabul, è rimasta gravemente ferita, ustionata al 90 per cento dall’esplosione di due granate. Ieri è deceduta all’Ospedale di Ramstein in Germania, dove era stata portata dopo le prime cure prestate nell’ospedale militare Usa di Baghram.   Un grande esempio di generosità di chi, come Barbara, non ha esitato a mettere in gioco la propria vita per una scelta altruistica. Convinta che ognuno di noi possa fare molto, anche con piccoli gesti, per sollevare le sorti dell’umanità derelitta, che la nostra azione universalistica individuale o a fianco delle associazioni umanitarie (Emercency, Medici Senza Frontiere, ecc.) debba considerare meritevoli di difesa tutti gli esseri umani i cui diritti più elementari (di vita, libertà, parola, pensiero, cittadinanza, ecc.) siano calpestati a prescindere dalle ragioni politiche accampate. A molti di noi qualsiasi prospettiva di miglioramento appare utopistica. A lei noi. Voleva regalare alle bambine afghane un futuro migliore, voleva che andassero a scuola, non importava al limite se anche mangiando pizza e bevendo Coca-Cola.

Poggiardo, 22 giugno 2013

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