La città di Aleppo sta per essere massacrata da Assad e il mondo guarda altrove

suq-di-aleppo-siriadi Paolo Rausa
Un appello, l’ultimo prima che la città siriana di Aleppo, la seconda città del paese, la sua capitale economica, venga massacrata dall’esercito regolare agli ordini del dittatore Assad e dai miliziani del Partito di Dio, gli Hezbollah, combattenti agguerriti accorsi in duemila a circondarla. Aleppo è l’emblema in Siria della vittoria dei democratici su questo mostro bicefalo, la dittatura e l’integralismo religioso, che vorrebbe cancellarla nella imminente “battaglia di Aleppo”, che nel linguaggio del regime significa punirla, distruggerla, uccidere migliaia di persone, ridurla in rovine. Il mondo non può permetterlo perché Aleppo appartiene alla storia dell’umanità, come Atene, Babilonia, Susa o Persepoli. Una città che ha fondato l’idea stessa di urbanesimo, che fu degli Ittiti e di Alessandro Magno, dei romani, dei califfi, di Saladino e dei mongoli, punto di arrivo nel Medioevo della via della seta, incrocio di culture e di civiltà, di lingue e di religioni, dove hanno convissuto da sempre arabi e turchi, curdi ed ebrei, veneziani e armeni, maroniti, greci ortodossi, cristiani siriaci e nestoriani, copti. Consegnare Aleppo agli squadroni della morte di Hezbollah sarebbe aggiungere un’altra drammatica carneficina alle già centomila vittime civili di questa atroce guerra e distruggere un pezzo della nostra memoria e del nostro spirito già provato negli anni scorsi dai bombardamenti su Dubrovnik vent’anni fa, dall’incendio della biblioteca di Sarajevo, dall’abbattimento dei Buddha di Bamiyan, dall’incendio dei manoscritti di Timbuctu ad opera dei fondamentalisti del Mali. La comunità internazionale, dissuasa da Putin, non si è opposta all’uso delle armi chimiche contro la popolazione civile, che rivendica ‘solo’ la libertà e la democrazia nel proprio paese. Uomini e donne che un anno fa si sono liberati da soli, senzaaleppo-guerra-siria appoggio esterno, e hanno fatto della loro città uno dei focolai della rivoluzione siriana.  Si lascerà ora che i bazar dalle porte di legno scolpito, le botteghe, i mercati del cuoio e delle spezie, i monumenti inestimabili, la città decantata da scrittori e poeti, un patrimonio appartenente alla storia dell’umanità, vengano cancellati dalla reazione del regime e dall’intolleranza religiosa? Abbiamo un ultimo filo di speranza, prima che sia troppo tardi, per imporre il cessate il fuoco  e il rispetto di una linea rossa che salvi la nostra coscienza e del mondo intero.

Poggiardo, 23 giugno 2013

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Un pensiero su “La città di Aleppo sta per essere massacrata da Assad e il mondo guarda altrove

  1. La città è già distrutta; tanto dai barbuti miliziani del Qatar quanto dai militari dell’esercito. Nessuno si è risparmiato. Ormai la Siria è ridotta come la ex Jugoslavia. Nel mentre, fa piacere sapere che il nobel per la pace spedisce fucili e mortai in zona di guerra.

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