Una riflessione a margine sul risultato elettorale

Ciao a tutti/e e grazie a tutti/e, 

soprattutto a Marco Malinverno candidato al Senato Lombardia 1, U05, zona Sud Est Milano, e a chi lo ha sostenuto con grande impegno, come sappiamo fare di solito noi. Il compito era immane ma è stato adempiuto come sempre con passione. Sul risultato elettorale c’è molto da riflettere, su come è andata e su come procedere. Per quanto i risultati fossero già stati anticipati dai sondaggi, sinceramente avremmo sperato di poter con una nostra forte affermazione impedire questo risultato che consegna per la prima volta da tanto tempo il governo del paese alla estrema destra italiana di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Per quanto si possa cogliere la novità positiva che forse per la prima volta ci sarà un premier donna, dall’altra parte ci preoccupa la possibile politica che il nuovo governo potrà dispiegare con accordi e condivisione dei peggiori sovranisti europei di Vox, Orban, Le Pen, Farage e compagnia bella, ecc. Il fatto è che all’affermazione di FdI ha corrisposto una forte flessione della Lega e una tenuta di Forza Italia, condizione che ha impedito un travaso di voti verso Calenda. Sul piano del centro/sinistra si può constatare come la non politica di Letta abbia ingessato il PD, privo di una visione e di un’anima. +Europa stenta, forse non supera lo sbarramento del 3%, mentre la Sinistra e i Verdi riescono a malapena nell’intento. Un discorso a parte meritano i  5 Stelle, che hanno fatto delle rivendicazioni populiste la loro battaglia che ancora una volta ha spinto i cittadini del Sud a correre dietro le chimere, o dietro il pifferaio magico che ha suonato melodie sul pentagramma del reddito di cittadinanza,  bonus vari e 110 (senza lode),  Così facendo è riuscito nell’intento di farsi assegnare la delega e diventare o restare il primo partito al Sud, rimarcando ancora una volta la sudditanza di questa parte d’Italia al Masaniello di turno. Azione e Italia Viva sotto la guida di Calenda hanno conseguito un buon risultato (intorno all’8 %), ma inferiore alle aspettative, cosicché non riusciranno per ora nell’impresa di bloccare un governo di centro destra a trazione Meloni e invocare un ritorno alle armi di Mario Draghi. Questa situazione implicherà una seria riflessione su come il terzo polo vorrà proseguire nel progetto di Renew Italia, ben sapendo che il quadro elettorale e politico che emerge non consente illusioni. Occorrerà ricostituire un polo riformista ampio coinvolgendo altri soggetti se vuole uscire dalle condizioni di minoranza e dal ruolo di guastatori. Certo, non si possono fare promesse da marinaio e carpire voti a man bassa, occorre però indicare chiaramente una visione e contenuti programmatici per realizzarli.  Dispiace per Draghi ma il voto ha dimostrato una predilezione per gli oppositori al suo governo, uno dei migliori nell’esperienza repubblicana, premiato per questo in America, ma in qualche modo disconosciuto in Italia, come spesso accade ai profeti in patria.

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