“Il viaggio di Goethe nel Salento”, racconto del salentino Edoardo Micati

Chi di voi conosce VIAGGIO IN ITALIA DI J. W. GOETHE’, edito da Arnoldo Mondadori, ed inserito nella Collana i Meridiani? E’ un libro che amo, l’ho letto e riletto più volte, soprattutto per confrontare i luoghi da lui visitati rispetto a come sono oggi.

Però mi sono sempre rammaricato che dalla SICILIA, ripassando per Napoli, per poi ritornare in patria, non abbia pensato di visitare la Puglia e in particolare il SALENTO.

Chi di voi conosce VIAGGIO IN ITALIA DI J. W. GOETHE’, edito da Arnoldo Mondadori, ed inserito nella Collana i Meridiani?

E’ un libro che amo, l’ho letto e riletto più volte, soprattutto per confrontare i luoghi da lui visitati rispetto a come sono oggi.

Così mi sono immaginato che nel 2019, mentre Goethe si trovava a Messina, pronto ad imbarcarsi, sia stato convinto da mio cognato Nino, valente medico, ma che avrebbe dovuto fare l’archeologo, a passare per Lecce dandomi l’onore di accompagnarlo.

Capisco che su Facebook gli scritti corti hanno una maggiore presa, ma questo merita d’esser letto sino alla fine, anzi mi aspetto dei sinceri commenti. Grazie. 

IL VIAGGIO DI GOETHE NEL SALENTO

– Edoardo, finalmente, ma dove sei?

– Ciao, cognato Nino, a San Foca con Franca, a gustare i ricci, quelli di giugno sono speciali. E questa telefonata? Sento che devi chiedermi qualcosa.

– Infatti. Ascoltami, verrà a trovarti un mio amico tedesco, ma non ti preoccupare, parla benissimo la nostra lingua. E’ uno scrittore e poeta famoso, è nientedimeno che Goethe. E’ a Messina da giorni e rimarrà sino a domani undici.

– E che ci fa Johann Wolfgang von Goethe a Messina?

– Sta effettuando un viaggio in Italia e da più giorni si trova in Sicilia. Con un passaparola fra amici, scrittori, poeti, attori, ha avuto dei ciceroni siciliani in ogni provincia, e per Messina l’onore è stato mio. Quando mi ha detto che il 15 dovrebbe essere a Napoli gli ho messo un tarlo: “Per quale motivo stai escludendo il Salento?”

– E lui: Sì, dei cari amici, miei connazionali, mi hanno detto bene di questo Salento. Mi hanno magnificato Lecce, la bellezza paesaggistica, e lo spirito che aleggia nella gente, l’accoglienza, i cibi, la musica, il dialetto di Lecce molto vicino al latino.

Si è convinto, verrà da voi, arriverà domani sera.

– Dovrò darmi da fare per prenotare…

– No, no, lui prima di muoversi sa dove andare. Per farti capire, ha già fissato presso l’albergo Risorgimento, situato in pieno centro, perché vuole vivere nelle realtà cittadine, uscire e trovarsi fra la gente, non in un super hotel distante dalla città. Però c’è una regola fissa da rispettare, cioè, nessuno, fra TV, giornalisti, politici, devono sapere chi è. Certo, potrai dirlo solo ad amici fidati. Vuole scrivere un libro, chiamarlo Viaggio in Italia. E’ interessato all’arte, alle bellezze dei paesaggi, ma vuole capire lo spirito degli italiani, cosa li differenzia dagli altri popoli europei.

– M’incuriosisce, gli hai dato il numero del mio cellulare?

– Sicuro, e gli ho pure detto che hai un figlio gran cuoco, e questo lo ha gradito molto, è una buona forchetta e ama la cucina italiana. Assieme a lui viaggia un suo amico, Wilhem Tischbein, pittore e cineasta, un simpaticone.

– Come ti sei regolato, hai privilegiato la visita alle città o ai paesaggi?

– No. Siamo andati, per farti un esempio, a Taormina dove, oltre ad essere attirato per la bellezza del luogo, ha voluto entrare nel Teatro Greco, per declamare dei suoi versi, vedere come suonava la lingua tedesca in un tempio della Magna Grecia. Ed è stato emozionante. Gli ho detto che sei uno scrittore…

– Sì, io sarei uno scrittore…, e allora lui come lo chiameresti, il re di tutti gli scrittori moderni? Va bene, digli che aspetto una sua telefonata, e poi sarò completamente a sua disposizione. Intanto ti ringrazio e ti abbraccio, a presto risentirci.

Ore 8,45 di giovedì 13 giugno 2019.

– Pronto, parlo con il signor Edoardo?

– Certo, e lei è il signor Johann Wolfgang von Goethe, lo arguisco dal suo accento teutonico.

– Perspicace. La prego di prendere buona nota di quanto le dico: ci troviamo qui in incognito, registrati come Johann Tischbein, che sarei io, e Wilhem Tischbein che sarebbe mio cugino. Noi la aspettiamo per le nove in albergo, siamo al Risorgimento, per lei va bene?

– Sarò puntuale.

Poco dopo, Risorgimento Resort: i signori Tischbein mi aspettano

– Il signor Micati? Li avverto.

– Siamo qui. Edoardo, è un piacere conoscerti, perché ci diamo del tu, vero? Fra scrittori sarebbe innaturale darsi del lei. Prego, accomodati!

– Dare del tu al più grande scrittore dei nostri tempi è per me un onore.

– Ehi, Edoardo, ho solo 35 anni, ma tu non dimostri proprio i tuoi ottanta, direi 60.

– Troppa grazia. Johann. Ma parliamo del vostro soggiorno nel Salento.

– Sono curioso di vedere la Firenze delle Puglie, e devo ringraziare tuo cognato Nino per aver insistito ad una rilettura del mio prestabilito viaggio per l’Italia.

– Veramente avevamo programmato con mio figlio Salvatore di cominciare dall’Acaya per poi…

– L’Acaya…, me ne ha parlato Nino, anzi mi diceva che un tuo libro, una storia surreale, comincia proprio da lì, mi piacerebbe leggerlo.

– Certo, è la Profezia di Ibn al Farrà, lo avrai.

Ad attenderci c’era mio figlio Salvo.

– Salvo, loro sono Johann Goethe e Wilhelm Tischbein.

– Felicissimo di conoscervi, prego accomodatevi, il signor Johann davanti.

– Vedo che hai una BMW, però, tu italiano con una tedesca, io tedesco con un’italiana, ho una 500C, l’ideale per il traffico infernale di Francoforte. E allora, che avete intenzione di farci vedere?

– Tenendo conto che abbiamo solo due giorni a disposizione, avevamo pensato, per oggi e domani mattina, ad un giro lungo tutta la costa salentina partendo da Acaya, poi Roca, Otranto, il Capo di Leuca e sino a Gallipoli. Domani la Grecia Salentina, con Calimera, Martignano, Sternatia, e poi Soleto e Galatina dove ci sarà ad attenderci un mio caro amico, bravo scrittore, editore, Pasquale Cavalera, uno che è riuscito a raccogliere circa ventimila persone in un profilo chiamato Storie di Libri, mentre il pomeriggio sarà dedicato tutto a Lecce, con un finale a sorpresa per la sera.

Dirvi di ogni singolo luogo visitato sarebbe lungo assai, così vi racconto della visita all’Acaya e del giro per Lecce. Nel Castello di Acaya siamo stati fortunati, c’era la mia cara amica Oronzina, la direttrice. Johann ha preteso che dovevano darsi del tu “perché chi si trova a dirigere una simile bellezza, se è stata scelta, è perché ha dei meriti straordinari. Prego, dimmi!

E lei: – Nel 1414 l’attuale castello apparteneva al feudo di Segine, donato nel 1294 da Carlo II D’Angiò a Gervaso di Acaya e solo nel 1535 prese il nome di Acaya dall’ingegnere che lo progettò, Giacomo Dell’Acaya. Guardate, tutte le vie nel centro storico sono fra di loro parallele, dritte, larghe quattro metri, di uguale distanza. E questo è ciò che rimane dell’antico convento dove sono state incendiate le tombe di guerrieri e nobil donne. Saprai già che da questo incendio ha preso spunto Edoardo per scrivere il suo libro La Profezia di Ibin Al Farrà.

– Sì lo so. Edoardo mi ha dato il libro, lo leggerò in viaggio.

– Oronzina, ti ringraziamo, con Johann e Wilhem dobbiamo vedere tante altre cose, ma noi due ci rivedremo presto.

Lecce. – Edoardo, così come è giusto, dovresti essere tu a condurci, ma vorrei che iniziassimo da una chiesa che sta molto a cuore al nostro amico Philipp Hackert, certamente lo conoscerai, è colui che ha fatto quei magnifici dipinti dei porti d’Otranto e Gallipoli. Ecco questa chiesa è quella di San Niccolò e Cataldo ….

– Tu non ci crederai Johann ma è da lì che avevamo deciso d’iniziare, e allora andiamo.

Più tardi.  – E’ un capolavoro d’arte normanna, fu fondata nel 1180 dal conte di stirpe normanna Tancredi d’Altavilla, che divenne re di Sicilia. Purtroppo la facciata originaria, in romanico pugliese, fu stravolta nel 1716 da un intervento di ristrutturazione voluto dai monaci olivetani, con l’aggiunta di dieci statue di pietra, tutto in stile barocco leccese, mentre conservarono della antica soltanto il rosone ed il portale. Scusami la banalità, ma sarebbe, come diciamo noi a Lecce, mischiare le pippe con le cannucce.

– Ho capito cosa vuoi dire Edoardo, come se si ristrutturasse il Colosseo per farne una discoteca.

– Hai ben colto l’idea. Salvatore, noi torniamo a piedi verso l’albergo, ci si vede stasera verso le ore venti, dove sai tu.

Entrando attraverso la Porta di Napoli, passando per il duomo, una puntata all’anfiteatro, la chiesa di Santa Croce, erano circa le ore 19, quando arrivammo all’albergo.

– Verrò a prendervi verso le otto e trenta, a più tardi.

All’ora prestabilita: – E questa sera vi farò conoscere dei miei cari amici, li troveremo nell’Osteria Duezerotre di Michele. Ognuno di loro vi rivelerà l’estro, la genialità, della gente salentina, ovviamente con il condimento delle pietanze create da Michele. Andiamo, ci aspettano.

Si era giunti a fine cena, le coppe erano colme di spumante, quando Goethe chiese l’attenzione di tutti per un brindisi.

– Voglio brindare a questa bella compagnia, al cuoco Michele, ma soprattutto a Edo…

– Edoardo, svegliati, sono le otto, svegliati devi prenderti le pillole.

Edoardo s’alzò gridando: – No, no, no, nooooooo, hai rovinato tutto, Goethe stava facendo un brindisi alla mia persona, mi avrebbe magnificato come scrittore, dichiarato a tutti la sua amicizia per me.

E Franca: – Chi, Goethe? Ma se è morto da più trecento anni. Però, peccato, se t’avesse veramente incontrato ai tempi nostri, avrebbe capito quanta fatica devo fare per starti appresso. Dai, alzati, fra due minuti la colazione è pronta, e se non ti sbrighi, il caffè te lo faccio io.

– Mai sia, arrivo, il caffè lo faccio io, non voglio essere avvelenato di prima mattina, annacquato come lo fai tu.

DA “E VENGONO LE PAROLE” di edoemme

4 giugno 2022.

UN GRAZIE A COLORO CHE LO HANNO LETTO TUTTO.

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