“A mani nude”, romanzo di Francesca Della Monica

di Paolo Rausa
Le mani nude sono quelle di Rosa, che affronta la vita aprendo il suo cuore per contenere tutti gli affetti possibili e impossibili, per dissetare l’arsura dei sentimenti, per costruire rapporti d’amore, devota alla vita degli altri. Giacché la sua trascorre senza un vero scopo da quando, vittima della violenza di stupro da parte del figlio del suo “padrone”, si libera del frutto “avvelenato” di quell’atto d’amore non desiderato e subito. La famiglia patriarcale non può accettare in casa che una ragazza si macchi per le dicerie del paese e allora i fratelli non perdonano. Si deve liberare di quell’affare, depositando il pacco vivente, la piccola Maria, abbandonandola sulla ruota della fortuna che girata si porta all’interno del monastero sua figlia. Lei madre, costretta a negare la sua condizione. E a scappare dal paese per la vergogna. A troncare un’esistenza, lei, senza arte né parte, senza mestiere, priva dei minimi strumenti per leggere e scrivere, senza istruzione. Una giovane del popolo, che rinuncia a vivere e si riscatta riversando il suo amore infinito sugli altri. Francesca Della Monica, dopo il romanzo interiore “Attraverso i tuoi occhi”, 2013, una lunga intima profonda emozionante confessione del grande fotografo Gianfranco Moroldo, morto prematuramente, in cui si vengono a combaciare due anime, cosa che accade raramente, nel senso che due esperienze diverse trovano il modo di riguardarsi e riconoscersi, si mette alla prova con questo nuovo romanzo, edito da poco, in cui la protagonista è Rosa e insieme a lei tutto un mondo del salernitano di popolani e di professionisti che anelano a superare la loro condizione infima con il commercio o l’attività di prestigio sociale. Una storia che attraversa l’Italia, dal fascismo sino a quasi i giorni nostri. Rosa scappa da casa e trova rifugio presso una famiglia agiata nella città di Salerno, ponendosi al loro servizio. Accudisce il primo figlio di Umberto e di Anita, bellezza muliebre. Sono tutte belle le sue donne che si inorgogliscono della loro prestanza estetica. Antonio è il nome del bambino, lo svezza, lo segue passo dopo passo, lo accarezza e lo cura come se fosse Maria, anzi meglio.  Antonio vive quel calore affettuoso. Si lega a lei, che è soddisfatta di poter riversare la fiamma del suo sentimento materno. Negandosi, anche quando scocca la scintilla d’amore per dei giovani ma per i quali non intende sacrificarsi e interrompere la missione che si è scelta e prefigurata. Rosa da semplice ragazza senza aspettative giganteggia. È eroina. Il grande affresco che ne traccia Francesca Della Monica la rende ai nostri occhi tenera. E’ lei la vera madre, che come le antiche rappresentazioni figurative e statuarie è rappresentata come donna dagli ampi seni, euristernos dice Esiodo. Così Rosa passa da padre in figlia, da Antonio ad Aurora, che a sua volta è sposa e madre. Tre generazioni passano sotto le sue mani nude, che dispensano quell’amore che la vita non le ha concesso di riversare su sé stessa e la propria figlia Maria. Ecco che Rosa assume la funzione di progenitrice, datrice di vita e di affetto, donando tutta sé stessa fino alla fine, senza rimpianti e con grande disposizione d’amore. A mani nude, Edizioni il Ciliegio, Lurago d’Erba (Co), febbraio 2021, pp. 153, € 11,00.

San Giuliano Milanese, 27/03/2021

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