Il Trono di Spade, i personaggi femminili al centro delle vicende umane e divine, regine e concubine senza fortuna

di Paolo Rausa
Ci sono molte donne straordinarie dietro questa storia fantastica e immaginaria, narrata e magistralmente trasposta nella serie televisiva “Il Trono di Spade”, creata da David Benioff e D.B. Weiss e trasmessa sul canale via cavo HBO per 8 stagioni e 73 episodi totali, tratta dal ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco”  di George R. R. Martin. Così è ovviamente anche nella vita. Ma ne “Il Trono di Spade” le donne sono più che protagoniste, sono loro a partecipare in primo piano nel tessere trame, ordire tranelli, riportare in vita e godere dei rapporti con le divinità e la magia nera, mantenere e custodire il potere, promuovere grandi battaglie e vaste campagne per la libertà e l’abolizione della schiavitù, proteggere gli ascendenti al trono, figli e protetti, di ogni età, di grande bellezza e destinate – ahimè! – a naufragare davanti all’incedere dei personaggi maschili che con la loro azione e sete di potere avvierebbero l’umanità verso l’autodistruzione se non intervenisse la saggezza degli antichi, riposta nella memoria custodita da Bran Stark. Sono splendide queste donne, dai corpi statuari e di una bellezza ineguagliabile nella loro arsura di amore appagato, temuto o negato, in vesti di regnanti, concubine, moglie legittime e illegittime, guerriere. Soprattutto regine, quasi sempre contrapposte. Da una parte Casa Stark, colpita nella decapitazione del capostipite Eddard e nel figlio Robb massacrato durante una cena che doveva sancire un’alleanza, con la madre Catelyn Tully e le figlie Sanza e Arya, l’una che resiste alle trame che la vorrebbero sposa dei vari regnanti e l’altra che cerca di apprendere la conoscenza e l’abilità dal sacerdote della Fratellanza senza vessilli e la dottrina degli Uomini senza volto, per vendicare il padre, la madre e il fratello maggiore. Sarà lei alla fine con uno scatto repentino a colpire con il pugnale di ossidiana il Re della Notte e a riportare la pace tra i regni. Una figura particolare di donna è Brienne di Tarth. Votata a difendere i deboli, giura fedeltà alla famiglia Stark.  Non conosce l’amore. Vede in Jaime Lannister il suo paladino e si concede per la prima volta, ma ne è privata perché il suo destino lo porta altrove. Altre donne che hanno assunto il potere e che lo perdono, in modo atroce, sono Oleanna Tyrell, sovrana di Alto Giardino, e sua nipote  Margaery, sposa sfortunata dell’ultimo rampollo di casa Lannister e vittima delle ortodossie religiose di Alto Passero. Un’altra eroina sfortunata è la bella  Ellaria Sand con le quattro figlie, Elia, Obella, Dorea e Loreza, vedova e aspirante al trono dopo il regicidio del cognato. Incappa anche lei in Cersei Lannister, figlia di Tywin, moglie e madre di re, amante del fratello, con cui genera tre figli miseramente vittime delle trame ordite, dentro e fuori dal regno. E’ lei la regina madre, dissoluta, astuta, dal grande ardore d’amore per gli amanti e i figli, empia e crudele verso chi si oppone al suo potere. Le si contrappone sull’altro versante Daenerys Targaryen, con la sua fedele Missandei, aspirante al Trono di Spade, che rivendica come legittima erede. Tanto crudele è l’una, tanto visionaria è l’altra, madre dei draghi, che utilizzerà per spianare la strada alla sua affermazione in nome dei grandi principi ma lastricati di macerie. Altre donne sono concubine o compagne di avventure, come  Shae, Osha, Ros tenutaria nel bordello di Lord Baelish, ma finiscono tutte male. Anche chi si appella alle sue arti magiche e alla venuta del Signore della Luce come la Sacerdotessa Rossa, Melisandre di Asshai, termina la sua vita con l’angoscia di aver fallito, anche se non disdegna atti di generosità per affermare la giustizia sulla terra. L’amore alberga anche fra i Bruti, al di là della Grande Barriera. Ygritte si innamora di Jon Snow e vorrebbe trattenerlo tra il popolo dei nomadi. Lo apostrofa “Tu non sai niente!”. Rinuncia a scagliare contro di lui il dardo fatale ma è vittima della stessa arma quando assale il castello di Grande Inverno, esalando nell’ultimo respiro il nome del suo amante tanto desiderato ma impossibile, come le vite di queste donne straordinarie che si battono come leonesse ma che alla fine soccombono inesorabilmente.

San Giuliano Milanese, 27/04/2020

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