Il Trono di Spade, la serie televisiva tratta dal ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin

di Paolo Rausa
In tempi di coronavirus e di forzata clausura in casa, è consigliabile riprendere a seguire questa saga di un mondo immaginario, in un’epoca non precisata, grosso modo il Medio Evo. Lo si intuisce dai costumi, dalle corazze e dalle battaglie affidate alle spade. La trasposizione televisiva del romanzo è avvincente. Ne è nata una serie televisiva statunitense di genere fantastico creata da David Benioff e D.B. Weiss, trasmessa dal 17 aprile 2011 al 19 maggio 2019 sul canale via cavo HBO per 8 stagioni e 73 episodi totali. Ovviamente i personaggi e i luoghi sono immaginari, fantastici appunto, resi tali dall’ausilio della magia nera e ad essa contrapposta da quella della luce o meglio del fuoco. In mezzo la Barriera, un bastione elevatissimo di ghiaccio che divide il mondo civilizzato dai Bruti, un popolo libero e nomade che vive allo stato brado, dagli estranei e dai non-morti. E’ affidata ai Guardiani della Notte, i corvi cosiddetti, un corpo di votati al dovere, scelti per proteggere il mondo civile. Il mondo storico rappresentato è quello anglosassone, lo si deduce dalla lingua usata nelle scritte che compaiono sui muri e dalla denominazione, lord appunto, dei signori delle varie contee che dispongono di castelli abbarbicati sulle rocce o distesi sulle sponde del mare a formare le città del Sud, su cui domina Approdo del re, la capitale, sede del Trono di Spade. Il seggio è stato realizzato assemblando le armi che rappresentano le varie casate, i Lannister innanzitutto, qui rappresentati dall’anziano Tywin, il despota e lo stratega, che ha generato una covata di figli degeneri, Cersei e Jaime, fratelli incestuosi, e Tirion, un nano molto abile nell’arte della politica. Consigliere del Re e primo Cavaliere, tesse i fili delle alleanze per consolidare il Regno di Spade, ma è vittima del pregiudizio morale e fisico. Non gli si perdona la sua statura di nano. Uno dei protagonisti principali della saga. Arriva perfino ad uccidere il padre che lo accusa di aver arrecato la morte alla madre, nell’atto del parto difficile. Alla famiglia Lannister si contrappone in un gioco perfido e crudele di alleanze, doppi e tripli giochi, contrasti e sotterfugi, la famiglia Stark, che deteneva con lord Eddard il protettorato sul Grande Inverno, le terre a ridosso della Barriera, decapitato nell’esercizio della sua funzione di cavaliere del regno dal re folle Joffrey, figlio del rapporti d’amore incestuosi. I figli di Eddard Stark dominano tutti gli episodi: Sansa è la figlia maggiore contesa da diversi pretendenti; Arya è la minore irrequieta e raminga fra le città, ma risoluta nell’apprendere la conoscenza e l’abilità dal sacerdote della Fratellanza senza vessilli e la dottrina degli uomini senza volto, per vendicare il padre, la madre e il fratello maggiore Robb, massacrati dai nemici. Bran è il più giovane, reso storpio a causa di una caduta sospinta dal torrione, un visionario. A lui sarà affidata la reggenza, perché ritenuto l’unico in grado di  porre fine alle trame nefaste e agli egoismi sfrenati per la brama di potere delle varie famiglie. Accanto a loro il bastardo di Eddard, Jon Snow, che lascia la vita di palazzo per arruolarsi nei Fratelli della Notte e combattere l’ingiustizia. Man mano emerge la sua figura di combattente e di politico. Giunge così a proporre un’alleanza per sconfiggere il pericolo comune rappresentato dal Re della Notte con i suoi non morti nella marcia inesorabile verso Sud per distruggere il mondo civile. Jon incontra sulla sua strada la regina Daenerys Targaryen, madre dei draghi, una macchina da guerra primordiale ma efficacissima e distruttiva. Nel mezzo piani, strategie, battaglie a fil di lama. Una serie di personaggi, condottieri e cavalieri spodestati o raminghi, maestri e apprendisti come Sawell Tarly,  si affollano sulla scena al servizio dell’una o dell’altra parte in lotta, per mantenere il potere, come nel caso della regina madre Cersei Lannister, o nel costruire un mondo nuovo di pace e libertà, contro la schiavitù, come proclama Daenerys Targaryen. Molte forze si contrappongono, anche religiose e spirituali, il Signore della Luce e del Fuoco da una parte, i dogmatici dei Sette Dei guidati dall’inflessibile Alto Passero dall’altra. Avventure da seguire con il fiato sospeso in luoghi suggestivi per la varietà delle ambientazioni, dalle desolazioni del Nord perennemente coperto dalle nevi e dai ghiacci ai castelli appollaiati come aquile, imprendibili, fitti di trame imbastite per conquistare il Trono. Splendidi i palazzi sul mare e i giardini che a Sud conformano il mondo della bellezza funestata però da spirito bellico, insito in ciascun regnante. La fine della saga ha lasciato lo sconcerto nei numerosissimi fans catapultati in un mondo medievale immaginario eppure così simile al nostro. Lascia meravigliati la bravura degli attori e delle attrici e della regia che li ha sapientemente diretti. Un’occasione per rivederli in tempi di clausura domestica.

San Giuliano Milanese, 23/04/2020

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