23 mila immobili all’asta in Italia nel 2019, lo dice Sogea società del settore immobiliare

di Paolo Rausa
Un articolo del Corriere della Sera di Lorenzo Salvia del 13 febbraio 2020, corredato dall’immagine che riportiamo, cita la rilevazione di Sogea, una società del settore immobiliare, al 31 dicembre 2019 riguardo agli immobili messi all’asta in Italia. Secondo questa indagine erano 23.904, il 25% in più rispetto all’anno precedente, fra cui case di pregio, un castello, un cinema famoso, hotel, bed & brekfast, campeggi e persino un’isola, ma la maggior parte, il 67%, è costituita da semplici abitazioni del valore inferiore ai 100 mila euro. Dietro ogni casa c’è una storia drammatica, come dice l’autore, ‘che comincia con il fallimento di un’impresa o di un intero progetto di vita’. A fronte di un valore complessivo stimato di 3,5 miliardi lo Stato incasserebbe dalle vendite le imposte che assommerebbero a 310 milioni di euro. Gli immobili messi all’asta sono ripartiti in modo diseguale in tutta la penisola, la maggior parte è al Nord, in Lombardia sono 3.343 le case all’asta, seguono in questa triste graduatoria la Sicilia e il Lazio. La prima provincia funestata da questo fenomeno risulta Roma con 1.443 immobili messi all’asta e poi Vicenza, Catania, Bergamo, ecc. Numeri che sono l’evidenza di un’economia reale che fatica a girare. Secondo Sandro Simoncini, direttore del centro studi Sogea, riportato nell’articolo, ‘occorre limitare le posizioni debitorie’. E propone di istituire ‘un fondo di salvaguardia che possa aiutare imprenditori e semplici proprietari a conservare il proprio immobile’, ponendo l’attenzione anche sul ‘modo in cui questi immobili vengono messi all’asta’. Per maggiore trasparenza sono state avviate anche le aste telematiche, ma non tutti i tribunali si sono adeguati alla nuova modalità. Perlomeno in questo modo si eviterebbero ‘i piccoli trucchi del mestiere e gli accordi sotto banco che si possono organizzare solo sul posto’. Il vero e grande problema è che la legislazione dovrebbe essere cambiata in senso più garantista nei confronti del debitore, che prima di vedere pignorati tutti i suoi beni, spesso del valore di gran lunga superiore rispetto alla somma dovuta, dovrebbe essere accompagnato dalle banche in un percorso virtuoso di uscita dal debito attraverso le rateizzazioni del debito, un vero e proprio tutoraggio sociale, che impedirebbe la perdita dei beni e consentirebbe alle banche di recuperare le somme di cui sono creditrici. Nell’interesse di tutti e non di pochi che traggono vantaggio dalle difficoltà altrui.

San Giuliano Milanese, 14/02/2020

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