Il Giudice del Tribunale di Bari, Esecuzioni Immobiliari, viola l’accordo fra le parti e intima a Felice Basile di Altamura il rilascio entro 45 giorni della sua abitazione

di Paolo Rausa
“Speravamo che la prova di resistenza pacifica e civile, il cordone umanitario stretto intorno alla abitazione di Felice Basile ad Altamura il 22 gennaio scorso per impedire l’accesso forzoso della delegata all’esecuzione servisse ad interporre una pausa di riflessione, ma così non è a leggere l’ordinanza del Giudice dott.ssa Chiara Cutolo, del Tribunale di Bari, Seconda Sezione, Ufficio Esecuzioni Immobiliari.” – così esordisce Marcello Vitale della Associazione Musicale Ludica e Teatrale Amlet. Gli attivisti di diverse altre associazioni, fra cui Orizzonte e i Pugliesi di Milano, Arché, Ferula Ferita, Radio Altamura 1 di Altamura e l’Associazione in Difesa dei Beni dalle Aste Giudiziarie, come tanti altri semplici cittadini, hanno opposto i loro corpi decisi a impedire lo sgombero dell’abitazione il 22 gennaio 2020,  leggendo poesie e discorsi sulla giustizia. Ottenendo un proroga, una dilazione di 6 mesi dello sgombero. Proposta che lo stesso Felice aveva accettato e controfirmato così come avevano fatto i presidenti o i rappresentati delle associazioni, ‘salvo determinazioni diverse della Procura’. Questa era stata la formula salvifica. Perciò le associazioni avevano scritto immediatamente al Delegato e al Giudice dell’Esecuzione per richiedere copia del verbale che avevano controfirmato e al Procuratore Capo della Procura di Bari per richiedere un incontro al fine di verificare lo stato dei numerosi esposti-denunce che hanno messo a nudo molte irregolarità da parte delle banche, preoccupate non di recuperare il credito ma di attaccare il patrimonio di Felice Basile da assegnare al miglior offerente e a prezzo ridotto, guarda caso ad un funzionario della banca interessata. Che cosa succederà ora? Felice Basile è ormai straziato e stanco del fatto che l’Italia va proprio al contrario di come dovrebbe, ha raccolto la sua storia in un libro dal titolo evocativo “L’Italia al contrario” appunto che va in giro a presentare, a fine febbraio a Bari, a metà marzo a Milano. Crede nella Giustizia e nel Giudice di Berlino, che scoperchi l’assurdità di questa procedura giudiziaria, che arriva disumanamente ad accorciare i tempi già stabiliti nel verbale sottoscritto da tutti. Chi non rispetta i patti non è degno di fiducia perché rende carta straccia un impegno solenne assunto dalla Delegata di fronte a Felice Basile, alle Forze dell’Ordine, al Sindaco, alle Associazioni e ai cittadini convenuti. Un verbale che non sarebbe stato firmato se non avesse contenuto quella dichiarazione di proroga dell’accesso forzoso a sei mesi dopo. Felice è disperato e risoluto allo stesso tempo. Metterà in gioco il suo corpo con uno sciopero della fame ad oltranza fino a quando Giustizia tornerà sulla terra a porre rimedio alle nefandezze degli umani, che invocano il diritto per gli altri, ben sapendo che tutta questa procedura non sarebbe dovuta neppure iniziare se solo le banche avessero concesso una dilazione e accompagnato Felice Basile, e molti altri come lui, ad intraprendere un percorso virtuoso per rifondere il suo debito. Ha scritto a tutti, al Presidente della Repubblica che ha passato il fascicolo ad un’apposita commissione del CSM, al Governatore della Banca d’Italia per valutare l’operato delle banche interessate, ai giornali, alle tv locali. Non resta che opporre sé stesso per richiedere una Giustizia giusta, come è sancito nella Costituzione della Repubblica Italiana ed è aspettativa degli uomini e donne.

Altamura (Ba), 12/02/2020

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