Francesco Saverio Borrelli, capo del pool ‘Mani Pulite’, ci ha lasciato ieri a 89 anni

di Paolo Rausa
Il pool Mani pulite ha segnato la storia giudiziaria e politica italiana degli anni ’90. Ne facevano parte i giudici Antonio di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco e Gerardo Colombo. Il capo è stato Francesco Saverio Borrelli.  La loro attività giudiziaria sgominò un’intera classe politica e frantumò i partiti tradizionali, la DC, il PSI soprattutto, ma lambì anche il PCI con le accuse di finanziamenti illeciti dalla Russa, in rubli, che periodicamente tornano in ballo. Borrelli era il loro capo, sempre gentile, elegante, quasi contenuto nell’espressione e nell’eloquio. Non l’avresti definito quel rivoluzionario che avrebbe assalito, secondo i suoi detrattori, il Palazzo d’inverno della politica. Certo, fu un periodo burrascoso e tragico per l’Italia. Il pool scoperchiò un sistema basato sulla corruzione e sul finanziamento illecito dei partiti. Fioccavano gli avvisi di garanzia, che a dispetto del nome, venivano già ad assumere il significato di biglietti della condanna. Molte furono le vittime, fra cui Craxi, ma anche altri esponenti politici e grandi commis di stato decisero di porre fine alla loro vita suicidandosi. Fra questi il deputato socialista Sergio Moroni scrisse una lettera al Presidente Napolitano che si chiudeva con la frase inquietante: ‘Quando la parola è flebile non resta che il gesto’. Era il 2 settembre 1992. Sergio Moroni si uccise con un colpo di fucile alla testa. La politica sprofondò sotto terra nelle considerazioni popolari.  E tentò una reazione affidandosi all’astro nascente della televisione Silvio Berlusconi, che riuscì a vincere le elezioni del 27 e 28 marzo 1994. La società civile era sconvolta e avrebbe portato alla gogna i politici e gli imprenditori che avevano ridotto la vita politica, sociale e produttiva ad una grande abbuffata corruttiva. La sera del 30 aprile del 1993 il segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi fu oggetto di un increscioso e penoso lancio di monetine e oggetti vari che gli gettarono vari manifestanti contro la sua persona, di fronte all’ingresso dell’Hotel Raphael di Roma. In Parlamento venivano esposti e fatti penzolare  cappi minacciosi da parte di forze giustizialiste, con riferimento alla sorte che avrebbero riservato ai corrotti. Borrelli e gli altri magistrati procedevano nelle inchieste e nei processi, ma la politica cominciò a ostacolare la loro azione con ispezioni e l’approvazione di norme che prevedevano il condono. Piovvero pure denunce nei loro confronti e insinuazioni, soprattutto nei confronti di Di Pietro che scelse di dimettersi dalla magistratura il 6 dicembre 1994. Girava ormai un altro vento. Borrelli continuò la sua azione di pulizia, sempre con un atteggiamento serio e mai appariscente. Quel periodo segna uno spartiacque nel ruolo e nella funzione della magistratura che con la sua azione di fatto condizionava la politica, debolissima e incapace di proporre una sana riforma della giustizia. I vari tentativi di modificare l’assetto dello Stato e la ridefinizione dei ruoli nella suddivisione dei poteri naufragarono miseramente. Di Borelli si ricorda la sua eleganza e il suo smisurato amore per la musica classica, che egli stesso aveva praticato in Conservatorio. Celebre il suo discorso all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, il 12 gennaio 2002, poco prima di lasciare la magistratura per limiti di età, quando pronunciò reiterandola tre volte quella espressione: ‘Resistere resistere resistere, è questa la nostra linea del Piave’, un richiamo alla radici comuni della Repubblica fondata sulla Resistenza e un monito e un richiamo per contrastare i vari tentativi dei politici di mettere una pietra sopra la stagione di una giustizia che non guarda in faccia i potenti. Io ero presente in quella circostanza quando Borrelli pronunciò il suo discorso, ovviamente contestato da una parte politica, e mi venne da pensare che quel monito l’avrebbero dovuto pronunziare gli oppositori al regime di restaurazione che allora imperava. Lasciata la magistratura Borrelli continuò a coltivare il suo amore per la musica e a frequentare il Conservatorio di Milano in bicicletta, ricevuta in dono dai suoi prediletti magistrati del pool Mani Pulite, che mai l’hanno dimenticato.

San Giuliano Milanese, 21/07/2019

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