‘Il primo re’, film diretto da Matteo Rovere, 2019

 

 di Paolo Rausa
Roma, caput mundi, ma quanta strada per fondare un impero… ‘Di che lacrime grondi e di che sangue’ lo ha riassunto in questo film cruento Matteo Rovere, anno di nascita 1982, il più giovane cineasta italiano, Nastro d’argento al miglior produttore con il film ‘Smetto quando voglio’, girato nel 2014. Siamo nel 753 a.C. anno di fondazione, comunemente accolto, della Città Sacra. L’ambiente sociale e naturale è quello dei villaggi di capanne – tracce ne sono state trovate sul Palatino. Una vita semplice di comunità dedite alla caccia, alla pastorizia e all’agricoltura. Queste condizioni primordiali costituiscono il nerbo culturale della civiltà romana, riassunte nell’ideale del ‘mos maiorum’,  il costume degli antenati. L’ambientazione del film è quella laziale dei boschi e delle foreste, quelle che restano, impervie, le acque del Tevere che scorrono impetuose, le condizioni ancora primitive delle società di Alba, dei Veientes, che cercano con la violenza di sottomettere i vicini. I due fratelli Remo e Romolo non hanno vita facile a organizzare un nugolo di uomini per sfuggire alla loro oppressione e soprattutto per impadronirsi del fuoco sacro, custodito dalla vestale. Condizione che consente di muoversi con il favore degli dei. E’ Remo, l’attore Alessandro Borghi, che di recente ha prestato la sua figura nel rievocare le traversie di Stefano Cucchi nel film ‘Sulla mia pelle’, a prendersi cura del fratello Romolo, ferito durante gli scontri per liberarsi dalla schiavitù, interpretato dall’attore Alessio Lapice. La forza bruta di Remo che si oppone al disegno degli dei nulla può. ‘Sei tu il dio?’ – gli chiede  la vestale, colpita dal suo fulgore in battaglia ma lo allontana quando è preso dal desiderio sessuale: ‘Io non posso appartenere ad alcun mortale. Solo il dio può possedermi.’ La forza bruta di Remo si colora di violenza gratuita, sfida gli dei, mette in cattività la vestale, che lo supplica di scappare preveggendo l’imminente sua fine. Al contrario Romolo asseconda il volere degli dei e ricostituisce la funzione sacra della vestale. Lei pone come intermediaria fra il sacro e il profano, fra la terra e il cielo, fra l’umano e il divino, al prezzo della vita se dovesse spegnersi il fuoco. Può

così organizzare, come re, la prima comunità fra gli uomini, come scrive Plutarco, scegliendo e raccogliendo gli ultimi fra la terra, desiderosi o forse inconsapevoli di costruire un futuro comune. Grande professionalità degli attori e lavoro difficile e complesso del regista, che ricrea ambiente, mentalità e idioma, un latino pre-arcaico con cui dialogano i protagonisti, una lingua essenziale nervosa, pia e violenta insieme. Il fuoco delimita l’area sacra, che ricorda il pomerio, a cui nessuno può accedere se giunge con intenzioni ostili. E’ quello che fa Remo. Valica il limite e trova la morte per mano del fratello Romolo, che lo aveva salvato. Un delitto, un fratricidio,  che insanguina la fondazione della nuova città e che tanto dolore, insieme a grandi onori e trionfi, arrecherà alla Città Eterna, nata per volere degli dei. In sala dal 31 gennaio 2019, durata 127’.

San Giuliano Milanese, 05/02/2019

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