‘Capri – Revolucion’, un film di Mario Martone

di Paolo Rausa
Dopo il pranzo di Natale con le super-portate, non c’è nulla di più consolatorio e riflessivo di un bel film, appena uscito nelle sale. Mario Martone resta sul pezzo con questo omaggio ad una delle esperienze più significative e sconosciute di comune, sperimentata in quest’isola baciata dalla bellezza della natura. Già frequentata dagli imperatori romani Augusto e Tiberio, Capri è il luogo ideale da cui partire alla scoperta di se stessi in relazione con l’altro, nell’arte soprattutto e nella danza ancestrale, nella liberazione dei preconcetti e dei pensieri, nell’esporre il proprio corpo nella nudità al sole o nel sottoporlo a vertiginose danze rituali, che assecondano il libero fluire dei movimenti. Numerosi giovani, provenienti dal nord Europa, artisti e musicisti, danno vita ad una sperimentazione sociale di vita in comunione, dove tutto è diviso, e i rapporti sono promiscui, i bambini crescono insieme e imparano le arti e la musica. Un tentativo di avvicinarsi alla semplicità della vita naturale, non senza progredire nella riflessione e nel pensiero spirituale. La loro vita si intreccia con quella di una pastorella, Lucia, la brava Marianna Fontana, che durante le escursioni nel pascolare le capre intravede questi giovani nudi, posseduti dal ‘diavolo’. Che assume la figura del giovane pittore tedesco Karl Diefenbach effettivamente vissuto nell’isola nel 1914, periodo precedente la prima guerra mondiale. Li osserva di nascosto, è colpita dalla loro naturalezza quando espongono i loro corpi al sole e di notte quando si abbandonano alle danze liberatorie, denudati di ogni orpello che ostacoli il tatto su ogni parte della pelle. La ragazza è in un primo tempo atterrita e sbigottita, poi incuriosita. Si avvicina sempre più ai loro rituali e alle danze e alle meditazioni yoga, impara a leggere e a scrivere e parla ormai in inglese. Nel corso di una visita rituale nel tempio naturale, un anfratto nella roccia, si abbandona nel pensiero e come i gymnosofisti indiani lievita fino a sorvolare, leggera, monti e crepe e bellezze del mare. Lucia entra così in conflitto con la famiglia. I fratelli sono increduli che possa aver ceduto al fascino di quella torma di indemoniati. Il rapporto con la comunità dell’isola diventa problematico. Li ritengono troppo diversi e sconci, dove tutto si mescola, nudità e sesso. Un nuovo elemento di confronto arricchisce la vita dell’isola con l’arrivo del medico condotto socialista, che inneggia alla guerra come opportunità per le classi subalterne di capovolgere a loro vantaggio le condizioni economiche e sociali. In una Capri in tripudio per l’arrivo della luce elettrica, che illumina le notti splendide dell’isola, si confrontano le idee di progresso materiali rappresentate dal medico e quelle del pittore che riconosce l’energia della natura presente nelle cose e la possibilità di penetrare l’intima essenza materiale e spirituale degli elementi. Una disputa molto attuale fra la scienza intesa come progresso sperimentato in grado di far progredire le condizioni sociali delle masse popolari e dall’altra parte come processo di conoscenza del sé in rapporto agli altri elementi della natura in religioso reciproco rispetto. Intanto suona l’ora dell’arruolamento. L’esercito preleva i figli migliori dell’isola per immolarli sul Carso e il medico fra questi. La comunità sposta i suoi luoghi di pratica e gli obiettivi nel tentativo di coinvolgere gli altri abitanti dell’isola. Lucia crede con spirito critico che la comunità debba rimanere fedele alla impostazione originale nel far prevalere la ricerca del sé. Intanto i suoi fratelli partono per il fronte e respingono la via di fuga che Lucia propone verso il Nuovo Mondo. L’addio alla madre, che resta a presidiare la casa avita, e l’abbraccio affettuoso segnano la sua scelta di partire, conquistate nuova consapevolezza e la libertà come espressione potenziale dei suoi pensieri e delle sue prerogative. Capri-Revolucion, regia di Mario Martone, Italia 2018, Colore, 122’.

Milano, 26/12/2018

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