Gallipoli: Amara terra mia…

di Gaia Fedele
Mi venne incontro una donna vestita di terra e di mare sotto un cielo che profumava di estate.
Non parlava, non cercava il dialogo, il confronto, preferiva che la seguissi in silenzio e che l’ammirassi mentre si perdeva, volutamente, nelle vie riscaldate dal riflesso di un Dio lontano.
Si muoveva tra la gente a cui negava lo sguardo, il sorriso, scansava delicatamente quei corpi immersi in una guerra fatta di scontri fisici, istintivi, quasi naturali, per perseguire la sua meta incerta, e dal quel suo movimento venivo sempre più trascinata.

Era nuda: le sue forme sinuose non pretendevano abiti, i quali le avrebbero strappato via l’eleganza e la semplicità che indossava con sincera disinvoltura. Portava tra le sue mani una rete da pesca che maneggiava con attenzione, facendola scivolare con leggerezza  dalle sue fragili dita.

La schiena era cosparsa di profonde ferite, di cicatrici mai curate portate dal tempo, di passati trascorsi nel dolore, nel pianto, nella sconfitta, nella certezza di non essere mai stata amata. Il volto stanco e afflitto, segnato dalla triste età della vecchiaia, liberava pesanti lacrime senza fine.

Finalmente decise di arrestare la sua corsa “bugiarda” e, con la morte dell’ultimo sole e la nascita della prima luna, mi disse: “Il mio nome ha origini remote, tu insieme a tutta la mia gente ne siete a conoscenza e vi piace pronunciarlo a labbra socchiuse per paura di perderlo. Un popolo invasore e conquistatore mi definì nel suo gergo “kalè polis”. Uomini di armi e privi di pace sostenevano che mi fosse stato concesso il dono dell’eterna bellezza e di questo ne andavo fiera fino a qualche tempo fa. Oggi, quel dono è svanito, è diventato vano da quando l’amore e il rispetto sono entrati in conflitto  con l’eccesso, il menefreghismo, il desiderio di avere per arricchirsi, l’ossessione del possesso e la forte, per quanto ingiustificata, brama del denaro.

Ho visto nascere generazioni per poi vederle andare via, poiché non mi sentivo in dovere di obbligarle a rimanere, scappavano in terre straniere per edificare l’impero di un successo futuro, per dare dignità alla loro persona, come se io gliel’avessi strappata a morsi. Non ero ritenuta la loro casa e forse non lo sono mai stata, dal momento che l’unica soluzione alla felicità era l’addio, la fuga e, seppur così tante discriminazioni rivolte, questi uomini non ho mai smesso di amarli un solo giorno, di considerali miei figli per un solo secondo.

Verrò ricordata nei secoli a venire come la donna di tutti, come un trofeo esibito e vantato al rientro dai balli, dalle feste, dai disastri vari che uccidevano la notte, rendendola mortale.

Mi abbraccio il mare, catturo e faccio miei i suoi riflessi nei quali rivedo la me di un lontano trascorso; stringo al petto questa rete perché è simbolo della mia natura e grazie ad essa ho sfamato le bocche di tutti quei lupi solitari che prima riuscivano a ripagarmi con un Grazie”.

Adagio sollevò la rete e avvolse il corpo in essa, cercandone conforto e stima. Il vento la rapì, il mare spalancò le braccia per accoglierla, le onde si posarono sulle ferite di ciò che avvenne.

E giunse beata nel luogo in cui era stata generata per riprendersi la sua anima con la speranza di ricevere in cambio un minimo di quell’amore che lei aveva dato e che molti, forse troppi, non avevano imparato a nutrirlo e ricambiarlo.

La donna dai connotati fini, conosciuta come “Città Bella” dal greco, mio stimato lettore, è la mia, la tua, la nostra Gallipoli, l’identità che molti concittadini stanno iniziando a dimenticare e sostituire con l’immagine di un paese abbandonato a se stesso. Ma la realtà dei fatti è diversa e parla chiaro, senza filtri, e i meccanismi di potere che regnano questa mia ricca terra manifestano senza tregua evidentissimi fallimenti. Eppure, ricordando i vissuti dei miei nonni, le loro vite legate a questo paradiso di colori, mi permetto di dire che il problema non è la Gallipoli fisica circondata dal mare, ma chi crede di poter  fare di essa  una “leggenda  metropolitana” da tramandare alle generazioni future. NON ho intenzione di sminuire il lavoro di terzi, di far notare a chi ha parole più importanti delle mie che questa “politica”, se così possiamo definirla, sarà la rovina e la condanna che il nostro paese si porterà per molto, ma molto tempo. Sono state fatte PROMESSE, sono stati proposti degli IDEALI che, per il momento, non vogliono nascere e questo comporta un duro lavoro dove l’astuzia, la dedizione, l’impegno e l’amore si rivelano le uniche carte in grado di risollevare questa tragica sorte.

Si parla di Cultura, di Turismo, di “rivoluzioni” intorno al primo e al secondo fronte, di possibili miglioramenti per rendere vivibile la vita della comunità cittadina e quella di tutti coloro che attendono l’estate e le nostri intramontabili  tradizioni  per conoscere e addentrarsi, curiosi, nella storia della cosiddetta “Perla dello Ionio”.  Una storia che state distruggendo senza accorgervene e questo fa male, tanto male. Il centro storico, il cuore del nostro caldo paese, è diventato una MANGIATOIA vivente, uno spazio dove rifocillarsi per riempire stomaci brontoloni, un luogo dove cultura è sinonimo di guadagno, dove la storia si legge solo nei libri di autori gallipolini, dove le dimore più significative abitate da donne e uomini  dal forte senso patriottico (cito: Palazzo Briganti, Palazzo A. De Pace, Palazzo Balsamo, etc.) sono state private della loro validità, del loro racconto, del loro passato inciso, ormai, su una targa in marmo che recita: “Qui visse e vissero ‘tal dei tali’ con la loro illustre famiglia”. E non voglio tralasciare la Biblioteca Comunale Sant’Angelo, la mia seconda casa, alla quale recavo visita non appena uscivo da scuola con l’intento e il desiderio di immergermi nel complesso studio delle Cinquecentine, per conoscere le figure distinte dei miei antenati di cui mio zio, il Professor. Luigi Parisi, arricchiva, con manifesta passione, i miei lunghi pomeriggi  invernali.

Dovreste cercare di realizzare quanto è stato pensato e detto dall’alto del vostro intelletto e delle vostre doti da ingegnosi oratori, poiché al momento si vacilla tra il “faccio subito” ed il “provvederò domani”.

Puntare sul Turismo perché “Gallipoli vive solo di questo” è una novella che suscita il riso a chi è ignorante e la rabbia mista a compassione per chi ha il coraggio di parlare e di condannare il susseguirsi di azioni sbagliate che gravano in particolare sull’“Io” cittadino, su colui che osserva e ha il coraggio di sottolineare quello che non va affatto bene.

Morirebbe Gallipoli se si aprissero degli archivi storici, delle aule studio per studenti, se si organizzassero convegni scientifici sul progresso e le nuove influenze nell’ambito della Medicina; se si allestissero fiere dedicate al libro, alla poesia, al cinema, alla musica, all’arte?!

I giovani vanno via perché tutto ciò manca, perché tutto ciò ci viene negato come il “pane”, perché i grandi problemi, pensate, ruotano intorno alla movida estiva, allo svago, ai concerti, alla droga in circolazione, ad un bicchiere di troppo, ad una fila infinita per causa PARCHEGGIO. Gallipoli non è QUESTO, non lo è MAI stato! Mettete in cantiere quello che avete deciso e progettato a tavolino, quello che tutti i gallipolini aspettano di vedere, e animate le speranze nelle nuove generazioni che, ad oggi, non resta che armare i bagagli e andare lontano come accadeva, per circostanze nefaste, in tempi di guerra.

INSOMMA: RISVEGLIATE LE COSCIENZE e imparate a fare di Gallipoli, non la “Ibiza del Salento”, ma un territorio da amare, custodire, tutelare, valorizzare per quello che offre, per la sua Storia che non conosce orizzonti inesplorati. E non dimenticate che il vostro paese  quello che chiamate CASA è il luogo della vostra anima, il posto in cui farete sempre ritorno. Abbiamo insegnato al prossimo l’arte della navigazione, la conoscenza dei venti, cosa lasceremo ai nostri figli oltre a questo? Uno slogan? Un palcoscenico in cui il senso della vita, della conoscenza delle nostre radici, è stato mistificato per secondi intenti, scopi, fini?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...