L’immigrazione può essere utile all’Italia?

di Paolo Rausa
Come nel ‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’ dove Galileo Galilei – il paragone non sia irriverente ed è usato consapevolmente sulla diversa scala dei problemi – introduce a colloquio e a confronto le idee copernicane e quelle tolemaiche sulla centralità del sistema solare nei dialoghi fra Sagredo, Salviati e Simplicio, così nel ‘Dialogo sull’immigrazione’, pubblicato su 7 del Corriere della Sera dell’1 giugno 2017 a firma D.A.P.A. (Diversi Autori Provvisoriamente Anonimi) si immagina il dialogo fra Testa e Pancia, due viaggiatori sul treno che sostengono idee diverse e opposte sull’utilità dell’immigrazione. Si alternano domande e risposte sui vari aspetti legati all’immigrazione, le obiezioni e le contro/indicazioni, senza astio e senza odio, con rispetto reciproco. E’ già un bel passo, fornendo dati soprattutto. La prima obiezione riguarda il libero mercato demografico. In Italia la popolazione attiva è destinata a crollare, i dati sono allarmanti: dal 1995 al 2015 i nativi italiani in età lavorativa sono diminuiti di tre milioni, che saliranno a quattro entro il 2030 e a dodici al 2050. Il 30% dell’attuale forza lavoro, con un rapporto 1 a 1 tra lavoratori e pensionati. Quindi insostenibile. Ma come si fa ad accogliere migranti se la disoccupazione giovanile è alta, le donne al lavoro sono poche e la produttività è bassa? La verità è che se non si aumenta l’occupazione il nostro sistema di welfare  non potrà garantire le prestazioni pensionistiche e sanitarie. E questo potrà avvenire solo nel caso di saldi migratori molto superiori agli attuali, ma non accogliendo alla cieca. Si deve fare attenzione alla qualità di chi viene nel nostro paese, ricercando persone specializzate nei mestieri e nelle professioni richieste. I migranti portano problemi? Sono troppi? Tolgono lavoro e risorse agli italiani? Delinquono, non si integrano e destabilizzano la comunità nazionale? In Italia ci sono cinque milioni di immigrati, meno del 10% della popolazione, meno che negli altri paesi europei. E fanno lavori che noi italiani non facciamo più: badanti, muratori, lavapiatti, contadini, ecc. Quanto alle risorse, occorre precisare che oltre 500mila imprese non individuali sono condotte da stranieri. Danno lavoro ad altri e il loro numero cresce del 6% a fronte di un calo dell’1% di quelle aperte dagli italiani. Il risultato è che gli immigrati contribuiscono per 3 miliardi di euro all’anno ai conti pubblici: più di quanto ricevono in cambio. All’obiezione che gli immigrati delinquono tre volte più degli italiani, Testa risponde che la delinquenza non va bene e che il problema sono gli irregolari, mentre chi ha un permesso delinque meno degli italiani perché ha troppo da perdere. Servono programmi di regolamentazione dei flussi preferendo cittadini provenienti da paesi più integrabili, con minore delinquenza e minore tasso di delinquenza e maggiore compatibilità culturale. Occorre investire nell’integrazione della seconde generazioni, combattendo l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale. E attirare attraverso le nostre rappresentanze all’estero immigrazione qualificata. Nel mondo ci sono 65 milioni di persone sfollate e fra queste 22 milioni possono richiedere lo status di rifugiato perché scappano da guerre e persecuzioni. Solo il 6% arriva in Europa e l’Italia è uno dei paesi che ne ospita meno. La Germania invece ha affrontato flussi otto volte superiori all’Italia con una politica adeguata: riconoscimenti veloci, decisioni rapide per il riconoscimento, percorsi di integrazione basati sullo studio della lingua, l’istruzione, i costumi, un atteggiamento corretto nei confronti delle donne. Dovremmo organizzare rimpatri su larga scala di chi non ha diritto di asilo? Senza arrivare a tanto, ora impossibile, basterebbe introdurre meccanismi più efficaci di espulsione, soprattutto di chi commette reati. Compiti del Ministro dell’Interno e del Governo. Sì, ma non basta. Occorre che tutti i cittadini italiani capiscano la situazione e si mettano d’accordo sulle cose da fare, passando dalla reazione all’azione. Su questo alla fine i due interlocutori sono d’accordo.

San Giuliano Milanese, 20/06/2017

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