‘Il giardino di Michele’, romanzo di Salvatore Torre

copertina_giardino_di_micheledi Paolo Rausa
Acquafiorita 1964, Sicilia orientale, provincia messinese. Qui è il centro del mondo, il centro del romanzo, l’omphalos, per Aldo Diolisi non c’è pace. Eppure è circondato dall’amore di Anna, una sua coetanea che ha girato il mondo fino a seguire le orme del ‘Che’ ma poi qui è tornata delusa con il bambino, frutto della sua storia irrequieta e irresoluta; di Lalla affettuosa con il fratello, ma coniuge infelice. Una terra maledetta la Sicilia eppure tutti tornano qui per fare i conti con il passato, che non si chiudono se non drammaticamente. E’ il vecchio capo famiglia Antonio a richiamare il figlio dall’Inghilterra, dove era scappato per evitare le conseguenze della zuffa mortale per Mico, il fratello di Nina, che li aveva scoperti giacere e quindi si sentiva in dovere di far pagare con la vita il disonore subito dalla sua famiglia. I Casamassima si erano poi vendicati sul resto della famiglia. Intanto Aldo si era ricostruito una vita in Inghilterra. Aveva incontrato l’amore ma precocemente rapito dalla morte. La figlia Milà aveva insistito per accompagnarlo. Aveva capito inconsciamente che da lì, da quel territorio, da quelle storie del passato si sarebbe dipanata la verità sul padre. Un romanzo d’amore, alla continua ricerca dell’amore che sfugge. Si chiude con l’annientamento di ogni possibilità di fuga. L’unico elemento di una floridezza edenica è il giardino che lo zio Michele aveva realizzato e che curava con vero amore, come se questo rimanesse il residuo legame con quello atavico abitato fino al tempo in cui Dio cacciò i nostri progenitori Adamo ed Eva. Michele sparisce e non lascia traccia. Ad un mistero se ne aggiungono molti altri. Ma in un mondo dove domina l’odio non vi può essere un luogo della pace, della gioia e della serenità, della frescura per le anime in pena. E allora Lalla lo sacrifica come per abbattere la lussuria degli uomini, come atto di sottomissione e di umiltà a Dio. Tocca alla giovane inglese rimettere insieme la famiglia Diolisi in lotta contro il clan Casamatta, innamorata di Lorenzo figlio di immigrati a Torino, nuovi germogli di un mondo che desidera la normalità contro l’inspiegabilità e inesorabilità dell’odio, che tutto distrugge in una lotta fratricida. Salvatore Torre è nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) nel 1971. Attratto ancora minorenne dalla malavita locale, viene arrestato appena ventenne e condannato all’ergastolo ostativo. In carcere si diploma come geometra, si iscrive all’università e comincia a studiare storia e letteratura italiana, francese e russa. Ha scritto due romanzi e una raccolta di poesie. ‘Il giardino di Michele’ cominciato nel 2001, che in seguito diventerà ‘L’eco di risacca’, per una serie di vicissitudini contingenti viene completato solo nel 2005. In questi anni ha continuato a studiare, leggere, scrivere poesie e romanzi. Ha partecipato, e arrivato fra i 20 finalisti, al Premio Letterario Goliarda Sapienza di Roma, nelle edizioni dal 2012. Ha scritto poi il romanzo  autobiografico ‘Come il sole a mezzanotte’ e una raccolta di poesie.

San Giuliano Milanese, 28/12/2015

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