I destini paralleli del Partito Democratico e di Sinistra Italiana, le scissioni paradossali in nome dell’unità

artu sogedi Paolo Rausa
Per uno strano scherzo del destino le assemblee nazionali del PD e di SI sono state convocate nello stesso giorno, domenica 19 febbraio. Curioso che in entrambe si celebra la costruzione di un nuovo percorso, congressuale o fondativo, e che all’interno di ciascuna si stia assistendo a scissioni, come è nelle migliori tradizioni della sinistra italiana. Difatti al 1921 data la fondazione del PCI che si scisse dal Partito Socialista, poi nel 1969 venne radiato il gruppo del Manifesto, a seguire nel 1991 il Pci si trasformò in PDS e i contrari si scissero in Rifondazione comunista, ma non finisce qui. Nel 1998 da Rifondazione si formarono i Comunisti Italiani per rimarcare la loro contrarietà alla sfiducia nei confronti del governo Prodi. E ora che succede nei due campi dal destino parallelo? Una scissione si è già verificata nel campo di SI, perché in 18 alla guida di Arturo Scotto, ex capogruppo di SEL, hanno lasciato il nuovo partito per seguire il progetto di Campo Democratico fondato da Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. Quale la discriminante? Gli uni aborriscono Renzi, gli altri intendono costruire una alleanza con il PD e sostituirsi alla stampella al governo rappresentata  da Angelino Alfano del centro-destra. Un panorama come si vede molto variegato e dinamico. A Roma intanto i tre oppositori di Matteo Renzi, il governatore toscano Enrico Rossi, quello pugliese Michele Emiliano e l’ex capo capogruppo Roberto Speranza si sono riuniti all’Hotel Vittoria, un giorno prima dell’assemblea nazionale del PD convocata a Roma, non per scongiurare la scissione ma per dettare le loro condizioni: garantire la durata naturale della legislatura e il voto a febbraio del 2018, posticipare il congresso del partito a settembre-ottobre. Pongono come terza condizione, la più pesante, la sconfitta e il ritiro del segretario Renzi per imprimere una nuova linea ‘di sinistra e unitaria’ al partito. Tutti i dirigenti del partito democratico hanno cercato di scongiurare la scissione perché la ritengono una sciagura. Franceschini ha proposto di allungare il congresso di un mese, Renzi ha sentito uno per uno i tre politici che si pongono già fuori del partito ‘al 95%, come è convinzione di Bersani. Per D’Alema, che ha dichiarato di non voler partecipare all’assemblea del PD di domenica in un incontro a Lecce per presentare il suo movimento Consenso, nato dopo l’esperienza dei Comitati del NO al referendum costituzionale, ‘la scissione non è un dramma ma l’inizio di una ricostruzione’. Inoltre ha aggiunto, preparandosi alla scissione, che ‘Serve unire le forze’. Come sia possibile unire rompendo è un rompicapo che i dirigenti comunisti hanno da tempo cercato di dipanare ma finora senza successo, salvo nelle rotture. Messe così le cose lo spazio di mediazione per coloro che hanno sostenuto la mozione vincente alla Direzione del PD dei giorni scorsi (107 i favorevoli, 12 i contrari e 5 gli astenuti) resta davvero esiguo se non del tutto inconsistente. Si tratta di rispondere ad un vero e proprio ultimatum che non rispetta il processo democratico considerati i risultati della Direzione. La scissione non accadrà solo se verranno prese in considerazioni le proposte ultimative degli scissionisti, pronti in caso contrario a varare un nuovo partito e a collocarsi fra la neonata SI e Campo Progressista. Un guazzabuglio, sempre in nome dell’Unità delle forze democratiche e in vista del centro-sinistra. Al Partito Democratico non resta che seguire la strada già tracciata. Allungamento dei tempi del congresso di un mese e nell’attesa di capire come si evolverà la scissione, che ci sarà da qui a poco, andare alle elezioni anticipate in modo da togliere dalle mani degli scissionisti la forza di ricatto consistente nella loro rappresentanza parlamentare. Nel frattempo si provvederà a varare la nuova legge elettorale, nelle peggiori condizioni l’Italicum così come ridefinito dalla sentenza della Corte Costituzionale esteso anche al Senato. Mentre i nuovi gruppi della sinistra e i vecchi possono veleggiare sicuri e fiduciosi verso il sol dell’avvenire.

San Giuliano Milanese, 18/02/2017

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