IL RENZACCIO MONELLO E LE VARIABILI DI PERCORSO

renzi-nel-discorso-di-commiatodi Paolo Vincenti
Avrebbe certo potuto lasciare la politica Renzi, almeno per un breve periodo, dopo lo schiaffone ricevuto dagli italiani al referendum costituzionale, se il suo maitre à penser, Jim Messina, lo avesse consigliato bene. Invece il Renzaccio monello ha deciso di continuare a stare al centro dell’attenzione, a mantenere stretto il potere, sia pure da una posizione un po’ meno esposta rispetto a quella del Premier. Più defilata, la sua posizione, ma non certo meno importante. Anzi, come Segretario del Pd, continua a tirare le file di questo teatro dei burattini che è la scena politica italiana. Forse per un attimo è balenata nella sua mente l’idea assurda di mollare tutto e ritirarsi nel calduccio della sua vita privata. Ma solo per un attimo, quando quella famosa sera del post risultato elettorale e del post su Fb, ha rimboccato le coperte ai suoi figlioletti tornando a tarda notte a casa a Pontassieve. Ma già le prime luci dell’alba gli hanno infuso nuova baldanza; dopo che sono disparse le angosciose tenebre romane, i primi raggi di un bischero sole fiorentino lo hanno nuovamente ringalluzzito trasfondendogli una ritrovata vigoria. Ha riposto i domestici lari, salutato la moglie e i frugoletti, ed è tornato di gran lena verso gli dei della patria. E dire che, se avesse tenuto fede alle promesse fatte agli elettori, e avesse lasciato le cariche, non avrebbe probabilmente dovuto attendere troppo, nel suo personale Aventino, prima di essere richiamato ad alti uffici. Perché il Partito Democratico, tirando aria di nuove elezioni, e mancando di un nome forte da proporre, avendo finito tutto l’olio per consacrare nuovi unti del Signore, avrebbe mandato i suoi emissari a cercarlo nel suo sdegnato ritiro. E il Matteo nazionale allora, con alto senso del dovere e spirito di sacrificio, avrebbe certamente risposto alla chiamata e lasciato brioches e detersivi nella Coop di Pontassieve dove stava facendo la spesa, avrebbe dismesso Hogan e piumini Moncler e indossato il più inamidato ed elegante completo Armani e i più lucidati mocassini Sergio Rossi. Sarebbe salito sul primo jet presidenziale che lo attendeva in aeroporto e volato a Roma, non prima di aver salutato il borgo natio affacciato al suo finestrino, con un disarmante e sentito gesto dell’ombrello. Invece niente di tutto questo. Renzi vuole trionfare o morire sul campo, da vero combattente, e poco gliene cale della coerenza, divenuta merce rara in politica. È chiaro che da Segretario del Pd può continuare a fare il manovratore, e anche per questo, il nostro twittatore compulsivo, non si vuole dimettere per andare al congresso del partito, ma arrivarci da segretario in carica, forzando il regolamento che non lo prevede, a meno di non attendere la scadenza naturale. Così, da segretario rieletto e di nuovo in forza, lancerebbe un’Opa sul Governo. Infatti, una volta sistemata la nuova legge elettorale, grazie anche al consenso di Forza Italia (voci di corridoio danno come già siglato il nuovo patto fra Matteo e Silvio), e assolti alcuni impegni internazionali come il G7 di maggio con il Governo Gentiloni, il Parlamento potrebbe essere sciolto e si potrebbe andare a novelle elezioni. A quel punto il Renzi rottamatore, dopo aver pubblicato il nuovo libro che sta ultimando con Feltrinelli, si sarà rafforzato, e un po’ di mesi trascorsi avranno fatto dimenticare agli elettori le sciagurate riforme costituzionali che voleva proporre (Oddio, il referendum sul Job Act  e sui Vouchers però potrebbe loro ricordargliele). Quello di Renzi sarebbe un governo fotocopia del primo, quindi il governo delle lobbies e dei poteri forti.

Ma sarà davvero così? È veramente già tracciato il percorso che porterà l’ex uomo nuovo della politica italiana ancora una volta a Palazzo Chigi? E le deviazioni di percorso? E le incognite del futuro? E il destino? E il libero arbitrio? E la sibilla cumana? E Sant’ Agostino? Ed Eraclito? E Platone e Kant? Diciamo intanto che l’inchiesta che riguarda Lotti e lambisce il Giglio Magico renziano (appalti Consip), è ancora in corso e non si sa come andrà a finire. Così, l’inchiesta su Eni e le tangenti milionarie e le tre inchieste sul Sindaco di Milano Beppe Sala per l’affair Expo, quella sul Presidente della Campania Vincenzo De Luca per voto di scambio, quella a Roma per Mafia Capitale che vede coinvolti diversi esponenti locali del Pd, ecc. ecc. Per andare a nuove elezioni poi Renzi deve staccare la spina al Governo Gentiloni, perfidamente ribattezzato “Genticloni”. È vero, Paolo gentleman è un miracolato da Renzi, nel senso che proprio il leader boyscout lo ha voluto lì. Renzi conterebbe sulla risicata maggioranza di cui dispone il Governo specie al Senato, e poi c’è il gruppo di Ala, che è stato lasciato fuori dagli incarichi governativi ed è pronto per ciò stesso ad intervenire per dare la spallata a Gentiloni. E poi ci sarebbe la fedeltà e lo spirito di servizio del gentile Gentiloni stesso. Ma non avete mai sentito parlare di cloni ribelli, delle macchine che si rivoltano contro gli uomini?  La letteratura fantascientifica è piena di esempi di creature che si ribellano ai propri creatori. E se Renzi perdesse il telecomando e Genticloni imperversasse impazzito per il Paese vivendo di vita autonoma? Inoltre, la fregola di Renzi deve superare un grosso scoglio, che in confronto l’iceberg del Titanic è un sassolino sulla spiaggia, ovverosia le resistenze di tutti i parlamentari ad andare al voto, per preservare il vitalizio. Infatti, se tutte o quasi tutte le forze politiche all’indomani della caduta del Governo Renzi hanno parlato di elezioni anticipate per ripristinare la correttezza democratica nel nostro Paese, tanto che l’ “eroico” Presidente Mattarella si è dovuto attribuire per intero la responsabilità della decisione di non andare alle urne; ebbene, anche se tutti i leaders politici hanno sbraitato per andare alle elezioni, di fatto non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che le vorrebbe davvero. I politici hanno la faccia come il culo, che ve lo dico a fare? La cosa più importante per i mangioni  è sempre la pecunia. E questo è davvero un ostacolo insormontabile per il Renzaccio brutto di Pontassieve. Chi vivrà vedrà.

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