Miti e tradizioni: il papiro di Derveni e la Metafisica di Aristotele, analogie e sviluppi del pensiero

papiro-di-dervenidi Paolo Rausa
Dal mondo greco classico ed ellenistico ci giungono due libri, sotto forma di rotoli di papiro rinvenuti casualmente. Merito di Mauro Bonazzi in un articolo del 31 dicembre scorso su ‘La Lettura’, supplemento letterario al Corriere della Sera,  averli analizzati e messi in relazione per le loro analogie e diversità. Si tratta di un papiro rinvenuto nel 1962 a Derveni, Macedonia presso Salonicco, appartenente insieme ad altri oggetti funerari al corredo di un generale. Siamo nel IV secolo a.C. Per una qualche casualità il papiro è stato risparmiato dal fuoco anche se è rimasto carbonizzato. Ci sono voluti molti anni – l’ultima edizione attendibile è del 2006 a cura di Valeria Piano  – per poter comprendere il significato di quanto vi era scritto: si tratta di supplizi dell’Ade, storie terribili, combattimenti fra gli dei e la creazione dell’universo. Vicende che richiamano le storie descritte nel poema epico indiano ‘Mahābhārata. I miti e le tradizioni che troviamo scritte sul papiro si rifanno alla modalità diffusa nel mondo antico di accompagnare il defunto con le indicazioni del percorso per la salvazione eterna, secondo la dottrina orfica, trascritte su rotoli o incise su laminette auree. Anche i trattati di Aristotele, che presero il nome di Metafisica, furono rinvenuti casualmentelotta-dei-titani in uno scantinato durante l’assedio sillano di Atene e portati a Roma. Ad Aristotele le indicazioni contenute nel rotolo di Derveni servirono per comprendere lo sforzo impiegato per fare chiarezza nel mondo caotico del mito e delle credenze religiose. In che modo? Fornendo una risposta nella credenza del divino, un motore immobile verso cui tutte le cose tendono. L’anonimo autore del papiro mostrava che c’è una logica dietro l’apparente follia dei miti, che è possibile sciogliere se si analizzano e si interpretano i segni con l’aiuto di filosofi e di scienziati. Da qui parte Aristotele per un viaggio a sua volta seguendo segni e indizi. Il nostro è un mondo in cui tutto cambia e si trasforma (Le Metamorfosi di Ovidio), in cui c’è movimento. Questo movimento è originato da un motore che lo muove senza essere mosso, un motore immobile, privo di materia: il pensiero. Una mente, Dio, che non imprime il movimento ma che spinge gli altri a muoversi per desiderio di lui e raggiungere la sua perfezione. Il mito nasconde questa verità. Ecco perché Aristotele dichiarava che più diventava vecchio, più trovava consolazione nel mito.

San Giuliano Milanese, 06/01/2017

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