Sconfitta la riforma costituzionale, Renzi: ‘L’esperienza del mio governo finisce qui.’

renzi-nel-discorso-di-commiatodi Paolo Rausa
Il risultato del referendum costituzionale è netto. Con il 59% dei voti contrari è stata respinta la riforma costituzionale. L’affluenza alta, il 65% degli aventi diritto. Con il 41% a favore il Sì perde la scommessa di cambiare l’Italia, col proposito di renderla più semplice, più funzionale e diminuire i costi della politica. Il governo si è speso per sostenere la riforma pure votata da Forza Italia e dalla minoranza interna al Pd, che poi hanno deciso di contrastarla con il No. Il popolo italiano si è mobilitato ed ha seguito le indicazioni dei partiti di tutto l’arco costituzionale ed extra (da Sel ai 5 Stelle, alla Lega, a Forza Italia, ai Fratelli d’Italia, a CasaPound, alla Cgil, all’Anpi, ecc.), che hanno denunciato la svolta autoritaria, l’uomo solo al comando e le contraddizioni insite nel testo di riforma. Gruppi e partiti dalle ideologie diverse, dai valori contrastanti, tutti uniti contro Renzi e il suo governo, contro un solo partito, il Pd. Ma la democrazia è questa, decide il potere popolare con il voto. Renzi non aveva altra scelta che dimettersi e lo ha fatto con un discorso da grande capo di governo che riconosce la sconfitta, ma esalta l’orizzonte politico della sua esperienza amministrativa, che aveva come punto qualificante il cambiamento dell’Italia, una democrazia più funzionale per governare le grandi questioni che una società moderna richiede, attrezzata alla stregua delle grandi democrazie occidentali. Il paradosso è che con il 41% dei consensi avrebbe potuto veleggiare sicuro in qualsiasi altro paese del mondo. Invece con questo voto si è deciso di mandare a casa un primo ministro che si è distinto per la qualità dei provvedimenti approvati sul piano sociale, culturale e del lavoro. Ora tocca ai ‘vincitori’ proporre soluzioni e modalità di governo delle complessità, ognuno dal suo punto di vista, dalle sue posizioni, le une diverse dalle altre. Sarà una grande scommessa, ricordando che a vincere o a perdere sarà l’Italia. Dopo il risultato tutti hanno gioito e incomprensibilmente anche alcuni compagni di partito, che hanno contribuito a sconfiggerlo. Certo nulla sarà più come prima. Occorrerà rifondare il partito avvalendosi anche dei tanti contributi liberali e democratici che lo hanno sostenuto con il voto a favore. E anche Renzi avrà da imparare dalla sconfitta e trarre motivi di riflessione per affrontare con approccio diverso e vincere le sfide che attendono l’Italia. Il suo discorso di commiato dagli Italiani ha raggiunto vette di commozione e di consapevolezza, scandendo gli impegni e le tappe del suo cammino in questi due anni e mezzo, soprattutto affranto per aver dovuto interrompere la marcia del cambiamento: ‘La colpa è mia, non vostra, amici del Sì. Fare politica contro qualcuno è più facile, fare politica per qualcosa è più bello. Un giorno tornerete a vincere e le lacrime di stanotte saranno solo un ricordo. Io ho perso. E lo dico a voce alta anche se col nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Credo nella democrazia. Credo nell’Italia e per questo voglio cambiarla. Andiamo via senza rimorsi. L’esperienza del mio governo finisce qui. Lascio la guida dell’Italia con un paese che ha finalmente una legge sul terzo settore, una legge sul dopo di noi, una legge sulla cooperazione internazionale, sulla sicurezza stradale, sulle dimissioni in bianco, sull’autismo, sulle unioni civili, contro lo spreco alimentare, contro il caporalato. Quelle leggi con l’anima, quelle di cui si è parlato di meno e a cui tengo di più.’

San Giuliano Milanese, 05/12/2016

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