Pompeo Cimini, una vita da forestale dall’Abruzzo alla Lombardia, ci ha lasciato a 59 anni

img-20160420-wa0000di Paolo Rausa
Ero stato al suo paese di nascita, ad Opi, nel Parco Nazionale d’Abruzzo – glielo avevo detto – e poi a Scanno, Civitella Alfedena, Pescasseroli… Gli ricordavo di aver visto le case con i tetti a gradoni. Era questa l’impressione che ne avevo ricavato vedendo i tetti a triangolo paralleli, man mano che le case si inerpicavano sui monti della Marsica. In piena zona protetta, le Valli, la Camosciara, una vacanza a piedi sulle montagne del Gran Sasso d’Italia, la Maiella, Sulmona, la patria di Ovidio… Era naturale crescere con l’amore della montagna in quei luoghi e con la passione di difenderla e di valorizzarla, come poi è accaduto con il Parco. Lo sbocco naturale era la Forestale, per lui, i compagni, in famiglia. Il corso a Cittaducale e la destinazione non nei suoi luoghi, ma al nord. Come tanti altri dell’Abruzzo che conservano il profumo della loro terra, e il sapore del cibo e degli insaccati che le madri, come la sua, di tanto in tanto inviavano ai figli lontani… Abbiamo condiviso una storia importante lì, nell’Ufficio regionale di Milano, un periodo di una decina di anni. Lui era finito a Milano e si era fatto invischiare dagli occhi dolci di Alessandra, una giovane ufficiale proveniente da Brescia, altra zona montuosa, che si stendeva verso il Trentino e allungava le sue propaggini verso la pianura padana. Si erano visti, si erano piaciuti e si erano capiti. Una vita dedicata all’amore comune, all’ambiente naturale, sotto forma di azione e servizi. A Pompeo era stata subito proposta la gestione contabile e logistica e in qualche modo si era assuefatto, ma non disdegnava di partecipare ad azioni sportive o a campagne di prevenzione e di tutela della flora e della fauna. Con una propensione al sociale, all’umanità, ai problemi di natura organizzativa e sindacale che i suoi colleghi erano costretti ad affrontare e risolvere. Aveva accettato volentieri di rappresentare negli incontri con la direzione regionale e nazionale le problematiche che il Corpo si trovava ad affrontare, ma più ancora a fare i conti con la consueta scarsità di fondi nel tacitare aziende e fornitori, salvo accelerare alla fine dell’anno quando si lavorava anche di notte per dispensare la manna che pioveva da Roma, tutta insieme fino a farci annegare… Io arrivavo da Como, da una esperienza scolastica. A Milano era stato semplice inserirsi nel settore amministrativo con Pompeo e con tutti gli altri che provenienti da diverse parti dell’Italia si adoperavano per far funzionare una macchina a volte sbilenca. La pausa pranzo metteva alla prova la nostra socialità perché dopo aver assaggiato manicaretti che Marino o altri preparavano ci si abbandonava alla discussione politica, sociale, lo sport… insomma tutta la vita passava in rassegna in quell’oretta. Juventino sfegatato e compagno convinto, Pompeo dispensava consigli e cercava con il suo impegno  prezioso di risolvere le classiche controversie che sorgono nei posti di lavoro… Aveva voluto restituirmi la pariglia e con Alessandra e i due figli ancora piccoli era voluto andare a visitare la mia terra d’origine, il Salento… perché se ne parlava come la terra della pizzica e come la terra fra i due mari che a lui montanaro destava curiosità e meraviglia. Infatti si era trovato bene. Lasciai Milano per Monterosso al Mare e chiusi la mia esperienza milanese. Un pomeriggio mi arriva una telefonata sconfortata. Pompeo mi confessò la sua malattia, appresa dalle analisi che aveva appena ritirate. Era sconvolto. Avevo cercato di confortarlo ed ero rimasto colpito dal fatto che avesse scelto proprio me per confidarsi. Poi le cure cominciarono a fare effetto e lui a migliorare. Lo ritenevo ormai fuori dal pericolo. Fino a stamattina. La ricaduta, mi rivela Marco, data da un po’ di tempo. Siamo così, fragili! Il pensiero corre alla sua famiglia di Opi e a questa di Milano, ad Alessandra, che ha fatto della Forestale la sua seconda casa, sempre preparata, sempre puntuale e ai due ragazzi, ormai giovanotti credo, che vedevamo d’estate riempire di disegni i fogli di cartaccia che Pompeo passava loro durante le vacanze estive. E ad un amico e un compagno, che ha portato la genuinità della sua terra in quel di Lombardia, innestandola con un ceppo di forte e duraturo impianto. Addio forestale d’Abruzzo e di Lombardia, addio caro Pompeo!

San Giuliano Milanese, 24/11/2016

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