L’odissea giudiziaria di Giulio Facchi, tredici anni di processi per disastro ambientale, dalla sedia curule di Milano all’inferno dei rifiuti della Campania

giulio-facchiCome un camorrista, peggio di un camorrista! Lo conoscono bene gli ex ministri dei Verdi, partito in cui aveva militato, Edo Rochi e Gianfranco Mattioli, così come il senatore Luigi Manconi, che ne era stato portavoce, e Massimo Scalia, scienziato e fondatore del Sole che ride. Allibiti che su di lui si sia scatenata una tale tempesta giudiziaria da lanciare alla guisa di un fulmine, per bocca del PM Milita in uno dei processi legati alla questione rifiuti, la richiesta a suo carico della reclusione a 30 anni. Giulio Facchi è stato un ambientalista di spicco della meteora dei verdi milanesi, ha rivestito incarichi di prestigio nelle istituzioni, da consigliere comunale e da assessore provinciale all’ambiente. Poi il salto di qualità e di impegno politico, chiamato a collaborare in Campania con il Commissario ai rifiuti Antonio Bassolino, nella gestione di uno dei settori più complessi e delicati dal punto di vista ambientale e criminale. La città di Napoli era sovrastata da cumuli di rifiuti e il territorio campano era diventato ricettacolo di quantità enormi di rifiuti speciali sotterrati con grave danno dell’inquinamento per la falda e per i terreni, trasformando la Campania Felix in Terra dei Fuochi. Una faccenda che ora pesa incredibilmente per intero sulle spalle di Giulio Facchi! Molti esponenti politici e ambientalisti si sono espressi contro questa enormità giuridica e hanno sottoscritto un manifesto, come ha fatto anche il parlamentare e assessore a Napoli Tommaso Sodano, ospitato sulle pagine del Manifesto e aperto per ulteriori adesioni. A mobilitarsi sono gli amici e i compagni di un tempo, che lo hanno conosciuto e apprezzato a Milano. Giulio Facchi è accusato di abuso d’ufficio, falso ideologico, ma soprattutto disastro ambientale con avvelenamento delle acque, un reato da terrorismo. Riguarda il trasferimento dei rifiuti, da lui autorizzato in una discarica in odor di camorra. ‘Senza che vi sia nessuna contestazione di associazione a delinquere,  non contestata neppure al proprietario della discarica, Cipriano Chianese, salvo un riferimento all’ipotesi di aver favorito in modo indiretto la camorra’. – Giulio Facchi è sconvolto e piange, non  per l’entità della pena richiesta ma per il fatto che è chiamato a rendere conto di responsabilità che non si sente di condividere. La sua attività in Campania risale al periodo dal gennaio 2001 all’aprile 2003. Un compito difficile quello di gestire oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti. Ogni giorno si accumulavano enormi quantità di rifiuti in tutta la città di Napoli. Ricorda che alla discarica Resit, ne erano state portate 300 mila tonnellate, di cui 250 mila in un’area nuova dei terreni di Chianese, dove fu allestito uno sversatoio a norma. E poi altro materiale venne trasportato ovunque, in altri luoghi in Italia e anche in Germania. ‘Inchieste sono state aperte ovunque abbia mandato dei rifiuti: Puglia, Orvieto, Ariano Irpino. – aggiunge – Anche se le autorizzazioni per Resit furono fatte d’intesa con la Prefettura’. Lui unico colpevole! Bassolino e Fibe assolti. ‘Se chiudere con la Terra dei Fuochi e risanare il territorio è un obiettivo giusto e lodevole  perseguito dal presidente Renzi e dal governatore De Luca, – conviene Facchi – non ha senso chiudere la vecchia stagione trovando in me il colpevole dell’inquinamento’. Non si può discarica-rifiutivoltare pagina accusando me: ‘Io con la Terra dei Fuochi non c’entro nulla, sono arrivato solo nel ’99. Con tutto questo non c’entro, non sono un mostro’. Piange Giulio Facchi quando pensa alle lotte ambientaliste, ricordando l’azione per bloccare in Lombardia il sito di Cerro Maggiore, scelto come discarica, e le posizioni assunte con Scalia, per l’inasprimento delle pene in materia di reati ambientali. ‘Non potrei fare accordi illegittimi. E’ la mia storia che lo impedisce. Ma certe accuse comunque ti cambiano la vita. Mi restano le lacrime per deplorare una condizione in cui non mi riconosco e lo stato in cui mi trovo per aver perso in questi tredici anni casa, lavoro, amicizie e affetti.’

San Giuliano Milanese, 17/11/2016

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