Antonio Baldari, una vita spesa per la propria terra l’ambiente gli ulivi

20150329_182231di Paolo Rausa
Vedo ora su alcuni profili l’immagine di Antonio Baldari e il segno del saluto, di quei saluti che sanno di addio. L’ho intravisto di recente nelle foto mentre ricoverato in ospedale era visitato dagli amici e compagni coi quali aveva diviso lotte inenarrabili, sempre in prima linea, a difesa dell’ambiente naturale, della propria terra salentina, degli ulivi per smascherare quella che lui chiamava una macchinazione contro l’albero maestoso che ricopre con le sue chiome distese infinite della campagna messapica. Ci siamo ri/conosciuti in questi frangenti con Antonio, nel passato lottatori strenui per la giustizia proletaria e per la libertà dallo sfruttamento. Poi come spesso accade ci si perde di vista. Io a Milano per fare nuove esperienze, studiare, lavorare. Ho ripreso col tempo un rapporto più assiduo con il Salento, in occasione della malattia di mia madre, come se vedessi in quell’infiacchimento anche un decadimento della mia terra, per questo avevo ripreso a frequentarle più spesso, l’una e l’altra. In un periodo in cui gli ulivi si disseccavano e poi alle prime forme di mobilitazione sotto la Questura di Lecce, nei campi di Veglie, avamposto delle truppe uliviste, davanti al Tribunale di Lecce a sostegno della magistratura che voleva vederci chiaro, in tutti questi momenti Antonio era lì, non mancava a nessun appuntamento con il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere, il suo sghignazzo, la sua verve, la sua simpatia contagiosa e ridanciana. Incontrarlo era una festa. Lottava con i denti, con tutte le sue forze per affermare l’intangibilità dell’albero della pace, come lui chiamava l’ulivo, che anche gli dei avevano scelto per proteggere la città dell’arte e della sapienza e della democrazia antiche, la patria di Pericle, Atene. Ci abbracciavamo e sognavamo, ma ovviamente lui prediligeva le belle fanciulle e se le sbaciucchiava e le adorava con quei suoi occhi sorridenti con le battute irriverenti, con quel doppio senso che sfugge ad una immediata riflessione ma che sapeva d’antico e si capiva dopo una meditazione. Antonio è sempre stato così, aperto, trasparente, amico e fratello di tutti, ma più di tutti noi figlio integerrimo e inflessibile della madre terra che ora lo accarezza dolcemente e lo conforta nel suo seno. (Foto con Emanuela Mangione a Lecce, Domenica delle Palme in Piazza S. Oronzo, 29 marzo 2015)

San Giuliano Milanese, 31/10/2016

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