Lo scontro sul Referendum Costituzionale non deteriori la convivenza civile

unnameddi Paolo Rausa
Non si tratta solo di abbassare i toni, ma di trovare modi e forme civili con cui esprimere i propri convincimenti. Ha sollecitato questo comportamento rispettoso delle altrui convinzioni di recente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed ora un articolo particolarmente preoccupato di Marco Cianca sul Corriere della Sera. Lo scontro in atto fra i sostenitori del no e del sì al referendum costituzionale del 4 dicembre apre una riflessione seria sulle modalità di condurre un confronto che dovrebbe rimanere sempre sul piano civile, ma che in Italia rischia di degenerare scavando un solco incolmabile fra diverse posizioni. Anzi sta già degenerando. Su diverse e contrapposte sponde si fronteggiano da una parte e dall’altra guelfi e ghibellini, bianchi e neri, no e sì. Assistiamo nei duelli televisivi e negli scontri a distanza o sui media alla presentazione delle proprie posizioni con argomenti offensivi dell’altro, che si appresterebbe in caso di vittoria o a cancellare la Carta e a imporsi come capo fazione autoritario e dall’altra parte a immaginare tutto fermo e temere una immobile conservazione nel caso il referendum non passi. I politici si portano dietro questa grande responsabilità: non hanno educato i loro accoliti, ognuno fermo per partito preso, a rispettare le posizioni altrui, a favorire il confronto come strumento per addivenire eventualmente a sintesi superiori. Faccio appello ai cittadini e ai militanti dell’una e dell’altra parte a promuovere confronti pacati e nel merito delle questioni che si vanno a votare, ben sapendo che al termine della conta, chiunque abbia vinto non deve fare sfracelli o temere di essere sfracellato dall’avversario. Che non è tale, è un cittadino, libero o organizzato, che ha le sue idee e le manifesta, senza considerare gli altri come nemici da battere e da sradicare. Sentiamo il bisogno di figure sagge che si frappongano ed esprimano il loro giudizio con argomentazioni pacate e convinzioni suffragate da ragionamenti, senza che nessuno venga deriso o combattuto come portatore di eresia. Se faremo così – per questo mi appello agli attivisti dell’uno e dell’altro campo – al termine delle votazioni, chiunque abbia vinto troverà nell’altro la massima collaborazione perché si tratta di costruire l’Italia non dei blocchi ma della collaborazione. Proviamoci tutti! Non siamo figli di un dio minore, né gli uni né gli altri, ma fratelli e sorelle che si devono cimentare con gravi problemi comuni.

San Giuliano Milanese, 17/1/2016

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