‘Milano e il mare dentro, Sopravvivere alla metropoli’, il libro di Giuseppe Selvaggi

Cop. Milano e il mare B trdi Paolo Rausa
Intorno al tavolato, un bancone più che una scrivania, dell’Associazione Pugliesi di Milano erano raccolti alcuni avventori e ascoltavano storie. Mi dispiaceva interromperli, quando mi ero ripromesso qualche anno fa con mia moglie Ornella di condividere con loro le poesie salentine di mio padre Fernando. Chi meglio di loro poteva capirle? Poesie salentine a Milano? Fui ammesso nella sala, ascoltato e operativamente invitato alla presentazione del libro. Fra quegli avventori c’era Giuseppe Selvaggi, Pino per gli amici, che poi seppi fosse il responsabile eventi dell’Associazione. Un lampo mi illuminò la mente e mi fece andare con la memoria a quando ero ragazzo e ascoltavo a casa, nelle sere d’inverno accanto al camino, i racconti delle storie del mondo e di quell’angolo sperduto che è il Salento, de finibus terrae. Siamo conterranei con Giuseppe Selvaggi, lui è più a nord e si sente dal modo spiccio di parlare e di intessere storie di vita che si frammischiano fra il passato di biscegliese, studente e figlio di gente del popolo, e il presente di milanese che vive in una cittadina prossima e lavora nella grande metropoli lombarda. Il piglio è lo stesso. Pino prepara il telaio e comincia a intessere l’ordito con storie verosimili, suggerite dalle muse. ‘Dice cose vere che sembrano false e cose false che sembrano vere.’ Questo riportava Ovidio di Esiodo a proposito del loro rapporto con le storie del mondo, quelle che ci passano sotto gli occhi quotidianamente, e ci commuovono e ci inteneriscono, ci fanno soffrire e amare, nostalgiche, che guardano al futuro, tutte intrise di grande umanità. A partire dal rapporto con la madre ancora vivo, nonostante lo abbia lasciato qualche anno fa.  Come Pirandello quando in Caos, nella sua villa, nella sala con il finestrone aperto in cui si insinua un ramo di arancio profumato, intesse un dialogo con la madre morta, che lo consiglia di trattare la vita con la mano aperta e non chiusa a pugno. E con il padre, avanti con l’età, che ha perso l’udito, ma non il desiderio di rivedere il figlio per sempre fra quelle pareti domestiche dove lo ha visto crescere, e studiare, e partire lontano lontano in quella città del nord, dove c’è sempre la nebbia. Tutti gli angoli di Bisceglie conservano i cari ricordi e si dissolvono in quelli di Sesto San Giovanni dove si è stabilito dapprima come giovane professionista che condivideva con i vicini la casa di ringhiera, una finestra sul cortile, sull’infinito. In fondo è possibile qui farsi un viaggio nel mondo con soli 1 euro e 50 centesimi, il prezzo del biglietto del tram o del bus, lungo la via Padova dove resistono pochissimi italiani e le insegne in mille lingue e le parlate evocano storie lontane da mille e una notte eppure così vicine che sono dentro di noi. Questa città padana ha tanto coinvolto Pino  che non c’è angolo, non c’è persona che si salvino dai suoi lunghi interrogatori silenziosi e velati di malinconia ma sempre attenti a penetrare nei precordi, a svelare l’anima delle cose e delle persone, non importa l’involucro e il colore della pelle. Ma c’è una cosa con cui essa non può competere: il mare con tutti i suoi rumori, le onde, gli andirivieni, i viaggi di Ulisse, di Enea e dei profughi che sui barconi della speranza, spesso della morte, solcano  il mare. Per questo se lo porta dentro dalla sua natìa Bisceglie. Alla fine ci siamo riusciti, l’abbiamo convinto a mettere in un libro tutte queste litanie, che nelle sere d’inverno proveremo a leggere e rileggere e ci incanteranno come quando eravamo bambini o adulti attorno al tavolone dell’Associazione Pugliesi, intenti a capire il senso di un uomo che si rispecchia nelle storie degli altri, nelle storie del mondo, la sua Bisceglie e la nostra Milano. Giuseppe Selvaggi, ‘Milano e il mare dentro, Sopravvivere alla metropoli’, Ed Insieme, 2016, Terlizzi (Ba), pp. 185, € 15,00.

San Giuliano Milanese, 11/04/2016

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