“L’Irredentismo italiano di Nizza e del Nizzardo, Il caso Marcello Firpo (1860-1946)” di Giulio Vignoli

vignoli e il nizzardodi Paolo Rausa
A merito di Giulio Vignoli, giurista e storico, già docente di diritto e politica delle Comunità europee, poi di diritto dell’Unione Europea, di diritto agrario comunitario, di organizzazione internazionale e di diritto pubblico comparato presso l’Università di Genova, va riconosciuta la caparbia italianità, il senso di difesa dei nostri connazionali ovunque li abbia sbattuti il destino o la Fortuna, direbbe l’Ariosto. Difatti si è occupato delle minoranze italiane in Europa e ha assunto la difesa e la rivendicazione di appartenenza alla nazione italiana di città e territori che vi erano appartenuti per storia, cultura e lingua come Nizza e il Nizzardo, ci cui al presente saggio, la Corsica, Malta, il Ticino, i Grigioni, Istria, Fiume, Dalmazia, Col di Tenda e Briga. Si è occupato inoltre di questioni internazionalistiche riguardanti il Montenegro. Unendo la passione per gli studi sull’Europa orientale a quella sulle minoranze italiane, ha trattato il caso degli Italiani di Bosnia, Romania, Moldova, Macedonia e Ucraina. Ha fondato il periodico “Il Pensiero di Nizza”, voce dei nizzardi italiani, e lo ha diretto per più di dieci anni. È autore di centinaia di pubblicazioni fra monografie, saggi, articoli, note, fra i quali ricordiamo: ‘I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana. Saggi giuridici, storici ed economici’, Giuffrè, Milano 1995;  ‘Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa’, Giuffrè, Milano 2000;          con Giulia Boiko, ‘La tragedia sconosciuta degli Italiani di Crimea’, Kerch marzo 2007 (in italiano, russo e ucraino) e nel novembre dello stesso anno una seconda edizione col titolo ‘L’olocausto sconosciuto: lo sterminio degli Italiani di Crimea’ e a sua curatela ‘Gli Italiani di Crimea, Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio’ nel 2012 per le edizioni Settimo Sigillo di Roma. Ho conosciuto Giulio, io pugliese emigrato a Milano, attratto dalla vicenda dei nostri connazionali di Crimea, incredulo che una storia così intensa e drammatica di una popolazione, che è stata deportata agli inizi del 1942 ad opera di Stalin, venisse dimenticata dalla madre Patria. Quell’Italia a cui i nostri fratelli, figli di emigranti partiti a più riprese nel corso dell‘800 per lo più dai porti pugliesi di Bari, Bisceglie, Trani e Molfetta, si sentono ancora legati, tanto da esporre nella loro improvvisata aula, uno scantinato in cui mantengono vivo il suono della lingua di Dante, il  tricolore e la carta geografica. Ci sono stato nel 2012 con mia moglie a Kerch, il 29 gennaio, 70° anniversario della deportazione, e ho partecipato alla cerimonia in ricordo degli imbarcati a forza sulle navi e poi trasportati sui carri bestiame sino in Kazakistan e Siberia,  lanciando dal molo gerani verso il Mar Nero e d’Azov. Ho richiamato i meriti di Giulio Vignoli nell’aver sostenuto i diritti di questa comunità dimenticata, la cui tragedia non è stata finora riconosciuta, salvo un impegno assunto l’estate scorsa da Putin, e  rivendicato nei confronti delle nostre autorità la cittadinanza italiana cancellata dai Sovietici. L’umanità e il vero sentire di patriota animano questo ultimo saggio di Giulio, di italiano che si sente fratello, nonostante i pregiudizi storici e ideologici. Egli dimostra che Nizza e il Nizzardo, Mentone e Roccabruna, sono da sempre appartenuti alla nazione italiana, ancor prima che fosse riconosciuta come Stato, prima Monarchico e poi Repubblicano. La Liguria Occidentale, Intemelia, è da sempre stata un’unica entità geografica, politica e culturale, che si estendeva ben oltre gli attuali confini di Ventimiglia. Giulio Vignoli racconta con minuzia di particolari i passaggi storici, la rivoluzione mentonasca del 1848, la volontà della popolazione di unirsi al Regno di Sardegna per poi confluire nel Regno d’Italia se non fossero intervenuti i patti segreti del re con i quali si cedevano ‘proditoriamente’ alla Francia queste gloriose città. Altro che ‘rattachement’ dopo l’occupazione italiana del 1940-43! Lo prova l’attività culturale, di amore per le tradizioni e la lingua e la letteratura mentonasche di Marcello Firpo, una figura di grande intellettuale così bene delineata e definita in ogni sua attività di poeta, scrittore e agitatore culturale. Per questo condannato dai francesi a 7 anni di reclusione, alla degradazione nazionale e alla confisca dei beni oltre alla sanzione di 400.000 franchi. La lingua come strumento di identità e di autonomia, una condizione che la Francia non mai ha riconosciuto e che l’Italia si è ben guardata dal rivendicare. Uno scritto patriottico, questo di Giulio Vignoli, di storico non di parte, che tenta di rendere giustizia ‘sine ira et studio’ ai nostri fratelli, calpestati e derisi, ma almeno da ora restituiti alla loro dignità di Liguri prima e di Italiani poi, traditi dalla storia. “L’Irredentismo italiano di Nizza e del Nizzardo, Il caso Marcello Firpo (1860-1946)” di Giulio Vignoli, 2015, edizioni Settimo Sigillo, pp. 135, € 14,00.

San Giuliano Milanese, 30/03/2016

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