Solo “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”? Le chances delle primarie del centrosinistra a Milano

993480_10202087123851909_183347003_ndi Cristina Tajani
Affermando nel marzo scorso di non volersi ricandidare alle prossime elezioni, il sindaco Pisapia ha affidato alla responsabilità dei milanesi – in primis alla responsabilità del centrosinistra – la costruzione di una proposta convincente e larga per il 2016. Se il dibattito pubblico nazionale ha insistito sulla centralità di Milano per rappresentare l’Italia davanti all’Europa e al mondo, se a questa riguadagnata reputazione ha contribuito il successo indiscusso di Expo – sei mesi durante i quali, fuori e dentro il sito espositivo, la città ha attratto e convinto 21 milioni di persone -, allora serietà vuole che il dibattito sulle amministrative si collochi alla giusta altezza. Credo di aver contribuito, di fianco al Sindaco e agli altri assessori, alla definizione di quel laboratorio politico e amministrativo che la città si è dimostrata essere negli ultimi anni. Tra i temi su cui ci siamo distinti, gli interventi sperimentati sui temi dello sviluppo e del lavoro (per stare alle mie dirette competenze): primo Comune in Italia a lanciare il microcredito per rispondere all’emergenza sociale, primi ad intervenire sul coworking e la manifattura digitale, primi ad adottare politiche quadro sulla sharing economy, primi per numero di start up e incubatori direttamente sostenuti da finanziamenti comunali, primi nel riuso a fini sociali e economici di spazi pubblici abbandonati nelle periferie, primi nel ranking delle smart cities italiane e per finanziamenti attratti sui bandi europei, nazionali e regionali (90 milioni di euro), primi per progetti di cooperazione pubblico-privato che ha consentito l’infrastrutturazione fisica e digitale della città, come dimostra il grande investimento fatto sull’open wi-fi. Insieme a molti altri, per due anni abbiamo aperto alla città un laboratorio di prassi e riflessione – MilanoIN, Innovare per Includere – (ben noto anche ai lettori de Gli Stati Generali, che di MilanoIN ha ospitato il blog) coinvolgendo centinaia di persone, per tradurre le azioni amministrative in proposta politica generale. Intellettuali, amministratori locali, operatori dell’economia sociale e collaborativa sono venuti a confrontarsi – qui a Milano – dall’Europa e oltre. Non un luogo per discussioni colte, ma il veicolo del protagonismo per quei soggetti che vivono di lavori – non di rendita – e che già oggi fanno camminare la città marcandone la forza. Protagonisti che suonano “nuovi” solo a quella politica che raramente risponde coi fatti alle domande sociali evocate a parole. Insomma, un luogo che ho creduto rispondente alla domanda di ricerca e cambiamento da cui la sinistra dovrebbe trarre la propria ragion d’essere. E’ questo l’osservatorio da cui ho guardato e intendo continuare a guardare l’occasione delle primarie. Di occasione infatti si tratta. Sono in campo candidature autorevoli, che renderanno la competizione vera e non scontata negli esiti. Dovremmo ricordarci che l’articolazione della proposta rappresenta, da sempre, la principale ricchezza delle primarie, perché consente ai cittadini di scegliere il miglior interprete di una fase. Mi sembra giunto il momento che tutti, a sinistra, riconoscano questi dati di fatto, non alimentando ulteriormente incertezze e indugi che mettono in discussione lo spirito di coesione delle primarie, presupposto per una competizione leale. L’esercizio di delegittimare i candidati che, sottoponendosi al voto popolare, si riconoscono nello spirito del centrosinistra, ha già prodotto abbastanza danni.
La mia posizione, espressa pubblicamente, intende soprattutto non arretrare rispetto agli obiettivi politici e amministrativi raggiunti. Responsabilità che dovrebbe essere il primo movente dell’azione politica e partitica, non solo per il bene di Milano ma del Paese.
Come noto, ho scelto di sostenere Giuseppe Sala, condividendo questa opzione con la maggior parte dei componenti la giunta in carica e con una quota rilevante delle forze politiche e sociali milanesi.
Chi, come esponenti locali di Sel, nei giorni scorsi ha puntato l’indice – non senza aggressività – su questa mia scelta dovrebbe anzitutto riflettere sulla chiarezza e coerenza della propria posizione pubblica. Non si rendono conto, a mio avviso, che così facendo delegittimano, più che me, il percorso delle primarie.
Ad oggi non è dato sapere quale candidato Sel sosterrà, né se accetterà l’esito del voto qualora vincesse Sala. Dopo aver indicato già a luglio, forse con un po’ di precipitazione, la propria preferenza per l’assessore PD Majorino, oggi al contrario Sel ne chiede “la sintesi” con Francesca Balzani, ponendola quale condizione per partecipare alla primarie. Sembra prevalere una posizione “contro” (cioè contro Sala) piuttosto che una proposta “per” (cioé una proposta chiara). Non sarebbe meglio riconoscere, semplicemente, che la competizione di febbraio sarà aperta, contendibile e nel perimetro del centrosinistra? Lasciando dunque a ciascuno la responsabilità di proporre, sulla base di considerazioni libere, argomentate e politiche, la strada migliore per governare la città dal 2016? Con la mancata ricandidatura del Sindaco Pisapia cessa la continuità dell’esperienza amministrativa. E’ un quadro dato e da nessuno auspicato, che ha aperto una fase non semplice. Se, come io penso, le primarie sono il campo in cui scegliere il miglior interprete di una fase, non si tratta di cercare il candidato più vicino o il “meno distante”, ma il più adatto a tenere alta l’asticella, tanto nelle politiche quanto nel ruolo conquistato dalla città. Accelerare i processi di innovazione e inclusione richiede persone in grado di fare sintesi, persone riconosciute oltre le cerchie ristrette dei partiti, vissute come parte del successo di questa Milano anche quando nulla era scontato.
Sala è stato confermato in Expo da questa amministrazione, ha condiviso con noi i passaggi più difficili, ha esplicitamente indicato nelle nostre politiche il punto da cui ripartire, si è pienamente riconosciuto nel perimetro della coalizione, si è proposto non “contro” altre candidature ma per la città. Per non riconsegnare Milano alla destra di Salvini e Sallusti limitarsi al montaliano “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” sarebbe politicamente muto. Per quanto mi riguarda, il progetto è “Innovare per Includere”, che corrisponde a fatti: proposta di nuovo lavoro in anni di crisi, costruzione di reti sociali, ideazione di politiche pubbliche, strumento di protagonismo per soggetti con nomi e cognomi, che abbiamo avvicinato alla politica. E’ o non è sinistra questo? Altrimenti resta solo la perenne attesa di mosse altrui, sulle quali definirsi per differenza. Continueremo a mettere a disposizione di tutti questo laboratorio, lavorando affinché Innovazione e Inclusione restino la bussola della Milano 2016-2020.

Milano, 27 dicembre 2015

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