Primo soccorso e carceri, la chance della Croce Rossa ai detenuti di Opera e Bollate

Il mito di Sisifo, ad Abbiategrassodi Paolo Rausa
Il piano triennale fra Direzione Regionale Carceri e la Croce Rossa ha ‘laureato’ i primi corsisti, detenuti nelle carceri di Opera e di Bollate, che hanno brillantemente superato le prove al termine del corso di primo intervento. Per riflettere su questa esperienza e per rilanciarla Angelo Juri Aparo, animatore promotore cantante anima della Associazione Trasgressione, ha messo insieme nel convegno di oggi pomeriggio, 9 dicembre, le istituzioni, i formatori e i detenuti in un dialogo e un confronto sui risultati ottenuti nella acquisizione di conoscenze e soprattutto nella consapevolezza di sé maturata dai detenuti. Si sono sentite belle parole questo pomeriggio pronunciate all’unisono dai direttori delle due carceri, Giacinto Siciliano di Opera e Massimo Parisi di Bollate, del magistrato di sorveglianza, di Vittorio Fioravanti della Croce Rossa, docente dei corsi, della responsabile del Rotary Club che ha sostenuto il progetto. Il concetto di rivoluzione ha trovato tutti concordi, intesa come una conversione dei detenuti che hanno commesso reati gravi. Ora essi si sono prestati a rendere  servizi ai bisognosi di cure, una specie di contrappasso dantesco rovesciato: chi ha mal vissuto ora è chiamato a redimersi frequentando questi corsi con la prospettiva di assumere funzioni sempre più importanti nell’attività di pronto soccorso. Sfida è l’altra parola richiamata spesso dai responsabili delle istituzioni che i detenuti intervenuti hanno raccolto e rilanciato, quando hanno raccontato in cosa sia consistito il loro apprendimento nelle lezioni esterne presso la Croce Rossa. Il recupero del senso di umanità smarrito e calpestato è stato assunto nella consapevolezza che il percorso di riabilitazione è complesso e faticoso. Passa innanzitutto dal riconoscimento dell’errore compiuto e dalla consapevolezza che sia possibile recuperare quel ruolo sociale e affettivo nella famiglia. Una situazione rappresentata nello spettacolo  teatrale ‘Sisifo’ dai detenuti in diversi luoghi, il cui significato è appunto lo sforzo di riconoscere l’autorità e l’assetto sociale esistente visti non come nemici ma come alleati per intraprendere un percorso virtuoso che conduca fuori dal tunnel e faccia riabbracciare la famiglia e i figli. Antoine de Saint-Exupéry, ‘la libertà della responsabilità’ – ha sottolineato Massimo Parisi, battezzato con lo pseudonimo di Lorenzo il Magnifico da Angelo Aparo per le sue vedute liberali, Italo Calvino e soprattutto De Andrè della Guerra di Piero gli altri autori citati. La lezione che vale per tutti è la scelta di non sparare, la necessità di prendersi il tempo per non sparare, non cedere alle facili lusinghe e recuperare il tempo perduto, la parte della vita buttata via. Una grande lezione di umanità da parte di tutti, che fa capire come il percorso di redenzione e di salvazione sia possibile, faticoso, come nel mito le fatiche di Sisifo, ma alla fine dei conti remunerativo.

San Giuliano Milanese, 10 dicembre 2015

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