Art of motion, L’arte del muoversi, sulla spiaggia di S. Cesarea Terme (Le)

Parkour-Jumpdi Paolo  Rausa
Poi dici tipi da spiaggia, o da scogli come nel nostro caso a Santa Cesarea Terme, per la precisione Porto Miggiano. Torre di avvistamento aragonese, come le tante che sono disseminate lungo la costa costruite dai viceré spagnoli per arginare il pericolo turco o almeno per avvistarlo e dare l’allarme alla gente del contado, che non sapeva cosa fare. Sì, imbracciare qualche forcone sperando che ai turchi non venisse in mente di passare proprio di lì, dalla loro masseria o dal piccolo paesucolo, quattro case costruite con il sudore e ora in balia degli eventi. Ma gli spagnoli che ci stanno a fare? A succhiare il sangue alla povera gente, come gli altri prima e dopo di loro. Ne sanno qualcosa Idrusa e capitan Zurlo e la gente di Otranto asserragliata dentro le mura divenute sempre più grandi e poi ritiratasi in luoghi sempre più ristretti fin dentro la cattedrale e poi sul colle della Minerva per trovare la morte non scambiata con l’abiura. Ma da Napoli nel frattempo non giunge nessun’eco delle milizie richieste a gran voce. L’urlo si sentiva per il cielo. Dopo, sempre dopo, arrivarono le truppe e i carpentieri e i muratori a innalzare castelli e torri di avvistamento, ma ormai il fatto era fatto. Lì a Porto Miggiano, sugli scogli, si fanno incontri davvero interessanti. Il giorno prima Enzo Viti, grande pittore e scultore, amante dei luoghi tanto da ritrarli nei taccuini in 15 anni di permanenza estiva a Santa Cesarea. Sono esposti fino al 20 agosto a Villa Raffaella. E poi Luca Lamacchia, ventenne di Matera, che studia medicina a Pisa. Il padre gli ha detto della mia intervista al pittore ed ora è la sua volta, vuole mettermi al corrente di uno sport particolare, una pratica ginnica e qualcosa in più. Già il nome è difficile a pronunciarsi. ‘Parkour’ mi dice e lo scrive sul mio taccuino da viaggio o ‘Art du deplacement’ (spiazzamento) o ancora ‘Free running’. Ne avevo sentito parlare e forse avevo visto qualche immagine. Ne avevo tratto l’idea del superare gli ostacoli con il corpo, e con la mente. La città costruita in altezza e fatta di muri, cancellate, terrazze diventa palestra da superare. Non esistono barriere architettoniche. Tutto si supera con l’esercizio estremo e l’eleganza dei movimenti del corpo. In libertà. Mi sembra questa la parola che possa riassumere la pratica sportiva denominata ‘Arte del muoversi’. Luca con me, ignorante del tutto in materia, deve partire da lontano: ‘I ragazzi di Yamakasi a Parigi  hanno fondato questo movimento nato come gioco, hanno creato una disciplina, una filosofia, lo hanno reso uno sport sicuro.’ Lo guardo e capisce che deve chiarire ulteriormente: ‘Giocare con la città, con gli alberi, arrampicarsi, esprimere l’arte attraverso il movimento. Nasce intorno agli anni ’80. I ragazzi cercavano di muoversi in libertà nelle città, superare i propri limiti, trovare nuove tecniche, imparare nuovi modi per rendere i loro percorsi più creativi’ – comincio a capire e allora lui va avanti – ‘Il movimento è parte dello sport, il singolo, il salto. Questa disciplina si completa quando si formano dei percorsi o dei tracciati. Ci sono tre stili diversi. Ogni atleta lo vive in modo proprio’. Immagino siano necessari una grande preparazione fisica negli allenamenti e il rispetto del proprio corpo. Riconoscere i propri limiti. ‘Osserviamo intorno e cerchiamo20150809_124345 nell’ambiente.’ – aggiunge. Il mio problema di definire lo sport. ‘Rapportarsi con l’ambiente. Creare delle linee di movimento. Per es. c’è un palo, una ringhiera, arrampicata libera, dei particolari, tecniche semplici. L’atleta con il suo movimento. Un salto fatto sempre meglio. Creare delle linee di movimento, più artistiche, più fluide, più veloci, viene praticato ovunque. Il pericolo è obiettivo. Attraverso gli allenamenti riduciamo il rischio.’ – ora parla liberamente come se stesse in azione. Incredibile! Sono stupito. Capisce e mi suggerisce il loro video https://www.youtube.com/watch?v=HPVUWneX0pw, girato a Matera. Ma con lo sguardo e la mente è già oltre, alle prossime scalate e ai salti fra i merli e la cupola moresca di Santa Cesarea Terme.

Poggiardo, 11/8/2015

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