I dipinti di Misia Mavilia alla Galleria Artemisia di Uggiano la Chiesa (Le)

Faro della Palascìadi Paolo Rausa
La Galleria Artemisia, dedicata alla pittrice di scuola caravaggesca vissuta durante la prima metà del XVII secolo, ospita in via per Minervino a Uggiano la Chiesa (Le) la mostra di un’altra grande pittrice di origini salentine e che come la Gentileschi tenta, con la sua tecnica di impasto e di spandimento del colore a spatola, di scardinare le certezze della realtà. O almeno così come viene descritta e immaginata. Se l’arte ne è lontana tre volte perché cerca di riprodurre il mondo delle idee, come dice Platone, Misia Mavilia cerca di compiere a ritroso il cammino indicato dall’arte come riproduzione della bellezza della natura e della figura. Nei suoi dipinti la realtà viene scarnificata fino a giungere alla sua essenza attraverso tentativi e ripulendola dalle scaglie, togliendo i sette veli dell’impudicizia per giungere essa, sola, all’incontro con l’essenza della vita. Un percorso faticoso e laborioso. In tutto il lavorio dell’artista si intravede lo sforzo per giungere alla verità, senza la fede,Le maree in una visione olistica. Dell’uomo non vi è traccia figurativa se non nelle sue opere dell’attività agricola o architettonica rurale, al massimo di presenza onnisciente come baluardo, la torre di Sant’Emiliano che punta ad est come preavvertimento ai pericoli che giungono dall’oriente in termini di dottrine religiose o di galee turche che minacciano rovine, o come faro della civiltà, il faro della Palascìa, che indica ai naviganti la rotta verso la felicità. Questi gli unici Torre S. Emilianoaspetti in cui l’artista per così dire si rilassa, per il resto le sue immagini racchiudono spicchi di cielo e rocce che incombono e resistono alle maree, campagne dove si intravedono i segni di una agricoltura ordinata e pacifica. A questi elementi si contrappongono le acque marine che elaborano nel loro incedere tumultuoso le esperienze della nostra vita. Scaglie del mare si infrangono nelle nostre anime e si elevano al cielo come per ricordare che la bellezza è una conquista difficile ma duratura, come fanno pensare questi dipinti che recano in sé i segni della vita e dell’amore.

Poggiardo, 18/7/2015

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