Sui Santi Pietro e Paolo di Galatina, 2015, tra passato e futuro

11013271_10153823361187004_7357362280229315891_ndi Antonella Screti
In questa comunicazione vi sono le mie riflessioni sull’esperienza condivisa con l’UNESCO di Galatina lo scorso giugno, che quest’anno continua.
L’anno scorso fui con piacere coinvolta da Vincenza Magnolo nell’organizzazione della sera del 28 e della mattina del 29, assieme alla locale associazione Unesco.
Il desiderio di Enza era – e sarebbe continuato ad essere, se ora non avesse ben altro da fare tra gli angeli – di richiamare l’attenzione e l’impegno di tutte le persone sensibili alla questione “tradizione e attualità, tarantismo e musicoterapie” sulla possibilità di riproporre le ronde serali accanto alla Cappella di San Paolo il 28 e la cura attraverso la musicoterapia il 29 mattina. Tradizione rozzamente interrotta dall’invadente idea di piazzare il palco di musica amplificata proprio in quella piazza.
Io ballo e adoro sentire la musica amplificata bene. Ma ci sono luoghi, momenti, situazioni in cui c’è bisogno di altro; c’è bisogno di rispetto.
Ed è con questo rispettoso intento e con tanta buona volontà, che Enza e i referenti Unesco – sostenuti da me e dalle altre persone contattate – hanno intessuto una rete di azioni miranti a quanto detto.
Durante il mio Seminario sul Tarantismo, il 30 di Giugno dello scorso anno a Galatina – a parte gli amici dell’orchestrina e i danzatori – del mondo della musica popolare e delle tradizioni del Salento era presente solo una persona; solo UNA! Non ho ancora compreso su cosa sono state basate le polemiche imperversate sul web nei giorni successivi da parte delle persone assenti.
Quest’anno i giorni del tarantismo non sono ancora arrivati e già nell’aria esala il cattivo odore dei pregiudizi!
Io e gli altri membri dell’Orchestrina terapeutica, progetto fortemente voluto da Enza e da lei portato avanti fino a che la salute glielo ha consentito, desideriamo praticare la buona tradizione della musica che cura. Perché se è vero che vecchie forme di patologie e di disagi psico-sociali oggi non esistono più, è altrettanto vero che ne esistono di nuove, devastanti. La gran parte, sedate dentro di noi in vari modi: psicofarmaci, alcool, dipendenze varie.
Il tarantismo, come forma di alienazione e ribellione del proprio organismo ‘corpo-mente’ alle disarmonie del sistema socio-familiare in cui viviamo, esiste ancora. Gazie a Dio! Perché un sintomo è sempre una porta d’accesso alla cura; un segnale, spesso violento perché a lungo ignorato, che ci costringe ad attivare guarigioni.
Bene, a chi quest’anno ha voglia di criticare, denigrare, sminuire, far passare per reali le proprie percezioni su quanto faremo, io dico: Nu’ ve ne curati! Venite, osservate, domandate, restate. E solo dopo, solo dopo, esprimetevi.

Dott. A. Screti, psicopedagogista counselor transpersonale in biotransenergetica

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