GLI DEI SALVINO LA GRECIA

Crisi in Grecia, violenti scontri davanti al parlamento della capitaleLa Grecia è ormai all’angolo. Vi è stata messa dalle potenze europee,  con le quali va avanti ormai da mesi un estenuante scontro che avrebbe dell’epico, se non fosse drammaticamente vero e attuale, che sarebbe leggendario, se lo scotto da pagare non fosse l’equilibrio economico finanziario di un’intera comunità, Italia compresa. L’enorme debito contratto dalla Grecia e il paventato default la pongono drammaticamente all’attenzione mondiale. La classe dirigente che ha contribuito a portare la Grecia a questo punto è andata a casa e oggi governa la lista Siriza, ma il Presidente Tsipras e il ministro Vafourakis non sembrano molto propensi a trovare una via di uscita che metta d’accordo i creditori, e ciò inasprisce ancora di più il clima a Bruxelless e rende più difficile trovare un accordo al tavolo delle trattative. Nonostante però gli sbagli commessi da una classe politica arruffona e impreparata e la tendenza del popolo greco a fare debiti e vivere al di sopra delle proprie possibilità (l’evasione fiscale in Grecia ha numeri che quasi raggiungono quelli italiani), è difficile dire che si possa abbandonare la Grecia al proprio destino. Io, certamente, non mi sentirei di dirlo. Ciò perché un eventuale default della Grecia comporterebbe serissime difficoltà anche per l’Italia, creditore come Francia, Germania, Olanda e Spagna. Ma tutti i 18 paesi della UE avrebbero delle ripercussioni. Fondo monetario  Europeo  e Banca Centrale Europea devono pensarci. L’Europa è costretta a cercare un’intesa con Atene. Purtroppo i negoziati sono in stallo. A breve la Grecia dovrà rimborsare un miliardo di prestiti e lo spettro del  fallimento si fa sempre più cosa concreta. Nonostante ciò, l’uscita della Grecia dall’euro è del tutto da scongiurare, come ha sostenuto Olivier Blanchard, del Fondo Monetario Internazionale.  Io non sono un europeista, non lo sono mai stato. Quando, nei primi anni Novanta, si costruiva l’Unione  e  veniva vagheggiato il sogno di una Europa simile agli Stati Uniti, dall’economia e dalla politica  forti, io ero molto scettico e ripetevo ingenuamente,  nella irruenza della giovane età, “andateci voi, io in Europa non ci voglio entrare!”. Nei primi anni Duemila ho vissuto l’abbandono della lira come la perdita di un parente,  un caro congiunto, un lutto personale insomma. Ma quel che è fatto è fatto, indietro non si torna. Oggi non sono convinto che uscire dall’Europa sia la soluzione migliore per risolvere gli annosi problemi legati all’inflazione, alla crisi dell’export, alla disoccupazione in Italia. Fra le tesi peregrine  sull’uscita dall’euro di alcuni “brillanti” docenti universitari che danno base teorica alla demagogia elettorale di certi politici d’assalto,  e le tesi della  stragrande maggioranza degli economisti che invece sostengono che i rimedi sarebbero ancor peggiori dei mali, io, da quello che leggo sulla materia, sono portato a credere a questi ultimi. Così anche per la Grecia. Il Premier Alexis Tsipras  ha una bella gatta da pelare. Il governo greco dovrà appellarsi a tutti gli dei dell’Olimpo per scongiurare una tempesta di colossali proporzioni. Finora si è prodotto  nelle affermazioni muscolari del palestrato Ministro delle Finanze Varoufakis, ma dovrà mostrare un volto più arrendevole con il board di Bruxelles. Dunque  “salvare la Grecia”, come ribadiscono anche il professore Forges Davanzati , su “Quotidiano di Lecce” del 25 febbraio 2015, e sempre sullo stesso giornale del 12 marzo 2015, Giorgio La Malfa,  diventa l’imperativo categorico, politico e, secondo  me, anche morale.

PAOLO VINCENTI

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