A proposito delle teste mozzate esibite

Decapitación_de_San_Pablo_-_Simonet_-_1887di Paolo Rausa
Sui teschi si potrebbe disquisire a lungo, sul loro uso, sulle teste tagliate e issate sulle picche per spregio del nemico da combattere e una volta sconfitto, esibito, non importa se sulle strade consolari o in un corteo di menadi o in un video diffuso in tutto il mondo come segno della propria potenza e imbattibilità e nello stesso tempo segnale di disumanità totale. Nelle civiltà antiche o cosiddette primitive mai avrebbero osato infierire su un cadavere e se anche fosse successo la volontà umana o divina avrebbe manifestato la propria determinazione a porre fine e a ricomporre i poveri resti, non importa a chi appartenuti. Così Antigone seppellisce il corpo di Polinice, così Apollo rende possibile la restituzione del cadavere di Ettore al padre Priamo. Per la ragione che ormai sono morti, non sono più oggetti di odio, ormai appartengono alla terra. E anche quando quei teschi sono esposti in bell’ordine, in teche vetrate dietro gli altari, nella cattedrale di Otranto, famosa per il pavimento a mosaico che rappresenta l’albero della vita, tuttavia il ricordo degli ottocento martiri, ora beati e poi santi, mette in evidenza la barbarie e l’ostilità, come la figura di Idrusa in bronzo che sfida l’oriente munita di croce. Ora più che mai abbiamo bisogno di oblio, che riporti pace sulla terra, e dell’intervento di Zeus che scagli la saetta per ammonire i mortali che oltre non è lecito andare.

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