“I giorni prima dell’alba”, romanzo di Andrea Edoardo Visone

i giornidi Paolo Rausa
Ormai Andrea Edoardo Visone ha preso il treno espresso della scrittura, una volta il più veloce. Non si ferma più – siamo al terzo romanzo -, la sua penna scivola sul foglio e riga ricordi del tempo giovanile, dove le aspirazioni di un giovane laureato in lettere, figlio d’arte per così dire, anzi di politici navigati – il padre è stato un noto parlamentare comunista – sono chiamate a fare i conti con il dovere di patria, il servizio militare, e con il sentimento d’amore che naviga a vista. Troverà l’amato porto? Riuscirà a uscirne vegeto e vivo dalle tempeste della vita? Il luogo immaginato dall’autore per ambientare la narrazione ospita una caserma dell’aeronautica, l’arma azzurra dell’esercito italiano. Qui viene spedito il nostro protagonista, sempre definito in prima persona. L’autore passa in rassegna un periodo breve ma significativo della sua vita, la naia, il servizio militare obbligatorio. L’anno, il 1976, cade in un periodo particolare della vita politica italiana: quelle ‘convergenze parallele’ – il concetto richiama il titolo del suo precedente romanzo – che segnarono la fine della esclusione del PCI dal governo del paese, seppure sotto forma di astensione. Quella politica coraggiosa fu poi pagata da Aldo Moro con il suo sequestro, l’assassinio della sua scorta, e alla fine con il processo ‘popolare’ che sentenziò la sua morte da parte delle Brigate Rosse. La vita nella caserma è un inferno, per via delle esercitazioni assurde, della prepotenza dei graduati e degli ufficiali che sfogano sulle povere reclute, le spine, la loro alienazione. Ecco perché si porta sempre con sé il cartoncino con 365 caselle da annerire ogni giorno che passa con la speranza che arrivi presto l’alba. Intanto però anche all’interno delle caserme era giunta l’onda lunga delle contestazioni operaie e studentesche. Erano nati i PID (proletari in divisa) qualche anno prima che sfilavano nelle manifestazioni con il volto coperto dal foulard di ordinanza. Cosicché alle autorità non restava che condurre l’esercito di leva verso quello di professione, con gran sollievo di tanti giovani ‘allergici’ alle divise e alle armi. Pesava anche il ruolo che la sinistra attribuiva alla polizia e all’esercito come ‘guardiani del capitale’, un preconcetto che sarà Pasolini a sfatare quando, dopo gli scontri di Valle Giulia alla facoltà di architettura a Roma, il 1° marzo 1968, definirà gli agenti della polizia i veri proletari, figli dei contadini e degli operai del sud, a cui si contrapponevano gli studenti, figli dei borghesi. Questo il clima in cui il protagonista sale a San Vincenzo, nella maremma livornese, lasciandosi alle spalle le macerie di un amore che ormai non significa più nulla per lui. Subisce insieme al suo amico Roberto, un filosofo perso e obeso, la violenza del tenente e dei cosiddetti ‘nonni’, che esercitavano regolarmente lo stalking sui nuovi venuti, come se già non bastasse la durezza della vita militare. Sarà un maresciallo, il volto buono dell’esercito, a salvarli. E la figura femminile di una cantante, Giada, delusa da San Remo, che cerca nelle feste dell’unità e nei circoli comunisti di riscaldare con la musica popolare i cuori dei militanti. ‘Certi momenti vengono così, all’improvviso. Senza un motivo preciso. Si chiamano ‘occasioni’, e bisogna prenderle al volo. Altrimenti svaniscono nell’aria come… – e non le viene la parola. ‘Come stelle cadenti…’ è lesto ad aggiungere lui. E’ attratto da questa giovane donna, ma non sa decidersi a compiere il passo. E’ ancora lei a smuoverlo: ‘Andiamo. E’ ora di andare.’ – gli sussurra. Egli non comprende: ‘Dove?’. ‘Andiamo.’ – ribadisce lei mettendo in gioco il suo corpo e il suo amore, durato troppo poco ma coinvolgente, come sempre è l’amore. Andrea Edoardo Visone, I giorni prima dell’alba’, Italic, Ancona, 2013, pp. 139, € 15,00.

San Giuliano Milanese, 12/11/2014

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