Il bassorilievo in legno di ulivo dello scultore Vincenzo De Maglie con l’effigie del Presidente Giorgio Napolitano al Quirinale

2014-10-10 16.18.04di Paolo Rausa
Vincenzo de Maglie, anno 1937, da Minervino di Lecce ripercorre con questa donazione al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un bassorilievo con la sua effigie che si staglia sulla bandiera con le stelle della Comunità Europea, la strada che lo ha portato il 3 settembre scorso sul sagrato della Cattedrale di San Pietro a Roma per donare direttamente nelle mani del Papa Francesco la rappresentazione dell’Ultima cena, un bassorilievo su legno di noce. Chi è Vincenzo de Maglie e che cosa lo spinge a incontrare le alte autorità religiose e civili del nostro paese? Intonacatore e cementista da ragazzo, andava in cantiere dal maestro Antonuccio Nachira a imparare l’arte del muratore e del pavimentista. La stessa che lo portò nel ’49-’50 a riparare il mosaico della Cattedrale di Otranto, quell’albero della vita realizzato tra il 1163 e il 1165 da un gruppo di artisti capeggiati da Pantaleone, un monaco basiliano del monastero di San Nicola di Casole. Poi l’emigrazione, in Francia, come minatore di carbone, Belgio, Olanda, Svizzera e Germania. Ritornato nel 1974 nella sua Minervino di Lecce ha potuto riprendere l’attività artistica da scultore di legno che aveva interrotto da ragazzo. In una recente esposizione nelle sale della Casa delle Culture di Poggiardo ha messo in pubblico la sua copiosa produzione composta da numerose sculture e quadri in legno di ulivo e noce, di notevoli dimensioni (fino a cm. 200×100) e di argomenti vari. Vi erano rappresentati due amanti sulla spiaggia, un altro ‘i futuri mille anni dell’uomo’, il veliero Amerigo Vespucci, le 4 potenze (potrebbero essere America, Cina, Russia ed Europa) in grado di distruggere la terra con le loro armi, al centro un uomo soprannaturale (il Messia, Madre Natura?) che si risveglia con la sua furia e fa tremare il pianeta per richiamare la responsabilità dell’uomo, un’Ultima Cena che ha preso la strada del Vaticano come dono a Papa Francesco, la corsa al trotto, una scena tratta dalla Norma di Bellini, una volubile Marilyn Monroe generata dalla conchiglia come la nascita di Venere o la Primavera di Botticelli, il volto di una donna che ha subito violenza. Al centro dell’esposizione due grandi tavoli in noce, scolpiti. Uno rappresenta il giorno della felicità, sormontato dal bastone di Mosè, trasformato in serpente per intimidire il faraone. ‘Mosè è l’uomo che dà le leggi, il decalogo, e conduce verso la terra promessa, ma il suo popolo è corrotto, come oggi. La scultura serve per richiamare l’attenzione dell’uomo sul ricordo della legge corretta’ – commenta lo scultore. L’altro rappresenta l’occhio di Polifemo che si si dilata sui quattro venti. E poi due consolle, un tavolino che raffigura il desiderio amoroso di una coppia. Mentre numerose statue ritraggono argomenti mitici (Eco), leggendari (il cavaliere e la principessa) e filosofici (il gemellaggio della sapienza, due uomini saggi, due facce, due protomi). L’uomo degli abissi marini è formato di squame, con delle luci di esplorazione, incassate nel legno fra passato e futuro. Un altro tavolino rotondo in noce rappresenta 4 donne, come le cariatidi dei propilei, che ai 4 angoli sostengono il cielo ma non riescono a vedersi. Sono destinate all’isolamento. Gli strumenti usati da Vincenzo sono apparentemente semplici: un taglierino in lama di acciaio di 15 cm. circa per i bassorilievi e poi scalpello, martello e sgorbie di diverse dimensioni, ma soprattutto egli è armato di arte e di pazienza. Il suo pensiero è rivolto ai giovani perché facciano tesoro di queste conoscenze e le mettano a frutto per se stessi e per le generazioni future, senza compromettere le risorse della terra e anzi concorrendo al suo sviluppo. A chi se non al Presidente della Repubblica, che rappresenta tutti gli Italiani, poteva pensare Vincenzo per rendere omaggio ‘al figlio di questa Giovane Italia, ritenendolo il padre che ci governa, l’uomo che ha lottato da partigiano – come mio fratello Francesco, per darmi la libertà oggi – aggiunge. Ho ritenuto a questo padre della nazione di potergli scolpire un’immagine della sua persona su legno di ulivo, cm. 54×80, e spero che possa accettarla, come dono attraverso me della nostra terra del Salento, patria di ulivi’.

Poggiardo, 10/10/2014

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