Emigrazione, istituita la “Giornata del Lavoro Italiano nel Mondo”, perché per lo Stato è l’8 agosto, mentre per la Regione Puglia il 9 agosto?

IMG_20140810_215033di Francesco Greco
Non si può dire che l’abbaglio sia stato provocato da un colpo di sole. La norma della Regione Puglia infatti porta la data del 18 aprile 2014, e anche se non ci sono più le mezze stagioni, la temperatura era primaverile e quindi le idee dovevano essere chiare. Si legge: “E’ istituita la Giornata del lavoro pugliese nel mondo a ricordo dell’emigrazione regionale. La celebrazione ha luogo il 9 agosto di ogni anno”.
9 agosto? Perbacco! Eppure, in una Regione storicamente a forte tasso migratorio, sempre più intenso negli ultimi due secoli, dall’unità d’Italia al primo e secondo dopoguerra, non si dovrebbe ignorare che il governo Berlusconi la istituì, grazie all’impegno del Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, buonanima, con una Direttiva dell’1 dicembre 2001.
Sul sito del Ministero dell’Interno, a firma dell’allora premier Berlusconi e dello stesso Tremaglia, infatti, leggiamo: “La giornata dell’8 agosto di ogni anno è designata Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”. E, attenzione, per chiarire meglio aggiunge: “Tali iniziative (al fine di favorire l’informazione e la valorizzazione del contributo sociale, culturale ed economico recato dai lavoratori italiani all’estero) potranno essere avviate anche precedentemente all’8 agosto”.
Questa data non è un capriccio degli déi, né degli uomini, ancor più lunatici: è imposta da una tragedia dell’emigrazione ormai nei libri di Storia: il rogo di Marcinelle, a due passi da Charleroi, in Vallonia, Belgio (miniera di carbone “Bois du Cazier”, oggi dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità), avvenuta appunto alle 8 e 11 dell’8 agosto 1956. Nel ventre nero della terra, a 1000 metri di profondità, c’erano 274 operai: per 262 fu la fine, 136 gli italiani, 22 i pugliesi (40 provenivano da Manopello, piccolo paese in provincia di Chieti). Titolo del Corriere della Sera del 9 agosto 1956: “L’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi”. Sottoscritto, senza se e senza ma.
Ecco gli “schiavi” apuli: Pompeo Bruno (Racale, Le: non si trovò nulla, un funerale surreale: inumata una bara vuota), Roberto Corvaglia (Racale), Salvatore Capoccia (Salice Salentino, Le), Francesco Palazzo (Salice Salentino), Salvatore Cucinelli (Gagliano, Le), Santo Martignano (Tuglie, Le), Cosimo Merenda (Tuglie), Giuseppe Pinto (Mola di Bari), Carmelo Perrone (Serrano, Le), Cosimo Ruperto (Alezio, Le), Vito Venneri (Racale), Ernesto Spiga (Martina Franca, Ta), Salvatore Ventura (Tuglie), Natale Santantonio (Brindisi), Rocco Vita (Racale), Osmano Ruggieri (Martina Franca), Giovanni D’Apote (Lesina, Fg), Cesario Perdicchia (Melissano, Le), Abramo Tamburrano (Crispiano, Ta), Pasquale Stifani (Taurisano, Le), Vito Larizza (Laterza, Ta), Donato Santantonio (Racale).
La storia dell’emigrazione meridionale, e pugliese in particolare, parla anche di tragedie: da Marcinelle alle fabbriche svizzere di amianto che hanno fatto ammalare gli operai di asbestosi. Questa virata nella farsa è paradossale e farsesca. Oltre che tipicamente italiana, nel senso che ognuno legge la realtà in termini soggettivi. Alla Flaiano: poche idee, ma belle confuse.
Dunque: il governo 13 anni fa si attiene alla cronaca storica e affinché non si perda memoria del lavoro italiano e di quel che è costato in sacrificio umano, fissa l’8 agosto. La Regione Puglia delibera il 9. Difetto di comunicazione. La data del 9 non ha alcun valore simbolico, non è ancorata a nessun riferimento storico. Affolla un vuoto semantico: è solo una data sul calendario, successiva all’8, precedente il 10, e nient’altro, tanto che si ipotizza a un errore di battitura, una amnesia del mouse. Nel frattempo, però, pure i Comuni salentini (ne sa qualcosa Anci-Puglia?) danno un contributo di creatività e grande confusione sotto il cielo.
Ad Andria (Ba) si è celebrata il 9 agosto. A Corsano (Le), paese simbolo in Puglia della lotta all’amianto perché tanti operai hanno lavorato all’Eternit di Niederurnen, cantone di Glarus (CH), l’8 agosto è stata deposta una corona di fiori al monumento all’emigrato. Surreale la situazione di Casarano, dove ha sede il Museo del Minatore, méta di visitatori provenienti da tutta Europa, voluto e realizzato proprio dal minatore Lucio Parrotto (mancato da poco), titolo: “Su quel treno, verso Marcinelle…”. Si faceva l’8, solo che con delibera n. 21 del 7 luglio 2012, hanno tentato di spostarla al 9.
Si chiede il consigliere provinciale Pd Gabriele Caputo: “Che necessità c’era di adottare una nuova delibera che di fatto copia quanto già a Casarano e in Italia si è fatto da oltre 10 anni?” (dopo la morte del fondatore, il Museo e la memoria sono portati avanti dalla moglie Angela, una bresciana molto determinata). Già, che necessità c’è? Di chi è l’idea?
“Ricordare quell’8 agosto 1956 – ha scritto di recente Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – significa ricordare i milioni di italiani di tutte le regioni che in 150 anni dall’unità d’Italia, con il loro silenzioso lavoro hanno contribuito al benessere dell’Italia, dell’Europa e dell’umanità. Significa ricordare ancora oggi le vittime del lavoro, spesso lavoratori migranti, costretti talvolta ancora oggi a subire orari e trattamenti che non tutelano la dignità delle persone”.
Da don Patagonia a padre Alex Zanotelli, dai Gesuiti ai Domenicani, la Chiesa è storicamente presente nel cuore del fenomeno emigrazione. Nel mondo operano 431 centri fra parrocchie, missioni, ecc. che danno assistenza pastorale anche in italiano. 500 sacerdoti operano in tale lingua. Aiutati da 166 suore e 51 laici (dati 2008 del Rapporto Italiani nel Mondo, Fondazione Migrantes). Oggi nel mondo, stando all’Aire (gli elenchi comunali dei residenti all’estero), ci sono oltre 4 milioni di italiani e ben 60 di oriundi (dal Sud, ultimo rapporto Svimez, agosto 2014, dal 2004 a oggi sono partiti 1,5 milioni di persone).
Decisamente imbarazzante (potremmo dire umiliante, se non fosse per la fierezza e l’orgoglio che gli emigranti si portano nel dna) è la situazione delle comunità pugliesi nel mondo. Abituate a stringersi, assieme a tutta la comunità italiana, l’8 agosto per celebrare la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo (foto dalla mostra itinerante “La valigia dell’emigrante” di Franco Gelli, Parabita 1930 – Lecce 1997, regalo dell’artista al prof. Antonio Negro, per 20 anni insegnante a Zurigo e sindacalista Uil Scuola-Svizzera), oggi si chiedono: ‘Perché noi dobbiamo staccarci per farlo il giorno dopo?’ E’ anche la domanda ingenua di tutti noi, confusi ectoplasmi nell’epoca dell’alienazione del senso.

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