L’Ultima Cena in viaggio per Roma con lo scultore Vincenzo de Maglie di Minervino di Lecce per essere donata al Santo Padre Francesco nell’udienza del 3 settembre

Vincenzo de Maglie accanto all'Ultima Cenadi Paolo Rausa
Vincenzo non sta più in sé dalla gioia e dall’emozione. Il figlio Antonio ed io lo accompagniamo per sostenerlo, oltre al Sindaco di Minervino e all’Assessore anziano del Comune. ‘Io, dal Papa?’ – non ci crede ancora che il 3 settembre avrà la possibilità di donare direttamente nelle mani del Santo Padre Francesco una sua scultura, un bassorilievo in legno di noce contornato dall’ulivo, la forza e la pace. Questi due concetti ritornano spesso nelle opere di Vincenzo, nei tanti oggetti di uso quotidiano, nei grandi tavoli scolpiti, nelle specchiere, nei bassorilievi ispirati all’Apocalisse di Giovanni o alle grandi opere liriche, ai drammi che ha vissuto l’umanità e all’amore, che alla fine riporterà tutto nell’armonia dell’universo, nelle visioni di una natura, rappresentata dal Cristo benedicente e trionfante, che si affermerà in tutto il suo splendore. ‘Una natura che ora subisce lo sfruttamento dell’uomo’ – ricorda Vincenzo. Fra le infinite sculture realizzate, questa Ultima Cena del 1983, in legno di noce, cm. 79×159, che intende donare direttamente dalle sue mani a quelle di Papa Francesco. Nell’idea dello scultore si manifesta la rappresentazione, con realismo e semplicità di un banchetto, i cui commensali sono in primo piano un Cristo, riprodotto frontalmente, che giganteggia sul resto dei presenti scolpiti in atteggiamento partecipativo, in un dialogo ideale che intessono con il Signore, e gli Apostoli che sono rappresentati negli atteggiamenti più vari e disinvolti, mentre servono una vivanda o nell’impugnare un bicchiere dalla tavola della comunione su cui sono riposti, come su un desco, piatti, vivande e bicchieri. In basso sono scolpite le gambe su un pavimento a quadrelle, alternate a cesti di frutta e anfora contenenti acqua e vino. Nella parte superiore del bassorilievo la colomba della pace con le ali distese come a diffondere sull’umanità lo Spirito Santo tramite il capo di Cristo. La grandezza divina avviluppa con i suoi raggi gli Apostoli investiti in questo modo della missione cattolica, di pastori delle genti. Vincenzo sa che corona un sogno con questo incontro fortemente voluto. Un sogno che parte da lontano quando da ragazzo con il maestro Nachira provvedeva alla manutenzione del prezioso mosaico di Otranto, quell’albero della vita da cui ha tratto ispirazione Vincenzo nel corso della sua esistenza, dura ma sempre fiduciosa e sorretta da una grande speranza di redenzione spirituale e umana.

Poggiardo, 1 settembre 2014

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