L’Episcopius Troianus di Antonio Gelormini, il misticismo di un viaggio artistico intorno alla Cattedrale romanica di Troia

Episcopius Troianusdi Paolo Rausa
“O voi che siete due dentro ad un foco,/s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,/ s’io meritai di voi assai o poco/ quando nel mondo li alti versi scrissi,/ non vi movete; ma l’un di voi dica/ dove, per lui, perduto a morir gissi”. Alla richiesta di Dante alle due anime di Ulisse e Diomede, accomunati nel XXVI canto dell’Inferno fra i consiglieri fraudolenti, risponde Ulisse nella celebre orazione di incoraggiamento ai compagni di ‘seguir virtute e canoscenza’, mentre Diomede rivela nel nostro immaginario il suo viaggio nel nόstos da Troia in fiamme fino alle coste della Daunia a fondare una nuova città, la Troia attuale, al cui centro svetta la straordinaria bellezza e compostezza della Cattedrale, gioia e vanto della architettura romanico-pugliese. Parte da queste premesse storiche fondative il viaggio dentro la città di Troia, nel suo ruolo di avamposto nel corso della guerra annibalica contro i romani – qui il comandante cartaginese aveva posto l’accampamento preparatorio alla battaglia geniale di Canne – con il nome di Aecae o Eca e soprattutto spirituale come sede episcopale che dominava la Capitanata. Il viaggio dell’autore, il suo desiderio di conoscenza, il suo amplesso con la monumentalità degli edifici religiosi, le pale e le raffigurazioni pittoriche dei cicli biblici, tutto questo materiale di interesse egli affida al percorso e alle suggestioni di Kaspar Jr. Van Wittel, rampollo olandese del più famoso e geniale Luigi Vanvitelli che ha lasciato traccia di sé nelle maestose realizzazioni architettoniche a Firenze, Napoli e soprattutto a Caserta, in quella reggia pensata come residenza estiva dei Borbone in grado di competere con le lussuose e meravigliose regge europee, a cominciare da quella di Versailles. Non è solo l’imponenza e l’eleganza della Cattedrale a spingere l’autore in questo viaggio dentro la città di Troia, sede del potente ‘Episcopius Troianus’ – qui il luogo sembra personalizzarsi e assumere il genere delF. Solimena, La cacciata di Eliodoro dal Tempio detentore del vescovado che lo ha abitato nel corso dei secoli – ma lo affascinano anche le grandi tele del Solimena, ad es. quella cacciata di Eliodoro dal Tempio di Gerusalemme da parte dell’angelo guerriero che a cavallo impone la giustizia divina. L’autore si fa pellegrino nella città di Troia, attraverso il tempo delle sue epoche, rimpiange la grandezza delle sue origini, la potenza spirituale espresse in questo edificio che dà il titolo al libro, si fa esteta e cultore del bello nell’arte sacra che rende quest’angolo di Puglia ancora suggestivo e degno di attenzione per quello che ha rappresentato e per quanto ancora può dare in termini di conoscenza e di sviluppo culturale. Antonio V. Gelormini, ‘Episcopius Troianus-Il taccuino di Troia’, Gelsorosso Editore, Bari, giugno 2012, pagg. 77, € 14,00.

San Giuliano Milanese, 23/7/2014

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...