L’Ultima Cena dello scultore Vincenzo de Maglie di Minervino di Lecce sarà donata al Santo Padre Francesco nell’udienza del 3 settembre prossimo

2014-04-23 11.12.06Vincenzo non sta più in sé dalla gioia. Mostra tra il divertito e l’incredulo la lettera di Monsignor Georg Gänswein, Prefetto Pontificio, in risposta alla sua richiesta di donazione della scultura in noce dell’Ultima cena, avanzata l’aprile scorso. ‘Io, dal Papa?’ – Vincenzo non ci crede ancora. A ripercorrere la sua storia fin dalla nascita, a Minervino di Lecce il 21/8/1937, si resta colpiti dalla durezza della sua vita e dall’ispirazione artistica fin da ragazzo – ricorda -, quando ‘il mio maestro Antonuccio Nachira’ cominciò ad esercitarmi nell’arte del mosaico, intervenendo a più riprese nella manutenzione sul pavimento della Cattedrale di Otranto, quel magnifico e fantasioso Albero della vita che il monaco Pantaleone della vicina Abbazia di Càsole, aveva intessuto pare nel 1165. Quel filo è rimasto sempre nelle mani di Vincenzo, nonostante le traversie lavorative e l’emigrazione in Francia, come minatore di carbone, e poi in Belgio, Olanda, Svizzera e infine in Germania. I ricordi sono nitidi e si affacciano alla mente. Vincenzo è scosso, non ci crede ancora che il 3 settembre avrà la possibilità di donare direttamente nelle mani del Santo Padre Francesco una sua scultura, un bassorilievo in legno di noce e contornato dall’ulivo, la forza e la pace. Questi due concetti ritornano spesso nelle opere di Vincenzo, nei tanti oggetti di uso quotidiano, nei grandi tavoli scolpiti, nelle specchiere, nei bassorilievi ispirati all’Apocalisse di Giovanni o alle grandi opere liriche, ai drammi che ha vissuto l’umanità e all’amore, che alla fine riporterà tutto nell’armonia dell’universo, nelle visioni di una natura, rappresentata dal Cristo benedicente e trionfante, che si affermerà in tutto il suo splendore. ‘Una natura che ora subisce lo sfruttamento dell’uomo’ – ricorda Vincenzo. Fra le infinite sculture realizzate, questa Ultima Cena del 1983, in legno di noce, cm. 79×159, che intende donare direttamente dalle sue mani a quelle di Papa Francesco. Nell’idea dello scultore si manifesta la rappresentazione nella sua realtà e semplicità, con realismo, di un banchetto i cui commensali sono in primo piano un Cristo, riprodotto frontalmente, che giganteggia sul resto dei presenti scolpiti in atteggiamento partecipativo, in un dialogo ideale che intessono con il Signore. Gli Apostoli non si avvedono dell’artista e sono rappresentati negli atteggiamenti più vari e disinvolti, nel prendere una vivanda, nell’impugnare un bicchiere dal tavolone su cui sono riposti, come su un desco, piatti, vivande e bicchieri. In basso il suo realismo si spinge a scolpire i piedi dei commensali e sul pavimento in quadrelle sono scolpiti un cesto di frutta e un’anfora contenente acqua o vino. La magnificenza della scultura si evidenzia nella incisione sul bassorilievo, in alto, di una colomba con le ali distese che travasa lo Spirito Santo con il tocco della sua testa direttamente su Cristo. Il simbolo della grandezza divina spinge i suoi raggi verso gli Apostoli investiti in questo modo della missione cattolica, di pastori delle genti. Vincenzo sa che corona un sogno con questo incontro, una giusta mercede a chi ha fatto della sua arte e della sua vita uno strumento di visione spirituale e umana.

Poggiardo, 10/7/2014

PAOLO RAUSA

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