Gli Italiani di Crimea al Ministero degli Affari Esteri, Roma, fra attese, speranze e delusioni

OLYMPUS DIGITAL CAMERAdi Paolo Rausa
‘Com’è andato a Roma? Ci sono le promesse vere?’ Anna Fedorova, fra le più attive nell’Associazione ‘Il CERKIO’ degli Italiani di Origine a Kerch, in Crimea, sull’istmo fra il Mar Nero e il Mar d’Azov, con queste domande tocca il cuore del problema che riguarda la condizione degli Italiani di Crimea, deportati per ordine di Stalin il 29 gennaio 1942 e privi tutt’ora del riconoscimento dello status a differenza degli altri popoli, i tedeschi, gli armeni, i greci, i bulgari e i tatari. Sul monumento che ricorda nella piazza della stazione di Kerch le deportazioni manca il riferimento agli italiani. Eppure è da anni ormai che l’Associazione il CERKIO continua ad accumulare documenti e testimonianze grazie all’incessante lavoro della presidente Giulia Giacchetti Boiko, sostenuta in Italia dal prof. Giulio Vignoli, docente universitario di diritto internazionale, e da numerose Associazioni e cittadini che riconoscono in questa tragedia un diritto violato, quello alla dignità di una popolazione, proveniente per lo più dalle località rivierasche della Puglia, da Bari, Bisceglie, Molfetta, Trani, ecc. in diverse ondate, negli anni ‘20 e ‘40 e ’70 dell’Ottocento, che qui aveva costituito una fiorente comunità di almeno 5.000 abitanti. Aveva costruito una Chiesa e assunto incarichi di primo piano nella società. Di questa presenza umana ora restano i figli o i nipoti dei sopravvissuti. Si parla di un numero ridotto ormai a 300 individui. Da qui siamo partiti nell’incontro del 14 maggio con gli Alti Dirigenti del Ministero degli Affari Esteri per porre fine a questa ingiustizia. E’ vero che le responsabilità del fatto che la situazione non sia stata risolta ricadono sul passato, ma il problema persiste e quindi occorre – è stato ribadito dalla delegazione convenuta – riprendere a tal fine l’azione nei confronti delle Autorità Ucraine e Russe. Sappiamo, come ci è stato chiarito se ce ne fosse bisogno, che la situazione in Crimea è molto difficile e che la diplomazia italiana e internazionale non riconoscono l’avvenuta annessione della Russia, illegittima benché mascherata da un referendum svolto sotto la ‘protezione’ del suo esercito. La delegazione degli Italiani di Crimea era rappresentata direttamente dalle allieve che partecipano ai corsi di lingua e cultura italiana presso la Società Dante Alighieri, qui giunta con un funzionario, da una ex allieva che è rimasta in Italia e ha svolto l’opera preziosa di interprete dal russo in italiano, da un figlio di profughi con tanto di certificato rilasciato dal Governo Facta al nonno che nel 1920, all’indomani del Congresso di Losanna, aveva perso le speranze di una dissoluzione della Russia e aveva preferito abbandonare la Crimea per ritornarsene a Genova, e da una rappresentanza dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, che da quattro anni con convegni, cerimonie di ricordo e partecipazione alla cerimonia di Kerch segue la vicenda, perché nell’Associazione c’è la componente in piccolo degli emigrati pugliesi in Crimea. Inoltre le questioni trattate sono state molte altre: la cittadinanza italiana, la cui concessione è subordinata a richieste singole e prevede che non ci sia stata interruzione di godimento, mentre dalle testimonianze raccolte dai libri curati da Giulia Giacchetti e da Giulio Vignoli risulta che i deportati furono privati dei passaporti su cui era riportata l’indicazione della loro cittadinanza italiana; le borse di studio – la domanda scade il 28 maggio – che pur continuando ad essere erogate per la comunità degli italiani di Crimea con riferimento all’Ambasciata di Kiev, si avranno dei problemi ad usufruire perché la Crimea è stata annessa e fa parte di un altro Stato, la Russia – con chi si relazioneranno gli studenti per i permessi?; l’aspetto culturale molto importante delle biblioteche da inviare in Crimea; l’organizzazione dei corsi direttamente a Kerch per permettere la partecipazione del maggior numero possibile dei cittadini di origine italiana; programmi predisposti dalla Regione Puglia che coinvolgano gli anziani in uno scambio in modo che possano rivedere le sponde da cui partirono i loro nonni, anche se la Regione inspiegabilmente non ha assunto finora la vicenda su di sé; infine la raccolta di materiale documentario, librario e visivo da consegnare al Museo delle Migrazioni aperto di recente all’interno dell’Altare della Patria. Tutte cose importanti che richiedono l’intervento del Parlamento per una legge deroga che allarghi il diritto alla cittadinanza a questa nostra comunità che conserva nel sangue e nel cuore una italianità eroica, come si può ben vedere dalla bandiera e dalla carta geografica dell’Italia appese sulle pareti del locale posto in un seminterrato, la loro scuola! Non possiamo tradire la loro fiducia e le loro speranze! Perciò è necessario che i mille rivoli di solidarietà si riuniscano per fare la dovuta pressione verso le Autorità, cosicché accolgano questi fratelli, vittime di sventure della storia ma non della nostra dis/umanità!

San Giuliano Milanese, 15/5/2014

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