La questione degli Italiani di Crimea approda al Ministero degli Affari Esteri, con l’Associazione Pugliesi di Milano e la Società Dante Alighieri di Roma le studentesse ospiti della Crimea

OLYMPUS DIGITAL CAMERAdi Paolo Rausa
Una delegazione di Associazioni Italiane, in particolare l’Associazione dei Pugliesi di Milano e la Società Dante Alighieri di Roma che ospita i corsi di lingua e cultura italiana per i giovani italiani di Crimea, sarà ricevuta domani 14 maggio a Roma al Ministero degli Affari Esteri in un incontro per conferire con il Capo dell’Unità per la Federazione Russa Liborio Stellino. L’incontro, a cui parteciperanno anche le studentesse della Crimea attualmente impegnate nei corsi di lingua italiana, servirà per sostenere e ribadire le ragioni dei nostri connazionali di Crimea, lungamente e colpevolmente dimenticate: il riconoscimento dello status di deportati e l’ottenimento della cittadinanza italiana! Dopo batti e ribatti, convegni, petizioni e missive inviate ai vari governi che si sono succeduti sembra aprirsi finalmente uno spiraglio di interesse nelle Istituzioni Italiane. L’incontro cade in una situazione internazionale difficile per la Crimea, recentemente annessa alla Russia, dopo un referendum la cui regolarità è messa fortemente in discussione dall’Europa e dagli Stati Uniti d’America, e per le regioni dell’Ucraina percorse dal vento di secessione alimentato dalle popolazioni filo-russe. “Siamo consapevoli di questa situazione – afferma Dino Abbascià, Presidente dell’Associazione Pugliesi di Milano – ma a questi nostri connazionali, emigranti come noi dalla Puglia, noi negli anno ’50 in Lombardia, loro nell’Ottocento nella Crimea strappata dagli zar alla Turchia, sospinti dalle favorevoli condizioni economiche che si prospettavano e affermatisi nel corso dei decenni nelle attività agricole, commerciali e della navigazione, deportati nel 29 gennaio 1942, è ora di riconoscere lo status di deportati e concedere la cittadinanza italiana, perduta con la deportazione ordinata da Stalin per ‘intelligenza con il nemico’ – l’esercito italo-tedesco invasore – e strappata con la lacerazione dei documenti e dei passaporti posseduti”. Sembrava che Putin, dopo l’annessione della Crimea, per una ragione di opportunità e per rivestire, come accade spesso in queste circostanze, il ruolo del vincitore clemente, dovesse riconoscere lo status di deportati ai cittadini di varie nazionalità sradicati dalle loro case in Crimea e trasportati come animali su carri bestiame nelle lande desolate della Siberia e del Kazakstan, ma ancora una volta non ha dato alcuna certezza agli italiani. Per la verità questo riconoscimento per gli altri popoli deportati – il tedesco, l’armeno, il greco, il bulgaro, il tataro – c’era già stata, e viene ora ribadito da Putin insieme all’accenno ad altri popoli, fra cui dovrebbe essere compreso quello italiano. Ricordiamo che ai nostri connazionali, deportati il 29 gennaio del 1942, e rientrati in minima parte nel 1956 dopo la morte di Stalin, sopravvissuti al viaggio in mezzo al freddo delle steppe e nel campi di lavoro, decimati dalla fame, dalle malattie e dal tifo petecchiale, fu portata via anche la terra nei cimitero di Kerch, sull’istmo fra mar Nero e mar d’Azov. I primi emigranti italiani erano quasi tutti pugliesi provenienti dai paesi rivieraschi di Bari, Bisceglie, Molfetta e Trani, pescatori e contadini, allettati dalle offerte di lavoro dello zar Alessandro I dopo aver sottratto la Crimea alla Turchia. Ora finalmente con questo incontro al Ministero degli Affari Esteri si aprono delle possibilità, per l’impulso che le nostre autorità potranno trasmettere a quelle russe perché una pagina del passato si chiuda con il riconoscimento dei nostri morti e della nostra dignità, calpestati sull’altare delle ideologie. “Per questo – prosegue Abbascià – si ribadiranno le richieste più volte avanzate: riconoscimento dello status di deportati, cittadinanza per i 300 sopravvissuti, corsi di lingua e di cultura italiana estesi ai cittadini italiani di origine, possibilità per gli anziani di ri/vedere i luoghi dei loro pro-genitori”.

San Giuliano Milanese, 13/5/2014

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