Putin riabilita (70 anni dopo) anche gli italiani di Crimea Come i tatari, in 300 potranno riavere i beni confiscati

Putin e gli Italiani di Crimeadi Paolo Rausa
Corriere della Sera di oggi 23 aprile, pagina Esteri, a firma di Fabrizio Dragosei. Chi avrebbe mai immaginato che il Signor Putin, Presidente della Russia, dopo aver sostenuto la secessione della Crimea dall’Ucraina attraverso un referendum confermativo, si disponesse a riconoscere lo status di deportati ai cittadini di varie nazionalità sradicati dalle loro case in Crimea e trasportati come animali su carri bestiame nelle lande desolate della Siberia e del Kazakstan? Per tutti i popoli, il tedesco, l’armeno, il greco, il bulgaro, il tataro ed ora finalmente – sembrerebbe dall’articolo – anche per gli Italiani di Crimea. Salutiamo questa notizia ovviamente con gioia – se fosse vera. Ci auguriamo che a queste dichiarazioni facciano seguito i decreti e gli indennizzi. Ricordiamo che ai nostri connazionali, deportati il 29 gennaio del 1942, e rientrati in minima parte nel 1956 dopo la morte di Stalin, sopravvissuti al viaggio in mezzo al freddo delle steppe e nel campi di lavoro, decimati dalla fame, dalle malattie e dal tifo petecchiale, fu portata via anche la terra nei cimitero di Kerch, sull’istmo fra mar Nero e mar d’Azov. E’ da alcuni anni ormai che diverse Associazioni e cittadini sensibili alla questione, fra cui l’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, si sono mobilitati per i nostri connazionali di Crimea, per lo più pugliesi ricordiamolo, per ottenere il riconoscimento dello status di deportati e la cittadinanza italiana. ‘Abbiamo più volte coinvolto le Autorità Italiane allo scopo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci ha conferito la medaglia della Repubblica riconoscendo il nostro ruolo’ – ricorda il Presidente dell’Associazione Dino Abbascià. Una delegazione, il 29 gennaio 2012, nel settantesimo anniversario della deportazione ha partecipato sul molo di Kerch alla cerimonia del lancio dei garofani per ricordare i deportati e alla funzione religiosa officiata nella Chiesa Cattolica della città costruita a meta dell’800 dai primi emigranti italiani. Erano quasi tutti pugliesi provenienti dai paesi rivieraschi di Bari, Bisceglie, Molfetta e Trani, i primi pescatori dello storione a cui si sono aggiunti i contadini del barese per le opportunità offerte dalla zar Alessandro I dopo aver sottratto la Crimea alla Turchia. C’ero anch’io a quella cerimonia e ho visitato la Scuola di Italiano – una stanza nella cantina di un palazzo popolare, che con fatica e sacrificio mantiene in funzione la Presidente dell’Associazione CERKIO degli Italiani di Crimea, Giulia Giacchetti, figlia di tranesi. Mi ha colpito il fatto che sulle pareti dell’aula vi fossero due sole cose: una bandiera italiana e una carta geografica dell’Italia. ‘E’ chiaro che questi nostri connazionali si sentono Italiani. Per questo non li abbiamo abbandonati, per questo l’Italia non deve abbandonarli e deve concedere loro la cittadinanza italiana e tutte le agevolazioni per favorire l’insegnamento della nostra lingua e la conoscenza della cultura italiana. Richieste che ribadiremo nell’incontro già fissato il 14 maggio al Ministero degli Esteri’ – insiste Abbascià. Per saperne di più il riferimento sono i libri: “L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli Italiani di Crimea”, di Boico-Vignoli, 2008 e “Gli Italiani di Crimea, Nuove testimonianze sulla deportazione e lo sterminio” a cura di Giulio Vignoli, 2012, edizioni Settimo Sigillo, e il toccante documentario del giornalista RAI Tito Manlio Altomare dal titolo “Puglia oltre il Mediterraneo”, girato nel 2008. Le Autorità Italiane non si lasceranno sicuramente sfuggire l’occasione di ricambiare l’amor patrio dimostrato nel corso di questi decenni dai nostri connazionali di Crimea, pur nella tragedia vissuta.

Poggiardo, 23/4/2014

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