Tam!, il nuovo cd dei Mascarimirì, alla Puteca de mieru a Minervino di Lecce

2014-03-10 La puteca de mieru, Minervinodi Paolo Rausa
Ogni lunedì un gruppo, un menestrello, un cantautore salentino, si mandano i segnali e a turno scendono nell’agone fra i tavoli della puteca gli amici artisti del verso, del gorgheggio, dello strimpellare o della battuta sulla pelle d’asino o di capra che riproduce i suoni degli antichi pastori, il canto disperato e drammatico del trago che fornirà l’ispirazione per la tragedia greca. Suoni e ritmi del mediterraneo veicolati in tutto il Mediterraneo,  nella Magna Grecia e nelle propaggini della penisola salentina che ha conservato quel suono aspro della terra, quelle nenie, i trenoi, che accompagnavano nell’aldilà il defunto e che al contrario avevano rallegrato spasmodicamente la sua vita e le ricorrenze festive. Da qualche mese c’è un locale a Minervino di Lecce, piccolo ma denso di profumi e di afrori dei cibi cotti tradizionali, le cicerchie, il misto di legumi, le polpette, i pezzetti di cavallo, le salsicce annegate nel sugo di pomodoro piccantino, il tutto annaffiato di buon vino che scende direttamente nei boccali. Sembra una fonte inesauribile, ma a differenza dell’acqua inebria e alza la pressione e il ritmo, fa sparlare, tocca le corde del cuore, apre i capillari, rende loquaci e consente prove artistiche a tutti i livelli. Questa sera anche di teatro con un Peppino Parmatiu  da Pòppiti di Giorgio Cretì, che un disincantato attore corsanese sigilla con un Capi de cazzu! Claudio Cavallo impugna il tamburello, mentre Giovanni Epifani srotola un lungo tappeto di carta su cui ha vergato parte dei testi dell’ultimo cd del gruppo musicale di Muro Leccese, i Mascarimirì. ‘Parliamo di un silenzio – introduce Claudio, la voce storica e il fondatore del gruppo – unire la cucina accanto ad un linguaggio riconosciuto. Per chi lo conosce sa di cosa parla. Ci tiene a mantenere teso il filo della tradizione. Per ragioni di ospitalità passa la parola a Giovanni Epifani: Un disco di musica salentina – esordisce – e per chi non capisce aggiunge: Mieru e friseddhre! Come ingredienti di una atmosfera che genera armonie musicali. Claudio riprende la parola ceduta per un momento: “Collocato in una dimensione giusta – quella della puteca de mieru – questo disco parla di come spostare il discorso della musica allo strumento, il tamburello che si può associare ai testi. In maniera fondamentale bisogna riprendere a parlare di questo termine, il Salento che si estende da Manduria a Santa Maria di Leuca. Insieme al tempo, lo spazio è l’altro elemento che connota i ritmi musicali. A Giovanni Epifani chiede che cosa lo ha spinto a lavorare con il gruppo e perché ha scritto queste testi di canzoni. Per Giovanni è facile ribattere richiamando i trascorsi del Canzoniere di Terra d’Otranto, ma – ci tiene a precisare – l’amicizia è al di sopra di tutto. E’ l’amicizia verso Claudio che lo ha mosso. E’ commovente questa gara alla generosità. Sono miei sei testi, Pòppitu, Ulia, ecc. Con In ballu il video è stato girato alla puteca. I testi sono stati pensati sul ritmo del tamburo, ritmo binario. Ulia, vorrei, l’oliva, parliamo di un sentimento, Claudio+Giovanni (due strofe a testa) ulia sapere, perché amo, la terra mia de fronte all’Albania, la terra mia…scapece de lu scattiddhru, menzu quintu de mieru… Santu Zefferinu, Riace. Cantate tutta la notte, Cosma e Damiano, la danza de li curtheddri. Pòppitu. Claudio: Il pop gira. 1480 a Otranto, Giulio Acquaviva, nel feudo di Melpignano, inseguivano i turchi: frasi smozzicate che riscrivono la storia e che rivelano tutti i trascorsi e le relazioni con le coste del Mediterraneo. Il titolo del cd è TAM. Il nostro tamburello è a cornice, con un telaio, mentre tam – chiarisce Claudio – è la radice di tamburello, tammorra, tam è onomatopeico, mentre micantino si chiama così perché conta. A lu core nu se cumanna… L’aspetto della ritmicità del tamburo salentino ha due accenti, un tempo binario con suddivisione ternaria, due accenti per maglia, l’esametro antico, l’arsi e la tesi. La puteca ancora una volta ha lasciato il segno!

Poggiardo, 12/3/2014

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