Un uomo ombra risponde a Sebastiano Ardita

profughi sirianidi Carmelo Musumeci, Ristretti Orizzonti 20 gennaio 2014
La legalità prima di pretenderla va data (Frase trovata scritta nella parete di una cella di un detenuto impiccatosi fra le sbarre della propria cella).
Sulla Rassegna Stampa di Ristretti Orizzonti del 15 gennaio 2014 leggo: “Si parla di un indulto mascherato, ma è peggio.
L’indulto opera in maniera generalizzata, uguale per tutti, invece con il meccanismo previsto dal decreto lo sconto cresce con il crescere della pena” e “non essendovi sbarramento, vi è la possibilità di far uscire i soggetti più pericolosi sul piano criminale”. È la stroncatura del procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita della cosiddetta “liberazione anticipata speciale”, prevista dal decreto Cancellieri sulle carceri.
Ricordo all’ex Consigliere del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che il carcere in Italia è diventato il posto più illegale di qualsiasi altro luogo e che l’uomo detenuto non è certo un oggetto, un pezzo di legno da tenere accatastato in una cella per farlo a pezzi e distruggerlo, perché dopo, vedendo che il sistema è peggiore di lui, uno finisce per non provare nessun rimorso né vergogna per il male che ha commesso. Purtroppo, nel nostro paese il carcere non ha più nulla di umano anche perché non c’è più logica né razionalità. E i detenuti ormai si muovono come zombi intorno al nulla aspettando il niente, e molti si tolgono la vita perché non accettano l’assoluta disumanità del carcere in Italia. D’altronde se si chiudono in uno spazio limitato, in una gabbia, dei topi, una volta raggiunta una certa densità, questi si lasciano morire o diventano aggressivi.
Leggo pure: Ardita critica anche il “risarcimento equitativo” di 100 euro al giorno per ciascun detenuto nel caso di mancata ottemperanza alle disposizioni imposte dai magistrati di sorveglianza, per l’impatto economico che l’attuale formulazione potrebbe avere. Su questo punto ricordo che uno Stato di Diritto ha l’obbligo di rispettare la legge, sia interna sia sovranazionale e internazionale, e non può infrangere le sue stesse regole come ha fatto finora. Per questo, se i funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non applicano i provvedimenti della magistratura di Sorveglianza, la Stato è giusto che paghi e risarcisca i prigionieri, perché la legalità prima di pretenderla bisogna darla.
Ricordo anche che molti mafiosi della liberazione anticipata non sanno che farsene perché sono condannati all’ergastolo ostativo. E il sottoscritto ergastolano ha chiesto la revoca di quella che ha già ottenuto.
Per ultimo, mi permetto di ricordare che la liberazione anticipata speciale contestata serve allo Stato per riportare legalità nelle carceri e risarcire i prigionieri per averli costretti a vivere in uno stato inumano e degradante. Personalmente, da ex criminale, credo che combattere la mafia in carcere con la legalità porta più risultati di quelli che si ottengono con i regimi disumani. Il carcere così com’è invece di recuperare esclude ed emargina e fa uscire persone ancora peggiori e più mafiose di quando sono entrate.

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