In memoria di Pino Pinelli

enrico-baj-i-funerali-dellanarchico-pinellidi Ornella Bongiorni
“Ciao…  anche tu qui”- “ Non potevo mancare non dobbiamo dimenticarlo, anche tu capelli bianchi vedo…”-“ Certo sono passati 44 anni da quel giorno ricordi…” La sala convegni della biblioteca Sormani  a Milano è piena di persone in attesa di commemorare Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto il 16 dicembre del 1969 volato dal quarto piano della questura di Milano per  mano di…ancora non lo sappiamo.  Introduce il Presidente del Consiglio comunale di Milano Basilio Rizzo: “ La giunta che oggi governa Milano non poteva non ricordare la figura di Pinelli vittima della strategia della tensione, un’innocente sacrificato in nome di una giustizia che ancora oggi tarda a trovare i colpevoli, ma noi non dimentichiamo e siamo convinti che  Pinelli è stato ammazzato”.  Parte il filmato di Alberto Roveri  che ci catapulta in quegli anni attraverso  manifestazioni, scontri di piazza, immagini sulla strage del 12 dicembre alla Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano da dove tutto è partito, poi  interviste ai famigliari e in particolare alla moglie Licia che dopo tanti anni decide di rompere la riservatezza di sempre  per rivelarci cosa è veramente successo quella sera. “ Quella sera a Milano era caldo,” – dice la canzone della Ballata di Pinelli- “ ma che caldo che caldo faceva, brigadiere apra un po’ la finestra e ad un tratto Pinelli cascò… Commisario io ce l’ho già detto le ripeto che sono innocente, anarchia non vuol dire bombe ma giustizia nella liberta’…” La sala applaude commossa, dopo tanto tempo ancora nulla, nessuna giustizia per l’anarchico Pinelli un ferroviere  che quella sera del 12 dicembre aveva fatto il turno di notte e tornato a casa si riposò sino al pomeriggio quando la polizia decise di perquisire la sua casa e di convocarlo senza nessuna accusa apparente in questura e lui, convinto che nulla avesse da temere,  seguì la macchina della polizia con il proprio motorino. Dal quarto piano della questura dopo ben 72 ore di interrogatorio non ne uscì vivo, il questore  Marcello Guida dichiarò che il Pinelli si era lanciato dalla finestra dopo aver confessato.   Le figlie Silvia e Claudia ricordano il padre con grande affetto e dicono che solo dopo 40 anni inaspettatamente  sono state convocate dal Presidente della Repubblica Napolitano nel 2006 dove   ufficialmente è stata ricordata e riconosciuta la figura del padre come una persona vittima della storia e per questo da non dimenticare. Ricorda Claudia  “Mio padre era un uomo semplice amava invitare a casa tanti giovani per discutere con loro e ragionare sulla vita e sul presente poi,  andava in cucina dove aveva appeso un cartello che diceva,- sono un anarchico- e preparava per tutti un risotto.””In tutti  questi anni è’ stato la loro spina nel fianco, hanno scavato nella sua vita ma nulla aveva da nascondere, perché mio padre era figlio del popolo e così semplicemente voleva vivere e per questi valori  è morto”. Addio anarchico Pinelli non ti dimenticheremo.

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