‘Il naufrago’, romanzo di Gioacchino Bambù

1002309_1377031449187873_745345130_ndi Paolo Rausa
E come quei che con lena affannata, /uscito fuor del pelago a la riva,/si volge a l’acqua perigliosa e guata,/così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,/si volse a retro a rimirar lo passo/che non lasciò già mai persona viva. [Inferno I, 19-27] Lo stato d’animo del naufrago è reso in questo passo da Dante così realistico da renderci partecipi delle angosce e delle paure (il cuore si spaura) che si provano nel corso dell’esistenza, vera o immaginata che sia la condizione. Qui importa provare non l’ebbrezza del volo, ma la condizione della sommersione. Gli affanni di una vita precipitano il nostro autore e poeta, Gioacchino Bambù, giù dai ponti della meravigliosa nave da crociera, la Esmeralda, dalle sue sale da ballo, dalle condizioni di turista innamorato della bellezza del mondo e delle conturbanti movenze della ballerina Alexia prima e degli occhi neri di Hana poi, che preludono a una intensa storia d’amore se solo fossero quelli a reggere i rapporti fra gli innamorati. Già l’amore… Perché questo scritto di Gioacchino Bambù si può difficilmente incasellare nel genere romanzo, è di più, è riflessione sulla vita trascorsa, sull’amore desiderato e contrastato, sulla spiritualità che non vuol dire solo religione, cristiana o islamica, quando il naufrago tocca le coste dell’Egitto e sente parlare in arabo e pregare Allah misericordioso, ma spiritualità che comprende il nostro rapporto con il genio recondito dei luoghi, la natura e il mare, profondo, misterioso, avviluppante, ultima risorsa di una vita che non ha incontrato finora  la carezza gentile e affettuosa di una mano femminile come compagna. E’ amicizia nella pesca, nel viaggio in crociera, nell’idea che comunque non saremo mai soli quando possiamo contare sulle braccia e sulle spalle di chi ci vuole bene. E’ l’idea di ospitalità, che come credevano gli antichi greci è sacra ed è sottoposta alla protezione di Zeus, l’ospite come il supplice. E’ consapevolezza civile quando l’autore si sofferma ad analizzare le mille pieghe entro cui si incarta la nostra classe politica, incapace di comprendere i problemi dei cittadini e quindi di fare le scelte necessarie. Il racconto si dipana con queste riflessioni, quando il lettore è quasi chiamato a partecipare di un dialogo immaginario con l’autore come se tutti fossimo sulla stessa barca o sulla nave da crociera Esmeralda, sicuri di tutto, ma esposti ai fenomeni naturali, le tempeste, i terremoti, le condizioni di difficoltà che incontriamo, dalle quale usciamo, possiamo uscire, grazie ad un amore, l’idea, il desiderio di un amore, il rapporto fraterno che lega l’umanità al di là del ceto sociale, della razza, della religione, del colore della pelle. E’ questo il grande messaggio di Giocchino Bambù: mai domi per quanto a volte abbattuti,  ma sempre speranzosi perché la vita riserva piacevoli sorprese, specie quando non ce l’aspettiamo. Gioacchino Bambù, Il naufrago, Edizioni del Grifo, dicembre 2008, € 14,00.

Poggiardo, 13/12/2013

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