Carmelo, l’ergastolano che aspetta Papa Francesco di Agnese Moro

disegnodiAgneseLa Stampa, 18 novembre 2013
Questa settimana vorrei condividere con voi, purtroppo sintetizzandola, una lettera che Carmelo Musumeci, ergastolano senza speranza di uscire, scrive dal carcere di Padova a Papa Francesco. Almeno per non dimenticare che anche i colpevoli sono sempre e ancora donne e uomini, come noi. «Papa Francesco, scusa, sono di nuovi io. (…) Se scrivo di nuovo è per raccontarti un episodio della mia infanzia. Papa Francesco, una volta in collegio un prete mi raccontò la storia di un bambino che parlava con Gesù. Si chiamava Marcellino. Era un trovatello. Ei frati si erano presi cura di lui. Un giorno Marcellino aveva trovato nel solaio del convento un grande crocefisso con un Gesù inchiodato. Lui iniziò a parlargli. E Gesù a rispondergli. (…) La storia finiva bene. Bene per modo di dire, a seconda dei punti di vista: Marcellino si era gravemente ammalato. Ed era morto. E Gesù se l’era portato in cielo. Papa Francesco, anch’io volevo che la mia storia finisse bene. E dopo un paio di giorni che avevo sentito questo racconto ero andato in chiesa di nascosto per parlare con Gesù. Lui stava inchiodato in un grosso crocefisso di legno con la testa inclinata da un lato. Gli parlai guardandolo negli occhi. Gli domandai cosa dovevo fare nella vita. Se c’era differenza fra morire e vivere. E poi piansi davanti a lui per essere nato diverso dagli altri bambini. Piansi per i sogni che avevo diversi dagli altri bambini. Piansi per essere nato grande. Piansi per essere nato senza amore intorno a me. Piansi perché immaginavo che un giorno sarei diventato quello che non avrei voluto. Piansi per la vita che non avrei mai avuto. Piansi perché non riuscivo a smettere di piangere. Papa Francesco, quel giorno chiesi a Dio se faceva morire anche a me. E se mi portava in cielo con lui, come aveva fatto con Marcellino. (…) Papa Francesco, devi sapere che Gesù non mi rispose mai. (…) Papa Francesco, ti ho raccontato questo episodio della mia infanzia perché nella mia prima lettera ti avevo scritto che gli uomini ombra del carcere di Padova ti aspettavano, io per primo. (…) Io lo sapevo che non saresti potuto venire, non so se neppure Papa Francesco potrebbe osare tanto da andare a trovare gli ultimi dannati della terra, ma il bambino dell’episodio che ti ho raccontato, che è ancora dentro di me, crede ancora ai miracoli». Anche io ci credo Carmelo, e sono certa che verrà.

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