L’abbraccio di Caino e Abele dentro l’Assassino dei Sogni

caino e abelePer gli uomini ombra il giorno comincia e finisce quando apri gli occhi (“L’Urlo di un uomo ombra” (2013) di Carmelo Musumeci Edizioni Smasher.
Questa settimana ho fatto un colloquio particolare. Ho incontrato Mario Arpaia, Presidente di “Memoria Condivisa”.
Aspettavo questo incontro come quando si attende la libertà.
Mario è partito dalla Puglia per incontrare un avanzo di galera, un cattivo e, per la legge, colpevole per sempre come me.
I nostri sorrisi si sono incontrati ancora prima dei nostri occhi.
Poi ci siamo guardati l’un l’altro.
I nostri occhi si sono subito capiti senza parlarsi.
E hanno fatto immediatamente un patto di alleanza perché ci siamo accorti che entrambi sappiamo leggere negli sguardi.
Io ho visto la sofferenza di Abele.
E lui ha visto quella di Caino.
Poi ci siamo abbracciati.
E ci siamo commossi.
Lui con le sue lacrime da buono.
Ed io con le mie da cattivo.
Poi ci siamo parlati come due fratelli sconosciuti che non si vedevano da tanto, forse da troppo, tempo.

– Mario, un uomo ombra non può fare altro che aggrapparsi ai ricordi per attenuare la sua sofferenza. E anche se i bei ricordi non fanno scomparire il dolore, a volte lo rendono più sopportabile. Non ti nascondo che è un po’ di tempo che trascorro notti difficili. Agitate da ricordi e pensieri. E non riesco più a separare gli uni dagli altri. Ti confido che dopo ventitré anni di carcere non riesco più a sognare la libertà, neppure quando dormo. D’altronde questi sono gli ultimi anni della mia vita e non ho più nessuna speranza cui aggrapparmi,  perché è difficile, per non dire impossibile, che riuscirò a uscire vivo dal carcere.  Se la vittima del mio reato chiedendo apparentamene giustizia vuole invece esclusivamente la mia sofferenza, in un certo modo mi assolve dei miei reati. Nella mia mente non ho neppure più spazio per l’odio e il rancore contro i buoni che mi tengono ancora dentro senza che sia più necessario.

– Carmelo, non sono d’accordo con l’ergastolo ostativo. E sono d’accordo con te che è maledettamente sbagliato il ricatto della delazione in cambio di benefici: scambiare qualcosa o qualcuno per tornare in libertà. Piuttosto bisognerebbe uscire da carcere perché uno lo merita e non perché usa la giustizia per poterlo fare. Coraggio. Non ti arrendere. E non perdere mai la speranza.

Poi l’incontro è finito.
E ci siamo guardati ancora una volta con gli occhi lucidi dentro l’anima.
Dopo lui è andato verso la libertà, portando un po’ della mia morte,  ed io sono rientrato nella mia tomba, portando un po’ della sua vita.

Carmelo Musumeci

Padova, ottobre 2013

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