La meta e’ nel passo

Rumizdi Ornella Bongiorni
“La meta è nel passo, il tuo passo,  perché ognuno ha il suo. Il viaggio non è la meta che vuoi raggiungere ma il cammino è il racconto del tuo viaggio… oggi vi racconto il mio, Piemonte è….” così inizia lo spettacolo  di Paolo Rumiz il 29 settembre di una domenica piovosa al Teatro Carignano di Torino al  Festival della Spiritualità.
Accompagnato dalla bellissima voce di Ornella Serafini, dalle musiche di Cristina Verità, Daniele Furlan, e Alfredo Lacosegliaz , riesce a renderci protagonisti dei suoi vissuti, scritti, viaggi, amori, pensieri, poesie che ci appagano  soltanto a sentirli.

“Η Σελήνη δεν έχει δικό του φως, αλλά λαμβάνει από τον ήλιο , la luna non possiede luce propria ma la riceve dal sole” questo lo sapevano già gli antichi greci,  camminare recitando passi di Dante dell’Iliade  in endecasillabi…il passo è questo, il ritmo di un endecasillabi  i medici dovrebbero prescrivere non solo tranquillanti ma passi poetici in endecasillabi ogni sera”.  Paolo  Rumiz è maestro per un giorno, ci racconta il suo vivere il suo vissuto come il cammino ci può salvare da questo mondo  fatto di merci e di ipocrisia.

Essere noi stessi attraverso il cammino, ascoltare i suoni che ci arrivano dai luoghi che attraversiamo, emozionarsi dal racconto di una storia come quella di un violino  che ricerca affannosamente la sua origine e vaga alla ricerca dell’albero che lo ha generato e lo trova.  Sono le fronde dell’albero  stordite dal vento che imprimeranno nel legno  quello che diventerà il suono del  violino,  le sue armonie.  Il cammino non è solo tamburellare con  passo veloce sul suolo della madre terra ma anche ascoltare i suoni, di una natura millenaria.

Ma noi siamo anche  figli della nostra storia come quella di Annibale.  Rumiz racconta che con un gruppo di amici sono andati alla ricerca del mito, il mito di Annibale. Lo  troveranno  in una trattoria ai piedi della valle con il simbolo di un elefante e un gruppo di alpini che si  emozioneranno  quando dopo una sua lettura scopriranno che millenni prima altri come loro avevano sfidato quel passo di montagna.

L’uomo,  una  donna,  un amore inaspettato ma intenso,  che genererà melanconia  non malinconia nelle  persone che lo hanno vissuto e visto morire.  Rumiz è emozionato,  apre il suo scrigno personale  la sua mappa il suo cuore nel racconto della cotogna di Istanbul e ci rende partecipi di un amore intenso e mai dimenticato.

Ma abitiamo il mediterraneo ed ecco allora raccontarci la storia di un’amica che a Istanbul sente cantare in un locale una canzone da persone che provengono da culture diverse: cristiane,  mussulmane, ebree , curde, armene e tutte rivendicano la paternità della canzone.  Alla fine dopo ricerche accurate  scopre  che tutte le parole partono da un ceppo solo  ma che si sono adattate nelle diverse realtà culturali e nei diversi  confini del nostro mediterraneo. Siamo uguali,  restiamo umani. Grazie Paolo Rumiz.

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