“Gli occhi delle vittime, Dialoghi sulla libertà” dibattito al Carroponte alla Festa Democratica Metropolitana

Spazio Coop, Festa Democratica Metropolitana, Carroponte, 3 settembre 2013di Paolo Rausa
“Voglio sapere come è morto: questo è il più drammatico quesito!” – introduce il dibattito di martedì 3 settembre al Carroponte Valentina Calderone – che con Luigi Manconi ha curato la pubblicazione del libro ‘Quando hanno aperto la cella’ pubblicato nel 2011 da ilSaggiatore – , mettendo in evidenza il ruolo particolare delle donne madri-sorelle-figlie-mogli delle vittime di violenze nelle carceri o nelle caserme, ‘ristrette’ dalle forze dell’ordine e ridotte a corpi sanguinolenti e tumefatti. La forza delle donne nel denunciare i misfatti perpetrati in strutture dello stato le rende ‘soggetti pubblici e attori politici’. “Ci sono storie che nessuno conosce, tragedie che finiscono in silenzio, le persone dimenticano in fretta… storie di vita, di tremendi soprusi, di morte. Occorre dare nome e cognome dei responsabili e rendere giustizia alle vittime dei soprusi delle forze dell’ordine, delle carceri, dello stato. – incalza Ilaria Cucchi – Le vittime subiscono violenza due volte: Se la sono proprio cercata, si dice e semmai si arriva al  processo, il primo colpevole è la vittima stessa. Si attribuisce la colpa alla malasanità e comunque l’importante è evitare di mettere in discussione le responsabilità all’interno delle istituzioni. La verità è che manca il rispetto dei diritti umani fondamentali.” – Ilaria riassume in questo modo, visibilmente scossa, le vicende terribili del fratello Stefano, fermato il 15 ottobre 2009 dai carabinieri della stazione Appia per un controllo, mentre portava a spasso il cane. Perquisito, arrestato per il possesso di una ventina di grammi di hashish e pastiglie, ritenute di ectasy – poi rivelatesi farmaci per l’epilessia –  viene restituito morto giovedì 22 ottobre dopo aver subito lesioni, ecchimosi e tumefazioni del volto. “Un simile scempio non può rimanere impunito!” – esprime sgomento Lucia Uva alla vista del cadavere del fratello Pino, ‘un livido nella mano, blu sul fianco, il pannolone insanguinato, i testicoli ridotti ad un grumo di sangue…’. Dopo 5 anni le indagini non si sono ancora indirizzate verso la caserma dei carabinieri, luogo dove secondo la Procura  si sarebbe compiuto il misfatto.  “Il rischio è che non si trovino i colpevoli e questi comportamenti violenti passino nel dimenticatoio!” – avverte il senatore Luigi Manconi, che aggiunge un aspetto importante: “La sicurezza della vita umana deve essere tanto più garantita quando gli apparati dello Stato la custodiscono”. Sul diritto alla dignità insiste Moni Ovadia che ripercorre le tappe del calvario subite nel manicomio criminale di Vallo della Lucania da Franco Mastrogiovanni, legato al letto di contenzione ai polsi con le viti per 87 lunghissime ore senza alimentazione, se non delle flebo, tra atroci tormenti, lasciato in quelle condizioni anche da morto per 5 ore: nessuno se ne era accorto. Domenica Ferrulli rievoca il trattamento violento riservato al padre Michele, una sera in una via di Milano, da quattro agenti interventi su una segnalazione perché ascoltava lo stereo ad alto volume. Lo prendono, lo ammanettano come un volgare delinquente e lo mettono faccia in giù per terra, lo strattonato e lo malmenano, provocandogli un arresto cardiaco. L’avv. difensore delle donne è Franco Alselmo. Richiama la recente sentenza Cucchi che riconosce le sevizie e i maltrattamenti subiti e la necessità, come ha fatto il Vaticano, di approvare una legge contro la tortura. Italia fanalino di coda anche nell’applicazione delle direttive UE sul diritto delle vittime.  Le conclusioni a Gherardo Colombo, giudice che ha messo via la toga e ha calcato le cattedre di centinaia di scuole per educare alla legalità. La conoscenza della Costituzione Italiana non è neppure al primo posto – dice – nei concorsi per magistrati. Da qui si capisce la necessità di insistere sulle garanzie dei diritti sanciti dalla prima legge della Repubblica, a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.

San Giuliano Milanese, 4/9/2013

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