NO TAP – Contributo al dibattito

TAP_Gas_Pipelinedi Pati Luceri
Lecce, 18 gosto 2013
Innanzitutto un doveroso riconoscimento ai compagni e compagne del Partito della Rifondazione Comunista che, per oggi, 18 agosto 2013, alle ore 20 e 30, a Zollino, hanno voluto organizzare un incontro-dibattito, sul problema della TAP. TAP che, per alcuni sta per  TRANS Adriatic Pipeline, per me invece, l’acronimo TAP va interpretato come TUBI ad ALTA PERICOLOSITÁ e spiegherò dopo il perché, cercando, nei limiti di questo mio succinto intervento, di essere chiaro e propositivo.
La Tap è svantaggiosa, inutile, pericolosa e foriera di corruzione.
La Tap è SVANTAGGIOSA.
Perché di fronte alle poche migliaia – affermano (?) di posti di lavoro, da diluire nei decenni futuri, produrrebbe, come contropartita, una dequalificazione del territorio, alla faccia del tanto sbandierato turismo da promuovere, accrescere, incentivare e che, invece rallenterebbe, provocando danni inestimabili agli abitanti, ai pescatori, ai lavoratori stagionali ed a tutti gli esercenti della zona!
Ma a chi pensano quando parlano di migliaia di posti di lavoro su un corridoio lungo 5 km e largo 50 metri? Forse alla polizia ed ai carabinieri che, come in Val Susa, difendono solo gli interessi del DIO-CAPITALE e non certamente quelli delle popolazioni che vi risiedono, alla faccia del rispetto dell’Ambiente e della DEMOCRAZIA?
Ed allora si aprano altri Bandi per l’arruolamento,  perché il nostro territorio sapremo difenderlo e la lotta contro la Tap sarà da un lato contro la Tav, il Muos, la 275, dall’altro ci vedrà TUTTI/E al nostro posto di lotta per la difesa del posto di lavoro con gli operai delle fabbriche in crisi, a partire dalla Filanto, nonché per la difesa ed il rilancio della nostra Agricoltura che hanno distrutto, quasi del tutto.
SIAMO STANCHI di piangerci addosso. SIAMO STANCHI di veder uno spiraglio alla disoccupazione solo indossando una divisa. NON SAPPIAMO CHE FARCENE!
LA Tap è INUTILE.
Ci avevano detto che serviva per destinare il gas, proveniente dall’Azerbaigian, al mercato italiano – (che sarà ampiamente diversificato con la realizzazione dei 3 rigassificatori previsti) – e in prospettiva al mercato tedesco e francese (oltre a quello greco e balcanico). Ma la ripartizione di 10 mmc di gas tra tutte queste nazioni di fatto vanifica le ambiziose velleità di rafforzare la sicurezza energetica attraverso la diversificazione.
La Tap, quindi, è INUTILE perché non serve né al Salento né all’Italia, rappresentando, in definitiva, per l’Italia, solo uno ”hub energetico mediterraneo”, l’hub principale – uno snodo per capirci meglio – per far arrivare il gas estratto dal Mar Caspio, dal sud verso tutta l’Europa.
Ed è altrettanto falsa la filosofia che sottende la costruzione del gasdotto Tap. Ci avevano detto che serviva per non dipendere più dalle importazioni del gas russo. A ben vedere, da quanto precisato nei righi precedenti, tale progetto non cambia di una virgola, la leadership russa nel settore.
La Tap PERICOLOSA.
Una petroliera, piattaforma petrolifera, un gasdotto, possono saltare in aria per cause intrinseche, attentati, conflitti interni ed esterni, smottamenti sismici (e la zona curdo caucasica attraversata dl gasdotto ne sa qualcosa).
Ci siamo forse dimenticati dell’affondamento, davanti ad Arenzano, della petroliera Haven, una carretta del mare che, nell’aprile 1991, provocò la morte di 5 uomini dell’equipaggio e lo sversamento sui fondali del Mar Ligure di oltre 134 mila tonnellate di petrolio. Petrolio che ha poi continuato a danneggiare l’ecosistema marino per almeno altri 10 anni.
Forse è falso che, il 10 aprile 2009, l’esplosione di un gasdotto, in Turkmenistan, ha causato l’interruzione delle forniture di gas e provocato un incidente diplomatico tra il governo di Ashgabat e la Russia, avendo una nota ufficiale turkmena accusato una filiale del colosso energetico russo Gazprom di essere responsabile dell’esplosione?
Pensavano, forse, i vari manager della Tap, che non ci ricordassimo di quando, negli USA, nel 2010, la rottura dell’oleodotto della Enbridge, nei sobborghi di Chicago, ha causato addirittura un momentaneo aumento del prezzo del barile; di quando un altro oleodotto, a giugno, ha riversato tonnellate di greggio in un fiume dello Utah e che, sempre a giugno, un gasdotto è esploso in Oklahoma; di quando, hanno dovuto chiudere un terzo oleodotto, a causa delle perdite, addirittura alle porte di New York; di quando, in luglio, un gasdotto è esploso in Texas e di quando, in agosto, un oleodotto della BP è stato chiuso per una perdita nello Stato dell’Indiana?
Forse pensano che ci siamo dimenticati che il disastro di un oleodotto, avvenuto il 16 luglio 2010, in CINA, è stato il peggiore nella storia del Paese? E che una macchia di petrolio di 50 chilometri quadrati si è prodotta dopo l’esplosione di due gasdotti nel porto di Dalian, sulla costa nordorientale del Paese? E che dopo le esplosioni, migliaia di pompieri hanno dovuto lavorare per 15 ore, per spegnere l’incendio che si era sviluppato? E che secondo Rick Steiner, un ex-specialista della tutela marina dell’University of Alaska, che aveva visitato la zona di Dalian in qualità di consulente per l’organizzazione Greenpeace China, da 60 mila a 90 mila tonnellate di greggio si sono riversate nel Mar Giallo.
Né abbiamo dimenticato Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon: uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. 11 morti e gravissime conseguenze ambientali per le coste della Louisiana. La Deepwater Horizon era un piattaforma semisommergibile di perforazione di proprietà della Transocean, una società di servizi per il mondo petrolifero, sotto contratto con la compagnia inglese BP (British Petroleum). BP che ha dovuto risarcire le vittime per complessivi 20 miliardi di dollari, ma i reali danni del disastro ambientale sono tutti da valutare e la certezza della pena ancora da stabilire.
Ricordiamo pure che:
il 7 luglio scorso, un’esplosione di natura ancora incerta ha colpito un gasdotto, che collega l’Egitto alla Giordania, nella penisola egiziana del Sinai, teatro di recenti attacchi terroristici; il 19 gennaio 2012, nel borgo di Barbaresco, nel comune di Tresana, in provincia di Massa Carrara, quando da una condotta di metano saldata male, a causa della fuoriuscita del gas, si sono potute registrare immagini infernali tra un cratere largo 25 metri e profondo 10, fiamme alte decine e decine di metri, cui seguiva una colonna di fumo visibile su tutta la Lunigiana; il 20 luglio 2013 è esploso un altro metanodotto della Snam. E’ successo a Sciara, in provincia di Palermo.
Una domanda : i metanodotti sono proprio sicuri, come va ripetendo da anni la Snam? E se sono sicuri, perché saltano in aria da soli, come è avvenuto a Tarsia, in Calabria, nel febbraio 2010, in seguito ad uno smottamento del terreno?
E forse che in Nigeria, i fuochi sprigionati dal gas e dal petrolio che brucia dalle condutture obsolete non ha avvelenato il delta del Niger? Infatti, durante l’estrazione e il trasporto del petrolio ogni anno viene bruciato l’equivalente di 2 miliardi e mezzo di dollari di gas ed il fumo, che proviene dal gas flaring, contiene grandi quantità di sostanze pericolose per l’ambiente e per la salute: anidride carbonica, ossidi di zolfo e di azoto, tuolene, xilene e benzene. Gli effetti sulla salute vanno dalle malattie cardiorespiratorie alla silicosi, dall’avvelenamento del sangue al cancro.
E per dire BASTA penso che BASTI, e pur tuttavia l’elenco continua… BASTA con la devastazione ambientale, Basta con le megainfrastrutture che fanno gola solo ai pescecani e corrotti vari.
Si impieghi il danaro pubblico per costruire case popolari e non soltanto per ristrutturare chiese, ca poi lu troppu ttruppa disse Papa Caiazzu – ed era un prete che lo diceva; – lo si impieghi per offrire opportunità di lavoro per i giovani, per ristrutturare le scuole cadenti, per dotarle di una palestra, – penso alla mia scuola, il Liceo scientifico “Stampacchia” di Tricase -; lo si impieghi per essere più vicini agli anziani, ai disabili, ai migranti; lo si impieghi per aprire altri ospedali e non per chiuderli e poi farli andare “onza onza” in degrado come l’ex “Vito Fazzi” di Lecce. VERGOGNA POLITICI e POLITICANTI da quattro soldi!!!
Ma attenzione che la natura è colma delle vs. nefandezze. E di tanti giudici, in provincia di Lecce, possibile che non una voce si levi, come il tarantino Tudisco, a difesa degli strati meno ricchi e potenti?
Ormai è tempo che in Italia, non devono più continuare a decidere le oligarchie, ma si deve tener conto della volontà popolare e delle Istituzioni liberamente elette dai cittadini – fin quando la rappresentano, è ovvio – e la TAP e la Snam, pertanto, non devono fare altro che prendere atto della volontà unanime delle Istituzioni di Melendugno e di Vernole e mettere da parte il loro devastante e pericoloso progetto. E non bisogna accettare di sedersi ad un tavolo per concordare su una soluzione alternativa sia per le incertezze del progetto sia per la corruzione che ne potrebbe scaturirebbe. E chiarisco il perché.
L’ INCERTEZZA! Non è forse di poche settimane fa la notizia che l’Axpo, (societa’ energetica europea con base in Svizzera), voglia ridurre, nei prossimi anni, dal 42,5% a meno del 10%, la sua partecipazione nel progetto TAP, così come ha dichiarato il suo direttore, Heinz Karrer, sì che possa largamente recuperare gli oltre 80 milioni di franchi investiti finora nel progetto? E che, proprio in questi giorni ha venduto il 25 % delle sue azioni, detenendo così solo il 20%?
La CORRUZIONE! Forse che il tribunale di Milano non ha condannato, l’11 luglio scorso, la Saipem, azienda che, poi, dovrebbe far transitare il gas in Italia, a una sanzione da 600.000 euro e a una confisca da 24,5 milioni di euro nel processo per “presunte tangenti” in Nigeria, in cui la società del gruppo Eni era imputata per corruzione internazionale. La somma di 24,5 milioni era già stata messa a disposizione della procura milanese nel 2011 da Snam progetti, al centro del processo e incorporata nel 2006 da Saipem.
E forse che la Guardia di Finanza non aveva intercettato una (?) telefonata fra il Sig. Roberto De Santis, originario di Martano ed il Sig. Giampaolo Tarantini, quel tale che forniva le escort a Berlusconi e non solo, affinché  si facesse intermediario presso il Cavaliere più inquisito d’Italia, per un suo intervento sul Ministro Scaiola, a proposito del progetto Gasdotto?
Ma, scusate, mi si consenta- le inchieste, a tal riguardo, nelle procure di Bari e di Pescara che fine hanno fatto?
Gli abitanti di Taranto vecchia, nel corso di una manifestazione contro l’ILVA, aprivano il corteo con uno striscione su cui era stato scritto: “GRAZIE TUDISCO”. Penso che il Giudice Tudisco non abbia fatto niente altro che il suo dovere, visto che SIAMO noi cittadini che lo paghiamo. Ma se ha solo e soltanto applicato la Legge, perché i suoi colleghi che l’hanno preceduto, non l’hanno fatto prima di lui? Ci saremmo risparmiati meno fumi, veleni ma, soprattutto, tanti tumori in meno. A ognuno la sua risposta, io ho la mia e la tengo per me.
Tanto, per la maggior parte dei potenti di turno, al massimo si andrà in prescrizione, percé ci rrubba picca vae ngalera, ci rubba mutu face carriera.
Ancora qualche osservazione!
Dobbiamo lottare compatti ma come lo si vedrà strada facendo. Nessuno di noi metta il bastone fra le ruote a chi vuol fare ed è in buona fede. Se invece sappiamo di intrallazzi, denunciamoli subito e senza tergiversare. Molti, ancora, e parlo dei compagni e compagne non sanno qual è il vero significato della Tap e del suo impatto strategico e militare nella zona del Caspio e dei territori da esso attraversati, spieghiamolo, coordiniamoci. Io stesso, è solo da poco tempo che mi sono avvicinato alla questione e – credetemi- mi interessa. Non si abbia paura del confronto e ognuno s’impegni e dia quello che ritiene più efficace, senza essere settari e supponenti. Non ci sono nemici fra chi lotta ed è in buona fede. I nemici sono quelli che calpestano la volontà popolare, i corruttori ed i corrotti, le multinazionali e le istituzioni che ancora non prendono posizione al riguardo.
A proposito come mai solo il consigliere provinciale Mauro Pendinelli ha chiesto un consiglio monotematico sulla Tap?  Il capogruppo di “Patto per il Salento”, ritiene, infatti,  grave che la Provincia non abbia mai voluto entrare nel merito della questione Tap. “A prescindere da quelle che sono le specifiche competenze ed attribuzioni – dice il consigliere -, l’Ente provinciale deve essere elemento centrale nel dare voce e sostenere il territorio e deve, quindi, attivare tutti i suoi organi per verificare ogni elemento e dare tutto il suo sostegno alla difesa degli interessi del territorio”. E se lo dice LUI che è grave, visto che lo dice ai suoi colleghi che ben conosce, c’è forse da credergli da parte di chi ne avesse ancora bisogno. Ma sarebbe soprattutto il caso di chiedere – organizzare incontri pubblici a più voci e di farci sentire in ogni occasione! Così come sarebbe il caso di andare sotto tutte le sedi istituzionali a chiedere conto del loro operato mancato, compiacente o interessato.
A pugno chiuso
Per la Giustizia sociale, senza sfruttati né sfruttatori
L’unica battaglia persa è quella che non si combatte.

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